MATTIA FELTRI, La Stampa 7/9/2011, 7 settembre 2011
Curare l’Italia malata - Buongiorno, sono l’Italia. Da qualche tempo non sto bene. Ho frequenti cali di Borsa, quotidiane perdite di credibilità e una terribile carenza di liquidi
Curare l’Italia malata - Buongiorno, sono l’Italia. Da qualche tempo non sto bene. Ho frequenti cali di Borsa, quotidiane perdite di credibilità e una terribile carenza di liquidi. Il problema è che non si trova una cura e gli specialisti litigano fra loro e cambiano diagnosi e terapie ogni mattina. Per esempio, a luglio Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti mi hanno detto di portare l’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni nel settore privato. Mi organizzo subito, ho detto. Non c’è fretta, mi hanno risposto, si fa dal 2020. Ma io sto male ora. Le pare di stare male, mi hanno detto, ma di certo sta meglio della Grecia, si fidi. Per il momento bastava fermare il turn over nella pubblica amministrazione, tagliare qualche auto blu nelle Regioni e, nel 2012, reintrodurre il ticket al pronto soccorso, 10 euro per l’assistenza e 25 per i codici bianchi. Però non miglioravo. Anzi, sempre peggio. Ad agosto c’è stato bisogno di un nuovo consulto e lì i medici si sono resi conto della gravità della situazione e il professor Tremonti ha detto che l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne andava anticipato al 2016. C’è stato subito un problema con Umberto Bossi: le pensioni non si toccano, ha detto, se no il paziente peggiora. Mi hanno immediatamente somministrato un contributo di solidarietà sui redditi oltre i 90 mila euro e progressivamente oltre i 200 mila. Ma i medici liberali si sono scandalizzati: ma che? Siamo nell’Ottocento? E’ peggio che un palliativo, hanno detto, è una cura dannosa. Tanto è vero che il primario, Berlusconi, ha detto che gli sanguinava il cuore, e chi ci avrebbe pensato su un momento anche perché lui si era sempre vantato di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani. E insomma, non ci crederete ma proprio lui, pochi giorni dopo, ha detto: no, no, niente contributo. Piuttosto l’aumento dell’Iva, dice. Ma qui non è d’accordo Tremonti, lui ritiene che deprima la mia crescita e sia meglio un inasprimento della lotta all’evasione fiscale. Eh be’, dico io, mica ci voleva un luminare, sono anni che lo sostengo... Però si andava avanti col resto: abolizione delle Province. In effetti le Province non le digerisco. Ne aboliamo 35, dicono. Anzi no, 29. Forse 25. Se si accorpano, 20 o 18. Più i piccoli Comuni, quelli sotto i mille abitanti. I piccoli Comuni non ci stanno, protestano, diventano principati. Però se ne vanno 54 mila poltrone, dice il caposala Calderoli. Poi basta ponti. Il ponte sullo Stretto, dico io? No, i ponti festivi, 25 Aprile, Primo maggio eccetera. Il primo a rivoltarsi è San Gennaro: a lui il sangue non si scioglie quando dice Tremonti. Ok, adesso vediamo, dicono i dottori. Però, Tfr bloccato per due anni, aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, basta coi voli blu per i politici e così via. Ma non è finita. Il dottor Maurizio Lupi, uno seminuovo, ricontrolla le analisi e dice: ma no! Qui bisogna tassare i capitali scudati. Ma quelli li avevamo già tassati, dico io. Di più, di più, dice Lupi. E un sacco di infermieri dicono che Lupi ha ragione. Dunque, intanto che faccio? Prendo il contributo di solidarietà? Quante Province abolisco? E le pensioni? Guardi, mi dicono, faccia un salto in Senato a Ferragosto e vediamo. Ma tutto rimane in sospeso finché all’improvviso mi visitano di nuovo ad Arcore e cambia tutto. Niente contributo di solidarietà, dice contento il primario, resta solo per i politici e nel frattempo dimezziamo i parlamentari. Ah, e da quando? Ora si decide, e poi si aboliscono le Province. Quante? Tutte. Da subito? Ora si decide. Va bene, dico, ma intanto innalzo l’età pensionabile per le donne? Ma no, dice il primario, è sufficiente che lei elimini il riscatto degli anni per la laurea e per il servizio militare. Così su due piedi? Così su due piedi. E per la lotta all’evasione come procedo? E’ più incisiva la lotta all’elusione, controlli le società di comodo, dice il primario, e già che c’è non abolisca i Comuni sotto i mille abitanti, si limiti a ridurre i membri dei Consigli, accorpi le funzioni, vedrà che starà meglio. Ah, aggiunge, liberalizzi gli orari dei negozi, ovunque. E io mi metto in testa di cominciare da subito, perché intanto sto sempre peggio, ogni giorno che passa. Sennonché il primo settembre mi chiama il professor Tremonti e mi dice che, in aggiunta a quanto detto dal primario, è necessario che io incarceri i grandi evasori. E l’elusione? chiedo. Si occupi degli evasori, mi dice il professore, e ricordi di abolire le Province. Faccio subito. No, non subito, mi dice, proceda con un ddl costituzionale. Ma ci vorranno secoli, obietto. Intanto introduca una bella Robin Hood Tax, mi dice, e lasci perdere l’Iva. Ah, conclude, quella cosa sui riscatti per la pensione è una baggianata, la dimentichi. E’ difficile ricordare tutto e quando sto per riordinare le idee vengo riconvocata in studio dal primario. Senta, mi dice, i ponti li ha aboliti? Sì, dico. Bene, li reintroduca. E l’Iva? Non l’ho toccata, dico. La tocchi, la alzi di un punto percentuale, vedrà come si tranquillizzano i mercati. Sì ma il professor Tremonti... Il professor Tremonti ubbidisce a me, dice. Senta, dico, il contributo di solidarietà si era detto che non c’era più, giusto? Certo che c’è, mi dice, sopra i duecentomila prelevi, anzi prelevi tutto quello che le serve oltre i cinquecentomila. E i negozi, chiedo, liberalizzo? No, ma che, è matta? Al massimo nelle città d’arte, dice il primario. Dottore, dico, e con le pensioni delle donne ne riparliamo nel 2016? No, dice, nel 2014, si affretti. Ma i sindacati? E Bossi? Ma che cosa le importa dei sindacati?, dice il primario. E basta col dottor Bossi, quello lo convinco io, si fidi, mi dia retta... e non faccia così... mica è la Grecia, lei.