Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

Hannover, la città dei portieri depressi - Hannover non è una città particolarmente triste, ma evidentemente non si addice ai portieri di calcio

Hannover, la città dei portieri depressi - Hannover non è una città particolarmente triste, ma evidentemente non si addice ai portieri di calcio. Due anni dopo il tragico caso di Robert Enke, il numero 1 dell’Hannover 96 e della nazionale tedesca che si suicidò gettandosi sotto un treno, ora a finire in depressione è Markus Miller, secondo portiere della squadra della Bundesliga. Scene che si ripetono, in Bassa Sassonia. «Ho deciso di comunicare al mio team, ai tifosi e ai media la mia malattia», ha scritto lo stesso Miller sul sito internet della società. «Mi curerò in ospedale». Un’uscita tempestiva, per evitare guai peggiori e ripararsi dalla luce seducente e malvagia del sole nero, come viene chiamata la depressione. Enke scivolò lentamente nell’abisso. Sei anni di malattia e di inutili sedute psichiatriche su cui la morte della figlia Lara di due anni nel 2006 si era inchiodata come una condanna. Il 22 novembre del 2009 Enke, che allora aveva 32 anni, decise di farla finita. Scrisse una lettera in cui si scusava del gesto con la moglie e con il suo medico curante, parcheggiò la sua macchina vicino ad un passaggio a livello e si tuffò per l’ultima volta, mollando la presa sulla vita. Per il calcio tedesco fu uno shock. La nazionale annullò una amichevole in Cile, ai funerali, celebrati allo stadio di Hannover, accorsero in migliaia, la nazione intera si commosse. Gli U2 gli dedicarono una canzone, Moment of Surrender. «Ho giocato con il fuoco/fino a quando il fuoco ha giocato con me», dicono le parole del testo, e ora davanti al nuovo caso di Miller qualcuno ha iniziato a chiedersi se non sia proprio il gioco del portiere, questa avventura solitaria infilata dentro una festa collettiva, a concimare pensieri cupi. Anche la Bundesliga, come la Premier League, la serie A o La Liga sono campionati stressanti, esigenti, il ruolo dell’ultimo difensore è quello che si presta più a critiche feroci. Un secondo di distrazione, una «papera» rischia di costarti una stagione se sei titolare. Da riserva, rischi di non giocare mai, o poco; di restare perennemente in un deserto dei tartari agonistico, in un limbo grigio, senza una identità riconosciuta, in attesa di una chance che non arriva, e che se arriva spesso genera angoscia. Anche Gigi Buffon, il più famoso portiere al mondo ha sofferto di depressione, di quel demone opaco che ti si attacca all’esistenza senza un’apparente spiegazione, e ha avuto la forza di raccontarlo in un libro. Non è un caso se Peter Handke, grande scrittore di lingua tedesca, usò proprio la metafora della solitudine del numero 1 per raccontare il male di vivere in un famoso racconto («La paura del portiere prima del calcio di rigore»), poi trasformato in film da Wim Wenders. Miller, passato l’anno scorso dal Karlsruhe all’Hannover, come Enke era da tempo seguito da uno psichiatra, ma quando ha visto che la cura falliva l’obiettivo ha avuto forse la forza di interrompere la pellicola un fotogramma prima dell’inquadratura fatale. «Quella di Markus è stata una grande manifestazione di coraggio», ha dichiarato il presidente del club, Martin Kind, «gliene siamo riconoscenti». In attesa che qualcuno ci spieghi, sempre che una spiegazione esista, perché proprio ad Hannover - la città di Hendel, di Hannah Arendt, dove è nato Vinicio Capossela - i portieri diventano più fragili e si smarriscono in mezzo ai pali, va registrato un altro atto di coraggio. Quello della moglie di Enke, Teresa, che nonostante l’orrenda vicenda vissuta due anni fa si è offerta di aiutare Miller nel suo percorso verso la ricerca della salute. Per non lasciarlo solo, preso in contropiede da un attaccante che non fa rumore.