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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

Nello zoo di Tripoli 600 animali presi in ostaggio dalla guerra - Era uno dei luoghi più amati e pieni di vita della città

Nello zoo di Tripoli 600 animali presi in ostaggio dalla guerra - Era uno dei luoghi più amati e pieni di vita della città. Oggi è un cumulo di polvere che si allarga in 110 ettari arsi dal sole, nel quale seicento magnifiche creature so­no costrette a languire. La guerra per destituire Gheddafi sta piegan­do e pietrificando anche loro: gli animali dello zoo di Tripoli. Per questo è scattata ora una mobilita­zione in tutto il mondo, Italia com­presa, dove le associazioni anima­­liste Enpa, Lav e Lipu hanno chie­sto al governo di farsi promotore di una richiesta di intervento pres­so la Nato e le Nazioni Unite. Lo spettacolo è di giorno in gior­no più straziante. Il corpo morto di una gazzella riposa accanto a un contenitore di cibo vuoto. Ed è colma d’acqua sporca una fossa, nella quale tre ippopotami fanno ciondolare le teste per abbeverar­si. In città non c’è acqua per le per­sone, figuriamoci per loro: il per­sonale non può pulire le gabbie più di una volta a settimana. E c’è un leone che, se qualcuno si avvici­na alle sbarre che lo separano dal mondo, s’inferocisce ritraendosi in un balzo violento, arrabbiato: terrorizzato. Doveva essere insen­sibile agli sguardi della gente, una volta: oggi li soffre anche in lonta­nanza. Sono solo due, finora, gli esem­plari uccisi dalla guerra, ma lo sce­nario pare quello di una piccola apocalisse. Lo zoo si trova nel quartiere di Abu Salim, ex rocca­forte di Gheddafi. È qui che circa dieci giorni fa i ribelli si sono fatti strada alla ricerca del raìs, semi­nando sangue umano nel sole bru­ciante di fine estate, e facendo te­stimone inconsapevole della stra­ge anche lei: la fauna selvatica. Un tempo riserva offerta alla curiosi­tà e al divertimen­to dei cittadini, ma già in cattività, e oggi vittima di una violenza a cui certo era imprepa­rata. Gli involucri dei proiettili sono sparsi lungo l’inte­ra superficie dello zoo; un lembo di terra sul quale l’er­ba è diventata ne­ra, a un passo dal­la gabbia delle scimmie, mostra lo schianto di un lanciarazzi. Lo spazio delle tarta­rughe è andato di­strutto dagli spa­ri, e adesso al suo posto è una mon­tagnola di rifiuti. Non c’è cibo e non c’è acqua, di­cono i gestori. Ibrahim Basha, capo dello zoo e custode per 24 an­ni, le conosce be­ne le creature d’ogni specie che lo abitano: dalle più piccole e di­m­esse alle più agi­li e insofferenti al­le regole. «Gli ani­mali erano molto nervosi fin dal principio dei com­battimenti » ha detto Basha, «per­ché il suono degli spari era fortissi­mo ». E se oggi la vita degli animali sta marcendo, quel che è certo è che non è mai stata facile. Il diret­tore dello zoo, Abdel-Fattah Hu­sni, assicura che anche solo nutrir­li regolarmente, nella Tripoli di Gheddafi, era complicato, poiché la sua attività era in balia della cor­ruzione e del caos amministrati­vo. «Il governo non ha avuto a cuo­re le vite umane» ha commentato Husni «quindi come avrebbe po­tuto comportarsi nei confronti de­gli animali?». Lo zoo ha contratto un debito di 1.5 milioni di dollari verso i fornitori di cibo. Ma Saadi Gheddafi, uno dei figli del raìs, è stato il proprietario di 19 leoni. Dicono che, quando erano ancora cuccioli,Saadi amasse gio­c­are con loro all’interno delle gab­bie. E dieci giorni fa, coi ribelli in guerra alle porte dello zoo, Saadi si è recato a trovare il suo Hilal, un leone di appena un anno che vive coi genitori e le sorelle. Tutti imbri­gliati in un perimetro d’acciaio e costretti a perdere le loro vocazio­ni. Saccheggiati infine nella loro dorata cattività. Abdel-Fattah Hu­sni però non ha dubbi: «Sono loro la mia famiglia».