Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 7/9/2011, 7 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 7 SETTEMBRE 1999
Kadikoy oggi è una zona chic della Istanbul asiatica. Lontana dal brulicante quartiere di mercanti greco-turchi, in cui il 7 settembre 1909, era nato Elia Kazanjoglou, Elia Kazan per la storia del cinema. Sbarcato in America, Kazan si porterà dietro tutta l’inquietudine di chi appartiene a una minoranza, memorie e nostalgie dell’amata terra di Anatolia,evocata in molti film. Anni di integrazione dura, poi l’attrazione fatale del palcoscenico, l’ingresso nel Group Theatre di Lee Strasberg, l’adesione al partito comunista, l’inizio di un cinema “contro”. Da intellettuale tormentato, affronta autori complessi, Tennessee Williams e Arthur Miller, si rivolta contro una certa Hollywood, ma poi ne subisce il fascino. Inizia la stagione dei noir eleganti e torbidi come “Barriera invisibile” e “Un tram che si chiama desiderio”, affidati al carisma di Gregory Peck e al divismo ribelle di Brando. Un successo senza soste fino alla “grande macchia” del ’52, quando, durante la caccia alle streghe maccartista, diventa il grande delatore, il pavido che farà i nomi dei suoi compagni di militanza, rovinando vita e carriera di attori e amici. Per il cineasta dei 20 Oscar, un disonore che lo perseguiterà fino alla fine.