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 2011  settembre 06 Martedì calendario

POLVERI E SILENZI DI STATO

James Zadroga aveva 30 anni l’11 settembre del 2001 ed era un detective della polizia di New York. Quando i due aerei si conficcarono nelle Torri, cambiando per sempre l’immagine della città e ferendone l’anima in profondità, James si recò sul luogo dell’attentato e vi rimase per giorni, un totale di 470 ore, ricoperto dalla polvere e con le narici seccate dall’odore della morte e della distruzione. Dopo cinque anni, il detective Zadroga morì, divenendo la prima vittima del “post 11 settembre”, quello dei soccorritori, dei poliziotti, dei vigili del fuoco e dei volontari che, a distanza di poco tempo, cominciarono a mostrare i segni di patologie spesso mortali. In dieci anni, oltre mille fra i cosiddetti “primi soccorritori” hanno perso la vita per malattie legate all’apparato respiratorio o, comunque, a patologie post traumatiche connesse al lavoro di quei giorni di settembre.
UNA CIFRA, sfortunatamente, destinata a crescere, considerato che furono almeno 50mila coloro che, a partire da quella mattina, per mesi, restarono a Ground Zero a rimuovere macerie, respirando l’irrespirabile. In quei giorni, nessuno indossava protezioni particolari: mascherine davanti alla bocca e l’uniforme ordinaria per i vigili del fuoco. Troppo poco per un evento che di ordinario non ebbe nulla, tanto che persino la comparsa di patologie così gravi, come il cancro, sono relativamente anomale in un arco di tempo così breve. In quei giorni, però, l’esposizione dei soccorritori alle polveri e alle sostanze tossiche fu estranea a qualsiasi normalità, tanto che i medici stessi parlano di una condizione “eccezionale”.
Dopo la morte di Zadroga, dunque, i casi di soccorritori affetti da gravi patologie sono andati moltiplicandosi, facendo rompere quella cortina di silenzio che si era posata su Ground Zero e che, in qualche modo, aveva tenuto nascosto quest’altro pericolo, più subdolo dei due aerei e con conseguenze più durature nel tempo.
PER ANNI, molti degli “eroi” di quel giorno hanno visto i loro risparmi prosciugati dai conti da pagare per le terapie e le operazioni: molti di loro, proprio per i problemi di salute, hanno dovuto lasciare il lavoro o ridurre l’orario, perdendo gran parte dei benefici sanitari garantiti dalle assicurazioni. Come Chris Doran ex poliziotto, che, lasciato il lavoro, si è trovato a dover pagare conti di 7000 dollari l’anno per spese mediche, abbastanza per spingerlo, due volte, a tentare il suicidio. Doran, ora, tira un sospiro di sollievo perché, finalmente, dopo dieci anni, il governo federale ha deciso di aiutare i “primi soccorritori” dell’11 settembre. Lo scorso gennaio, infatti, Barack Obama ha firmato un provvedimento di sostegno economico alle “vittime” delle conseguenze di Ground Zero che porta proprio il nome di James Zadroga e che fu, inizialmente, respinto dai repubblicani, creando grande sdegno nell’opinione pubblica.
Il “James Zadroga Act”, tuttavia, pur avendo portato sollievo a molti di quelli che furono esposti a quell’inferno, non copre le spese per le cure del cancro. A giugno una commissione scientifica sulle conseguenze dell’11 settembre aveva stabilito che non c’erano sufficienti evidenze per connettere patologie cancerogene all’esposizione alle polveri di Ground Zero.
NEI GIORNI scorsi, tuttavia, un nuovo rapporto pubblicato da Lancet, rivista medica specializzata, ha evidenziato che un nuovo studio condotto su 10mila vigili del fuoco, affetti da cancro, di cui 8927 trascorsero almeno un giorno a Ground Zero nei dieci mesi successivi all’attentato, stabilisce che per loro la percentuale di incremento di rischio è del 19%.