MATTIA FELTRI, La Stampa 6/9/2011, 6 settembre 2011
LO STATO DEL CONTANTE
Il saggio Giulio Tremonti qualche tempo fa diceva che se in America circoli con il contante in tasca ti fanno pedinare dall’Fbi.
Lo diceva quando ancora erano ignote le sue bizzarre forme di pagamento dell’affitto: 4 mila euro cash al collaboratore Marco Milanese. Il reggente dell’Economia scrisse ai quotidiani per spiegare come disponesse di tanti liquidi: 2 mila e quattrocento euro di stipendio ministeriale corrisposto alla vecchia maniera, un euro sull’altro, e i restanti mille e seicento che egli si ritrovava qui e là, in tasca e sul comò perché, se abbiamo ben capito, fu titolare di uno studio molto ben avviato. Tremonti, che senz’altro non ha pagato la pigione in nero e senz’altro disporrà delle ricevute, ebbe almeno la prudenza di rispettare le norme antiriciclaggio che - prima della manovra di Ferragosto con cui si è abbassata la soglia ai duemila e cinquecento euro - fissavano a cinquemila il limite oltre il quale è vietato saldare in banconote. Però fece impressione immaginare il ministro dell’Economia mentre le ripone sul tavolo, come i cumènda di una volta, che estraevano dalla tasca dei fogli da diecimila lire delle dimensioni di una federa (occhio però a non scordare un superlativo Tonino Di Pietro che restituì ad Antonio D’Adamo 100 milioni di lire in una scatola di scarpe).
Tutto roba da dilettanti, come sempre succede, se paragonata alle disinvolture contabili di Silvio Berlusconi. «Io non ho liquidi, intanto perché faccio beneficenza e non lo dico», raccontò il premier nella primavera del 2008. A parte che si rimane per ore a riflettere sulla frase «faccio beneficenza e non lo dico», a parte che tutti quelli accolti nelle prossimità di Berlusconi attestano la sua generosità, a parte i denari elargiti alle ragazze delle notti bungabunghesche, a parte i finanziamenti ai Lele Mora, a parte gli incerti confini che separano la regalia dal ricatto (o dal timore di esserne vittima), a parte tutto questo, salta fuori il solito Berlusconi allegramente sprezzante, anzi noncurante di qualsiasi regola, comprese quelle da lui stabilite. I ventimila euro girati in contante e ogni mese dalla segretaria Marinella Brambilla al procacciatore di femmine, Giampi Tarantini, riportano alla memoria quel gran genio di Corrado Guzzanti che, alla vittoria del centrodestra del 2001, la faceva sul divano perché ora nulla era vietato. La soglia per la tracciabilità a cinquemila euro fu giudicata da Berlusconi «condivisibile» (maggio 2010) nonostante ci avesse fatto sopra mezza campagna elettorale, e contro la sinistra, promettendo di innalzarla a 12 mila e cinquecento poiché sennò lo Stato è spione, poliziesco e bolscevico. Lo avrebbe fatto e dovette pentirsene. Per di più all’ultimo giro si è scesi a 2 mila e cinquecento ma, che importa?, quando il presidente del Consiglio si sente in giornata distribuisce, dispensa, omaggia a bigliettoni, e malgrado quanto fissato dalle sue leggi perché lui e l’esecutivo che presiede vivono nell’assurda ambiguità di considerare lo Stato un avversario anche quando lo Stato sono loro, e lo raggirano da furbetti, e fin nelle piccinerie.