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 2011  settembre 04 Domenica calendario

I profeti di «Vaffankrisi!» «L’Italia non può fallire» - Marco Fra­tini e Lo­r enzo Marco­ni h­anno scritto Vaf­fanbanka! nel 2008 e Vaffankrisi! nel 2009, ma i loro libri non avevano previ­sto che nel 2011 affank

I profeti di «Vaffankrisi!» «L’Italia non può fallire» - Marco Fra­tini e Lo­r enzo Marco­ni h­anno scritto Vaf­fanbanka! nel 2008 e Vaffankrisi! nel 2009, ma i loro libri non avevano previ­sto che nel 2011 affank... , o più elegante­mente in affanno, ci sarebbero andati ad­dirittura gli Stati. Eppure le capacità divi­natorie del duo restano fuori discussione: basti pensare che il loro primo saggio uscì lo stesso giorno in cui la Lehman Brothers dichiarò la bancarotta. A marzo credeva­no d’aver individuato il rimedio, sempre sotto forma di libro: Mutande di ghisa . Adesso, trascorsi appena cinque mesi, an­che Fratini e Marconi devono ammettere che nemmeno l’intimo siderurgico riusci­rà a proteggerci le terga dalla crisi globale. Per rimanere alle immagini colorite, direi che la notizia buona è questa: dopo anni di caviale e champagne,gli italiani dovran­no rassegnarsi a mangiare un po’ di quella robina color marron cantata da Mina nel 1977, sia pure continuando a raccoglierla con un cucchiaino d’argento. La notizia cattiva è che non ce ne sarà per tutti. «Vorremmo tuttavia ricordare che già due anni fa, nella rubrica Le buone azioni che dal 2002 teniamo ogni settimana su Oggi , avevamo anticipato con chiarezza che i timori si sarebbero spostati dalle banche alla tenuta degli Stati», si difendo­no i bestselleristi della crisi. «Dopo il Giap­pone, siamo il secondo Paese più indebi­tato dei G20. Finora ci era sempre andata benissimo, potevamo considerarci i veri professionisti del debito pubblico.Poi c’è stato il patatrac di Eurolandia. Ma, se uno ci ragiona bene, l’Italia non è la Grecia, che possiede solo le olive e il Partenone. Noi abbiamo Giorgio Armani e la Ferrari, esportiamo in tutto il mondo». Nonostante il prodromico salame rin­secchito che tiene appeso all’orologio in redazione, si vede subito che Fratini, ca­poredattore economia del Tg La7 diretto da Enrico Mentana, è fiducioso nel futu­ro. Altrimenti non avrebbe accanto alla scrivania un calcetto e la lavagna su cui se­gnare, anziché gli indici di Borsa, i risulta­ti del torneo disputato con i colleghi nella pausa pranzo. Romano all’anagrafe, or­vietano d’origini e milanese per necessi­tà, è forse l’unico giornali­sta ad aver mollato un po­sto da redattore ordinario (al Giorno) per andare con due contratti a termine in Rai (al Tg3 ) a imparare co­me si fa la televisione. Subi­to fu notato da Massimo Donelli, che lo arruolò per la nascente Tv satellitare del Sole 24 Ore . Anche Lorenzo Marco­ni, 49 anni, valtellinese re­sidente a Milano, sotto sot­to dev’essere un ottimista. Analista finanziario, ha sempre lavorato come consulente per le banche. Solo che, invece di affidare i suoi risparmi agli istitu­ti di credito, ha preferito investirli nella creazione di una catena di gelaterie arti­gianali, Le botteghe di Leonardo, che han­no già aperto due negozi a Milano, uno ad Altedo (Bologna) e uno a Firenze. Proba­bilmente aveva ben presente la lezione che Carlo Collodi dettò fin dal 1883 nelle Avventure di Pinocchio : «Non ti fidare, ra­gazzo mio, di quelli che promettono di far­ti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o sono imbroglioni!». Quando avete avuto la percezione che sarebbe finita male? Fratini: «Fin dal 2004. Bastava entrare in una banca e vedere che cosa ti offrivano. Siamo stati fra i primi a pronosticare il crack Parmalat». Marconi: «Dagli anni Novanta le banche hanno scoperto i budget di divisione, per cui sotto la scrivania di ogni addetto