Marco Lillo, il Fatto Quotidiano 6/9/2011, 6 settembre 2011
RICICLAGGIO A RATE
Gli avvocati di Silvio Berlusconi, Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, nel pomeriggio saranno a Palazzo Chigi per concordare con Silvio Berlusconi la data del’interrogatorio, o meglio dell’esame testimoniale, del Cavaliere che in questa storia di sesso, soldi e ricatti è legalmente una vittima dei suoi amici Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini. I pm napoletani hanno preferito evitare una convocazione brutale e hanno sondato telefonicamente gli avvocati, che in serata forniranno la risposta del premier. Saranno molti gli argomenti sul tavolo quando Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli si troveranno davanti il Cavaliere. La prima domanda verterà sulle sei buste consegnate dalla segretaria di Berlusconi per il “Juannino”, come lo chiamava Marinella Brambilla.
È QUELLO IL CUORE della deposizione della tenutaria dei segreti del Cavaliere che ha raccontato ai pm di avere consegnato, su indicazione del Cavaliere, 30 mila euro in contanti a Rafael Chavez, il Juannino, cioè l’emissario peruviano del faccendiere Valter Lavitola. Le consegne sarebbero avvenute in tre occasioni e sempre con la stessa modalità: due buste separate ciascuna riempita con 5 mila euro in banconote di grande taglio. Dopo avere ammesso che le “foto da stampare” delle quali parlava al telefono con Valter Lavitola non erano pregiati scatti ma banconote fruscianti, la segretaria del Cavaliere ha aggiunto al verbale alcuni particolari sulle modalità e le quantità delle consegne che sembrano concepiti su misura per ottenere un duplice risultato: da un lato non cozzare in modo troppo evidente con le risultanze delle sue intercettazioni e dall’altro evitare la contestazione a lei e al suo datore di lavoro della temuta legge anti-riciclaggio. Su questo sentiero si è mossa la segretaria di Berlusconi nella sua deposizione. Ed era un sentiero davvero stretto.
Nell’ordinanza di arresto contro Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, il Gip Amelia Primavera ipotizza chiaramente una violazione della normativa anti-riciclaggio che impone di dichiarare tutti i trasferimenti in contante sopra i 5 mila euro. Il presidente del Consiglio che, con la sua manovra finanziaria estiva, sta per imporre a tutti gli italiani addirittura di dichiarare non solo i pagamenti sopra i 5 mila euro, ma anche quelli sopra i 2.500, avrebbe fatto arrivare centinaia di migliaia di euro, senza uno straccio di segnalazione, a un soggetto che – per i pm – lo ricattava. Proprio nelle ore in cui Silvio Berlusconi varava la legge che aumenterà il carico di oneri formali sui cittadini comuni, il Gip Primavera annotava: “Le forme prescelte per far pervenire soldi al gruppo Lavitola/Tarantini (sono) pagamenti occulti e in contanti in aperta violazione della normativa anti-riciclaggio (e) appaiono chiaramente ispirate alla volontà di mantenere riservati quei versamenti perché evidentemente privi di una causale lecita”.
BASTA CONFRONTARE le intercettazioni con le dichiarazioni dei coniugi Tarantini e con quelle di Marinella Brambilla per capire quanto sia traballante la posizione pubblica assunta dal premier e dal suo entourage su questa storia dei soldi ai coniugi Tarantini. Nicla e Gianpi hanno ammesso di avere ricevuto 350 mila euro dal munifico Cavaliere che non riusciva a sopportare l’idea di vederli giacere in una condizione inaccettabile “dopo una vita agiata”. A questi soldi bisogna aggiungere poi i 500 mila euro che il Cavaliere aveva consegnato a Lavitola per la coppia e che invece il faccendiere ha preferito lasciare sui suoi conti in Uruguay. Tutti e 500 mila, secondo quanto hanno dichiarato i Tarantini ai magistrati durante l’interrogatorio di garanzia, perché, a detta loro, l’editore dell’Avanti! non gli avrebbe consegnato nemmeno i 100 mila euro che i pm Woodcock, Curcio e Piscitelli invece davano per acquisiti al patrimonio familiare per far fronte alle spesucce correnti: dall’affitto di seimila euro al mese ai 15 mila euro del conto del salumiere, fino al salario delle due persone di servizio che hanno aperto la porta della casa dei due semi indigenti amici di Berlusconi agli investigatori che li hanno perquisiti. Il Cavaliere ha sostanzialmente ammesso di avere pagato i Tarantini tramite Lavitola, ma i pm vogliono chiedergli da dove provengono quei soldi. E il premier dovrà stare attento a come risponde perché ogni sua parola sarà verificata mediante accertamenti bancari.
Il problema è che i conti non tornano. Ci sono almeno 820 mila euro in cerca d’autore. Marinella Brambilla ha negato di essere stata lei a consegnare gli 850 mila euro giunti a Lavitola e Tarantini. La segretaria di Berlusconi ha ammesso solo la consegna di 30 mi-la euro, praticamente solo quello che – carte alla mano – non poteva negare. Nell’ordinanza è riportata una prima telefonata del 23 giugno del 2011. Alle 10 di mattina Lavitola chiama la segretaria di Berlusconi da Panama. L’editore dell’Avanti! batte cassa per Tarantini e lei lo rassicura: “Ok, allora riusciamo a stampare dieci foto, mandami... il solito Juannino lì il tuo. Quando lo mandi? Perché io esco alle undici eh col dottore. Mandamelo immediatamente”. Il 23 giugno stesso Lavitola chiama il suo collaboratore Fabio Sansivieri e gli annuncia l’arrivo dei soldi: “Stammi a sentire Rafael ti dovrebbe portare 100.000 euro... allora ne dai 30 a Ninni (la moglie di Tarantini, ndr), 20 li mandi a Tonino (il cugino Antonio Lavitola, ndr) oggi stesso”. Il problema per Berlusconi è che a offrire la chiave per decrittare il linguaggio in codice è lo stesso Lavitola: quel giorno stesso, tra la telefonata a Marinella delle ore 10:15 e quella di mezzogiorno al collaboratore Sansivieri, Lavitola chiama alle 10:31 anche Raphael e gli dice: “Senti vai rapidamente dove sei andato l’altra volta, devi prendere dieci fotografie che ti deve dare (pausa) ...poi gli dici che tre le danno a Ninni e due a Tonino mio cugino e il resto poi dopo vediamo (pausa) mandiamolo poi a casa mia. Capito? Però devi andare di corsa perché se ne stavano andando. Sempre dalla signora che sei andato l’altra volta. Ti ricordi no?!”.
PER I PM NON C’È voluto molto a fare l’operazione che insegnano agli alunni delle scuole elementari. Una cosa tipo “Risponda il candidato alla seguente domanda: se le 3 foto da consegnare alla moglie di Tarantini sono 30 mila euro e le 2 foto per Tonino Lavitola sono 20 mila euro, a quanti soldi corrispondono le 10 foto consegnate da Marinella Brambilla quel giorno al Juannino?”. La candidata Brambilla ai pm ha risposto: 10 mila euro, aggiungendo poi il particolare delle due buste, pensando forse che basti dividere 10 mila euro in due per non essere assoggettati alla normativa anti-riciclaggio. Ora bisogna vedere, dopo l’esame claudicante della Brambilla in equivalenze e divisioni, come riuscirà a rispondere alle domande dei pm il “candidato” premier. Dicono che in matematica fosse bravissimo.