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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

L’ARTICOLO 8 È UNA MISURA PRO FIAT

Norma contro la Cgil. Provvedimento che distrugge lo Statuto dei lavoratori. Legge che viola la Costituzione. Non sono stati lesinati slogan come questi ieri nel corso dello sciopero contro la manovra proclamato dalla confederazione capeggiata dal segretario generale Susanna Camusso. Il bersaglio polemico delle parole d’ordine era l’articolo 8 del decreto anticrisi in discussione al Senato che enfatizza la contrattazione aziendale, anche in deroga ad alcune norme nazionali, purché ci sia l’intesa delle maggiori organizzazioni dei lavoratori.

L’interpretazione della Cgil è stata avallata anche dal vertice del Pd: il partito guidato da Pier Luigi Bersani ha chiesto il ritiro dell’articolo che consentirebbe anche «licenziamenti più facili» secondo la vulgata prevalente. In verità, come ha spiegato Michele Tiraboschi, giuslavorista e allievo di Marco Biagi, nonché consigliere del ministero del Welfare, «il succo delle proposte contenute nella manovra sono riconducibili al progetto di Statuto dei lavori commissionato nel lontano 1997 da Treu a Biagi». Eppure c’è chi come il sociologo Luciano Gallino ha firmato un commento in prima pagina su la Repubblica di lunedì scorso che il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha così titolato: «Come si abolisce il diritto del lavoro». Dubbi e critiche ha sollevato anche ieri il quotidiano la Stampa, di proprietà del Lingotto. Ma come ha scritto sul Messaggero di ieri lo storico della Fiat, Giuseppe Berta, l’intendimento del governo era quello di «attribuire legittimità ad accordi aziendali come quelli Fiat di Pomigliano d’Arco e di Mirafiori, stipulati prima dell’intesa interconfederale del 28 giugno scorso, che ne ha colto di fatto la logica». Lo storico Berta, pur criticando tempi e modi dell’intervento legislativo, coglie un punto essenziale dell’articolo 8 della manovra: in altri termini non è una norma antiCgil ma una norma pro Fiat, o meglio che favorisce i contratti alla Marchionne.

Cerchiamo di ricostruire la vicenda. Per evitare ricorsi giudiziari e contenziosi nei tribunali contro le intese di Pomigliano e Mirafiori, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne invocava da tempo, più o meno esplicitamente, una «copertura» delle parti sociali e del legislatore sugli accordi aziendali che erano stati stipulati in deroga e al di fuori di una cornice normativa nazionale. Così si è giunto all’intesa interconfederale firmata lo scorso 28 giugno con cui Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno disegnato un quadro di relazioni industriali in cui i contratti aziendali hanno un ruolo di primo piano. Ma dal Lingotto arrivò una risposta fredda: per «sanare» le intese di Mirafiori e Pomigliano c’era bisogno di un intervento normativo perché l’accordo interconfederale era valido soltanto per il futuro. Da qui è nato, quindi, l’articolo 8 della manovra economica, come è stato prefigurato e scritto dal governo e in particolare dal ministero del Welfare retto da Maurizio Sacconi. D’altronde è significativo il commento del legale della Fiat, Raffaele De Luca Tamajo, ordinario di diritto del Lavoro all’università Federico II di Napoli, sull’articolo 8 della discordia: «Sacrosanto intervenire sull’erga omnes dei contratti aziendali. Non impatta sull’articolo 39 della Costituzione, che riguarda i contratti nazionali, quindi è sufficiente una legge ordinaria per raggiungere questo obiettivo». Secondo De Luca Tamajo è quindi «eccessiva l’affermazione della Cgil che il governo ha cancellato lo Statuto dei lavoratori». Quanto ai licenziamenti individuali per motivi economici ed organizzativi, il legale napoletano della Fiat condivide l’aver messo questo argomento tra le possibili deroghe, favorendo di fatto il risarcimento al reintegro: «Penso però», ha detto al Sole 24 Ore, «che difficilmente la contrattazione aziendale interverrà sulla reintegrazione, anche se con l’articolo 8 giuridicamente è possibile farlo».