Riccardo Sabbatini, Il Sole 24 Ore 7/9/2011, 7 settembre 2011
USCIRE DALLA UE? COSTA 5-10 MILA EURO AD ABITANTE
L’uscita dall’euro? Nel primo anno costerebbe in media 10mila euro per ciascun abitante di un paese debole dell’unione che dovesse decidere la "secessione". Ed anche negli anni successivi vi sarebbe un onere non indifferente (tra i 3 ed i 4 mila euro l’anno) tale da collocare il peso dell’operazione tra il 40 ed il 50 per cento. La stima è contenuta in uno studio di Ubs dedicato all’ipotesi di break up. Cioè che dall’euro si sfili qualche paese o perchè troppo debole o al contrario perchè, con i fondamentali in ordine, ritenga la moneta unica soltanto fonte di incertezza. La prospettiva di una frammentazione dell’euro viene giudicata quasi irrealistica da Ubs che considera invece maggiormente credibile un cammino «lento e doloroso» verso una qualche forma di integrazione fiscale nell’unione. A spiegare quest’approccio concorrono, appunto, i numeri. I trattati europei - segnala lo studio- non contemplano l’ipotesi di un’espulsione di una paese non i regola ma soltanto l’eventualità – prevista nell’art.50 del trattato di Lisbona - che un paese possa uscire dall’aerea della moneta unica dopo un negoziato. Tuttavia una simile scelta, a giudizio di Ubs, porterebbe con sè un default del debito sovrano - la gran parte degli investitori considererebbero in questo modo il cambiamento della denominazione del debito originario – e, a seguire, il default di bond corporate e la necessità di ricapitalizzare il sistema bancario. Ma anche un paese "forte" che decidesse di uscire dall’euro dovrebbe mettere nel conto oneri non indifferenti derivanti dalla necessità di ricapitalizzare il sistema bancario e fronteggiare il collasso del commercio internazionale. Nel complesso il costo dell’operazione, nel primo anno della "secessione", sarebbe pari al 20-25% del Pil, tra i 6 e gli 8mila euro per abitante.