LUIGI GRASSIA, La Stampa 7/9/2011, 7 settembre 2011
Un gambero lungo un metro era il top killer del Cambriano - A che cosa rassomigliasse dipende dall’occhio di chi lo guarda: c’è chi ci vede una specie di calamaro, o un gamberone, o un astice mostruoso: ma a prescindere dai paragoni, sappiamo di sicuro che lo stravagante «anomalocaride» del Cambriano e dell’Ordoviciano, vissuto fra i 530 e i 470 milioni di anni fa, era il terrore dei mari di quel periodo remoto: col suo metro abbondante di lunghezza figurava come l’animale più grande in assoluto, e a farne anche il top killer dell’epoca provvedeva un doppio e micidiale apparato dentale: una grande corona circolare di zanne e (in più) due lunghe appendici boccali spinose (non zampe) per afferrare e triturare le prede
Un gambero lungo un metro era il top killer del Cambriano - A che cosa rassomigliasse dipende dall’occhio di chi lo guarda: c’è chi ci vede una specie di calamaro, o un gamberone, o un astice mostruoso: ma a prescindere dai paragoni, sappiamo di sicuro che lo stravagante «anomalocaride» del Cambriano e dell’Ordoviciano, vissuto fra i 530 e i 470 milioni di anni fa, era il terrore dei mari di quel periodo remoto: col suo metro abbondante di lunghezza figurava come l’animale più grande in assoluto, e a farne anche il top killer dell’epoca provvedeva un doppio e micidiale apparato dentale: una grande corona circolare di zanne e (in più) due lunghe appendici boccali spinose (non zampe) per afferrare e triturare le prede. Un esemplare «king size» è riemerso da uno strato roccioso del Marocco ed è stato presentato al mondo dai paleontologi Peter Van Roy (di Yale) e Derek Briggs (università di Ghent, Belgio): è il doppio dell’esemplare più grosso finora conosciuto, inoltre il suo ritrovamento, accostato ai precedenti, dimostra che la specie è sopravvissuta non per 25 milioni di anni (come si credeva, e sarebbe già tanto), ma per la bellezza di 60 milioni di anni. Un combattente di lunga durata, ancorché bruttino. Peter Van Roy lo definisce «un predatore di straordinario e persistente successo ai vertici della catena alimentare». Dal punto di vista etimologico, anomalocaride significa «strano gambero», ma questo nome non è una scelta ponderata da parte dei paleontologi, è frutto di un errore: gli è stato affibiato perché, nel corso degli anni, di questa strana bestia sono stati trovati (dapprima) alcuni pezzi fossili sparsi, e in particolare le appendici boccali spinose di cui sopra, che a vederle così sembravano degli animali interi, dei crostacei simili (appunto) ai gamberi. La natura ha voluto che queste appendici dure si conservassero meglio del resto del corpo, e così è nato l’equivoco sullo «strano gambero», che ha dato nome alla specie prima che si sapesse com’era fatta l’intera struttura. Solo il ritrovamento di fossili interi ci ha poi permesso di chiarire le cose (più o meno, perché molto rimane misterioso). Comunque, l’assemblaggio corporeo resta singolare, e per questo l’anomalocaride e gli animali affini che sono stati rinvenuti non vengono classificati fra gli artropodi (cioè i crostacei, gli insetti, gli aracnidi eccetera), ma in un «phylum» costruito a parte. Residuale. Un club esclusivo di mostri. È quasi inevitabile che i messaggi dal Cambriano, in forma di reperti paleontologici, ci arrivino rari e discontinui, come nel caso delle escrescenze boccali dell’anomalocaride, per colpa del mezzo miliardo d’anni trascorso; un tale lasso di tempo corrode e sbriciola quasi tutto. Eppure ogni tanto, e quasi a capriccio, dal Cambriano o dall’Ordoviciano invece di un semplice messaggino zoologico flash, come ad esempio un residuo di zampetta o di guscio, ci arriva un’intera enciclopedia Treccani degli animali, in forma di calchi ben conservati di migliaia e migliaia di specie sconosciute. È questo che capitò, ad esempio, all’inizio del Novecento, con la scoperta dei famosi fossili di Burgess, in Canada, risalenti a 505 milioni di anni fa: migliaia e migliaia di fossili, in molti casi arrivati fino a noi interi, a svelarci un mondo sconosciuto e inimmaginabile. E adesso siamo di fronte a qualcosa di analogo: a Fezouata, nel Sud-Est del Marocco, una formazione rocciosa ha restituito le tracce di una fauna di 1500 specie diverse, incluso l’«anomalocaride» (praticamente intero) di cui sopra, con le ganasce spaventose che ne facevano un predatore senza eguali nella sua epoca. Un mostro per qualunque essere ne incrociasse la rotta. Che fosse un top killer è confermato dalle condizioni in cui sono state trovate le corazze, le conchiglie e i gusci di trilobiti e di molti altri animali marini a Burgess, a Fezouata e in altri siti paleontologici che hanno fornito materiale dal Cambriano e dall’Ordoviciano (fra cui il sito cinese di Maotianshan): parecchie parti dure di fossili dell’epoca presentano scalfitture o rotture compatibili con il micidiale apparato dentale dell’anomalocaride. Non era facile sfuggire a quel tritatutto. Oltre a raddoppiare le dimensioni massime dell’anomalocaride, da circa 50-60 centimetri di lunghezza a più di un metro, la scoperta dell’esemplare in Marocco raddoppia e più il periodo accertato di sopravvivenza di questo animale: si passa da 25 milioni di anni (compresi nel lasso fra i 530 e i 505 milioni di anni fa, che veniva stimato finora) a 60 milioni di anni, cioè quelli che intercorrono da 530 milioni di anni fino a 470 milioni di anni fa (che è la data corrispondente all’età geologica dello strato di rocce di Fezouata). In tutti questi milioni di anni ci si può perdere. Ma per fare un confronto e prendere le misure, si tenga presente che gli esseri pre-umani si sono differenziati dall’antenato comune con lo scimpanzè da appena 6 milioni di anni, e che l’«homo sapiens sapiens» (come ci siamo battezzati con modestia) esiste da soli 200 mila anni o poco più. E, per come vanno le cose, non siamo nemmeno sicuri che il «sapiens sapiens» (che in molti casi si comporta da «homo stupidus stupidus», come lo ha ribattezzato il politologo Giovanni Sartori) esisterà ancora fra cent’anni. Sull’anomalocaride restano dei misteri. Per esempio: ha lasciato discendenti? Sembra di no. Ma è stato difficile anche solo riassemblare i molti pezzi del suo strano corpo, prima di capire come andassero messi; e chissà che un domani non venga riconsiderata anche la sua collocazione nella storia evolutiva.