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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

L’EUROPA FA SCORTA DI TERRE RARE

Nessun ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio, per il momento. Ma l’Unione europea ha cominciato a prendere provvedimenti per non farsi cogliere alla sprovvista dalle politiche sempre più restrittive con cui la Cina governa il settore delle terre rare: metalli strategici sempre più importanti nell’industria hi-tech, di cui Pechino controlla attualmente il 97% della produzione mondiale e che esporta col contagocce.

«Stiamo costituendo delle scorte» ha dichiarato da Bruxelles Andrea Maresi, portavoce del commissario all’Industria Antonio Tajani. «Cerchiamo di migliorare gli approvvigionamenti e di ridurre la nostra dipendenza dalla Cina». Per diversificare le fonti, Bruxelles sta cercando in particolare di rafforzare i rapporti con fornitori russi, sudamericani e africani.

Il progetto di accumulazione di riserve strategiche, cui la Commissione europea aveva già più volte accennato come possibile misura a tutela delle nostre industrie, è tuttora in fase iniziale. Ma Molycorp Simet, il maggiore raffinatore di terre rare nel Vecchio continente, è già stata contattata, insieme ad altri soggetti del settore, per definire i dettagli operativi. L’ha rivelato alla Reuters il ceo David O’Brock, specificando di aver raccomandato che le scorte ammontassero ad almeno 3mila tonnellate di carbonati misti di terre rare, l’equivalente della capacità produttiva annuale della Molycorp Silmet.

«Quello che la Ue vuole evitare – ha spiegato O’Brock – è che un giorno i cinesi ci dicano "mi dispiace, niente più lantanio. Fermate le vostre macchine da guerra perché non riuscirete più a ottenere carburanti ad alto numero di ottani"» (il lantanio, terra rara con proprietà antidetonanti, viene utilizzato anche nella raffinazione, Ndr).

Negli ultimi anni Pechino – ufficialmente con l’obiettivo di tutelare l’ambiente – ha imposto tetti di produzione e quote di esportazione sempre più ristretti alla sua industria delle terre rare (per il 2011 i limiti sono fissari rispettivamente a 93.800 e 30.184 tonnellate). Di recente le autorità stanno dando un ulteriore giro di vite, per contrastare l’estrazione illegale, fenomeno diffusissimo: dal 2007 si ritiene che i limiti di produzione siano stati sempre superati di almeno il 40-50 per cento. L’anno scorso si stima che siano state estratte 118.900 tonn, a fronte di un tetto di 89.200. Il materiale in più è stato quasi interamente esportato, per approfittare dei prezzi sempre più elevati.

Proprio ieri il China Daily, giornale ufficiale in lingua inglese, dava notizia della chiusura per ordine del Governo di tre grandi miniere di terre rare nei pressi di Ganzhou, nella provincia dello Jiangxi.