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 2011  settembre 06 Martedì calendario

Haarde Geir

• Reykjavik (Islanda) 8 aprile 1951. Politico. Ex primo ministro islandese (2006-2009) • «[...] due lauree in scienze politiche ed economia più una passionaccia per l’Italia sfociata in un corso intensivo di italiano a Bologna [...] è [...] il primo capo di governo nel mondo a finire in tribunale come imputato della crisi economica. Lo giudicherà — così ha deciso il Parlamento — una Corte Suprema speciale che esiste dal 1905 ma non si è mai riunita [...] L’imputazione: aver favorito la crisi, “o per volontà premeditata o per criminale negligenza” (pena prevista: fino a un anno di reclusione e forti ammende, ndr). Presunta vittima del delitto, quell’Islanda che ai primi del Novecento era ancora la nazione più povera d’Europa, e cento anni dopo era fra le più ricche. Per poi inciampare nella crisi dei “mutui subprime” [...] con i disoccupati che tirano sassi alle finestre del Parlamento. Anche di questo, verrà chiesto contro a Geir Haarde. [...] “[...] ho visto giorni ben peggiori [...] Per esempio il venerdì 23 gennaio 2009, quando un medico amico venne a casa e mi disse: hai un tumore alla gola, sopravvive solo il 15% dei malati, ma puoi tentare una cura ad Amsterdam. La sera dopo, preannunciai le mie dimissioni da premier e il mio ritiro dal partito. Il primo febbraio non guidavo più il governo [...] Subito partii per Amsterdam, per la prima sessione di terapie [...] sono clinicamente guarito. Mi ritengo estremamente fortunato. Toccando ferro. Una fortuna immensa è stata avere mia moglie i miei figli accanto [...] degli errori li abbiamo fatti. Il principale: l’aver consentito alle banche di crescere come sono cresciute, mentre non erano preparate ad affrontare l’uragano internazionale. Ma questo è stato anche colpa delle normative economiche europee che non ammettevano controlli o interferenze. E inoltre, i proprietari delle banche non ci avevano dato informazioni realistiche [...] Io andai in televisione il 6 ottobre 2008 annunciando la legislazione di emergenza contro la crisi. Salvammo le banche e così la stabilità sociale. La gente potè ancora usare le carte di credito, prelevare i soldi dal conto, e così via. Questo, sul piano interno. Ma poi, dicemmo anche: non pagheremo i debiti fatti dalle banche all’estero. C’è chi in Europa ha scelto una strada diversa, è l’Irlanda: mi fermo qui, non voglio giudicare nessuno [...]”» (Luigi Offeddu, “Corriere della Sera” 17/10/2010) • Vedi anche Sarah Lyall, “la Repubblica/The New York Times” 6/9/2011.