AMEDEO LA MATTINA, La Stampa 6/9/2011, 6 settembre 2011
Governo nel panico “Rischio manovra-ter” - Il governo è nel panico e l’appello di Napolitano accresce l’ansia e l’irritazione di Berlusconi
Governo nel panico “Rischio manovra-ter” - Il governo è nel panico e l’appello di Napolitano accresce l’ansia e l’irritazione di Berlusconi. Tra i ministri si sprecano le parole d’allarme per descrivere la tempesta in cui naviga non solo l’Italia ma tutti i Paesi europei e gli Stati Uniti. E il premier è convinto che quello che accade a Piazza Affari non abbia nulla a che vedere con la manovra e la credibilità del suo governo, checché ne dica il capo dello Stato. Semmai si guardi agli effetti disastrosi che ha avuto la messa sotto accusa delle banche americane da parte dell’amministrazione di Washington. Con forti ricadute sugli istituti di credito dell’eurozona. E’ però rimasto molto colpito dall’accostamento tra Grecia e Italia («sono in una situazione di estremamente fragile») fatto riservatamente dalla Cancelliera Merkel durante un incontro con i parlamentari Cdu. Il resto poi è sotto gli occhi di tutti: le borse in picchiata; lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi ieri schizzato a un massimo di 370 punti; Mario Draghi ricorda che l’acquisto dei titoli di Stato italiani potrebbe interrompersi. «Se i mercati continuano così e la Bce ci taglia l’ossigeno - spiega un ministro - resterà polvere di questa manovra che stiamo approvando in Parlamento. Tra un mese dovremo farne un’altra e questa volta la mannaia non potrà che cadere sulle pensioni. E Bossi non potrà più dire di no. E’ tutta benzina nel motore della protesta sociale e della Camusso, con il Pd e Di Pietro che mietono consensi». Una manovra Ter. Ecco lo spettro che si aggira nelle stanze del governo: la paura di dover rimettere mano ai conti pubblici, essere costretti da qui a un mese a mettere in campo altre misure draconiane, non riuscire più a fermare la valanga. Con la conseguenza politica che a saltare sarà Berlusconi e tutta la coalizione di centrodestra. Si tratta di un’estrema ratio che tuttavia salta fuori con insistenza nelle conversazioni riservate. Ne hanno parlato pure ieri nella sede della Lega a via Bellerio Tremonti e Bossi. Così come si discute di rendere più stringente e chiara la cosiddetta “clausola di salvaguardia” di cui lo stesso Berlusconi aveva parlato al vertice di Parigi sulla Libia. In sostanza si tratterebbe di garantire che le eventuali mancate entrate dalla lotta all’evasione fiscale, messe già in bilancio con la manovra e che hanno suscitato molte perplessità a Bruxelles, verranno compensate con l’aumento dell’Iva di 1 o 2 punti. Forse a questo si riferisce Napolitano quando chiede di introdurre nella manovra «misure capaci di rafforzarne l’efficacia e la credibilità». Ma è di pensioni di anzianità e delle donne che si ritorna a ragionare, più per il futuro che il presente. Il premier, in diretta telefonica con via Bellerio, e il ministro dell’Economia hanno cercato di convincere Bossi, senza esito. Il Senatur tiene duro sulle pensioni, mentre Maroni è favorevole a rivederle. Il pressing per il momento è fallito. Adesso la priorità assoluta è approvare la manovra che dovrebbe assicurare il pareggio di bilancio entro il 2013. Un’approvazione che potrebbe arrivare nei prossimi giorni sulla base di un voto di fiducia al Senato. La maggioranza vorrebbe evitarlo per venire incontro alle richieste dell’opposizione e alla volontà del capo dello Stato. Ma a Palazzo Madama sono ancora troppi gli emendamenti del Pdl e dell’Idv. Poi sono tanti gli scontenti del centrodestra. Il fuoco amico di Formigoni, Alemanno e Polverini fanno imbestialire Berlusconi, per non parlare di Tremonti. Il quale vuole arrivare al G7 dei ministri finanziari di venerdì e sabato prossimi con la manovra già in tasca, per la parte che quanto riguarda il passaggio al Senato. E’ Tremonti che spinge molto perchè venga messa la fiducia. Non vuole scherzi, non vuole perdere altro tempo, non c’è più spazio per le «prove d’orchestra». Nemmeno per ascoltare il presidente della Repubblica? Ieri a via Bellerio Bossi, almeno su questo, ha dato il via libera alla fiducia. Berlusconi vorrebbe evitarla ma si rende conto che è quasi inevitabile. Ora però in qualche modo dovrà rispondere al Quirinale.