La Stampa 6/9/2011, 6 settembre 2011
Il mio amico metalmeccanico - Oggi c’è lo sciopero generale. Ne ho parlato con un mio amico operaio metalmeccanico che in confronto a me, precario masterizzato, è un privilegiato: difatti non sciopera
Il mio amico metalmeccanico - Oggi c’è lo sciopero generale. Ne ho parlato con un mio amico operaio metalmeccanico che in confronto a me, precario masterizzato, è un privilegiato: difatti non sciopera. Lui ha un contratto di ferro: se la fabbrica va in crisi ha cassa integrazione, liquidazione, mobilità. Versa regolarmente i contributi, ha ferie pagate, malattia e appena ha un problema i sindacalisti corrono in suo aiuto. Tutte cose che io ho studiato solo all’Università. Il mio amico dice che il suo è un lavoro usurante. Io gli rispondo che non avere diritti, non avere futuro e vivere ogni giorno l’inutilità dei propri sforzi scolastici e il fallimento dei propri sogni, lo è altrettanto. Ma non c’è nessuna competizione tra noi. Sarebbe stupido. Io sono contento che lui abbia tutti quei diritti e una vita solida e protetta. Il problema che pone questa crisi è ben più ampio. Se il mondo del lavoro fosse tutto come quello del mio amico operaio saremmo già falliti da anni come Paese. Certe garanzie non ce le possiamo più permettere. A dirlo è l’Europa, è il sistema degli altri Stati membri con cui ci dobbiamo confrontare. Ma se il mondo del lavoro fosse tutto come il mio, saremmo falliti lo stesso, anzi peggio. Un sistema troppo rigido fa saltare le aziende. Uno troppo flessibile, la società. E la sfida imposta dalla crisi è proprio questa: trovare un nuovo equilibro tra protezione del lavoro ed esigenze di un mercato globale sempre più competitivo. TOMMASO MERLO