com­merciale c’è uno scatolone con dentro i prodotti di ingegneria finanziaria da ven­dere, quelli che nell’ultimo decennio han­no fatto più danni dell’uragano Irene». Ma perché proprio ora questa crisi im­provvisa quanto drammatica? Com’è stato possibile apprendere dal tiggì, all’ora di pranzo, che persino gli Stati Uniti erano prossimi al default? «Perché non ci hanno mai detto niente. Come nel fallimento Lehman Brothers: c’era in atto uno tsunami e siamo rimasti ad aspettare l’onda con gli ombrelloni aperti, le sdraio e gli asciugamani». Fratini: «La regola è: il popolo meno ne sa meglio sta e da ignorante è ottimo cliente. Ma i mecca­nismi che ci stavano man­dando a fondo erano evi­dentissimi. Jean-Paul Fi­toussi lo confessò due anni fa al Festival dell’economia di Trento: “Noi economisti non abbiamo suonato la campana dell’ultimo giro, non abbiamo dato l’allar­me, perché siamo schiavi del pensiero dominante”. Sconvolgente». In Mutande di ghisa met­tete in guardia dalle seduzioni del mercato che vuol farci comprare an­che ciò di cui non abbiamo bisogno. In effetti una norma saggia, ma poco ri­spettata, consiglierebbe di spendere meno di quanto si guadagna. Poi però dite che non si esce dalla crisi se non ri­partono i consumi e la crescita. E allo­ra non ci capisco più nulla. Marconi: «Mettiamo in guardia dagli ac­quisti d’impulso. Il nemico numero 1 è il cervello.L’emotività fa compiere gli erro­ri più grossi anche nelle scelte finanzia­rie. La gente investe seguendo le mode». Fratini: «La crescita come si favorisce? È mai possibile che fino a pochi anni fa si di­­stribuissero bonus per far restare gli an­ziani in ufficio o in fabbrica, ma nessuno abbia mai pensato di istituire le borse di la­voro, anziché le borse di studio, per cui i giovani vengono assunti, possono fare il mutuo per comprarsi un alloggio, acqui­stano un frigorifero e cercano di riempir­lo? È vero che l’Italia è stata salvata dai nonni, che hanno dato i loro risparmi ai ni­poti perc­hé potessero continuare a paga­re le rate della casa. Ma un Paese che pun­ta solo sugli anziani muore». Chi indossa mutande di ghisa dove tie­ne i­suoi sudati risparmi in questo mo­mento? Marconi: «Sicuramente in banca. Ma non investiti in un unico strumento. Il cliente deve accettare il ruolo di diverso. Nessu­no di noi è uguale a un altro. “Mio cugino compra le Canistracci Oil, le compro an­ch’io!”. Ma tu non prendi le pastiglie per la prostata che prende tuo cugino! Biso­gna rifuggire dall’omologazione finanzia­ria. Ognuno deve diversificare in funzio­ne dei propri obiettivi». In concreto? «Un po’ di risparmi finiranno sul conto per le uscite correnti, un po’ nei Bot per­ché ho una spesa da fare entro pochi me­si, un po’ in obbligazioni o fondi obbliga­zionari per difendermi dall’inflazione, un po’ nel capitale di rischio ben sapendo che si tratta di un investimento a lungo ter­mine. Il guaio è che il cliente non accetta di fare il cliente. Noi andiamo dal medico ed eseguiamo alla lettera gli ordini che ci dà. In banca no: entriamo e vogliamo fare i banchieri». Fratini: «Nelle nostre teste la Borsa è perce­pita come sporca e cattiva, qualcosa di se­parato dall’economia reale. Speculazio­ne e basta. Invece dobbiamo smetterla con la convinzione paranoica che in giro per il mondo vi siano degli incappucciati che vendono le azioni per farci dispetto o derubarci. La Borsa non è un gioco. È un modello d’investimento in beni reali: chi compra un’azione compra un pezzo d’azienda, forse l’abbiamo dimenticato». Il mattone è ancora consigliabile? «A me piace tantissimo». Marconi: «Dà senso di sicurezza, assecon­da le nostra cultura contadina. Ma anche qui occorre equilibrio. La liquidabilità di un bene immobile non è così rapida co­me s’immagina. Inoltre se mi servono 10.000 euro e ho 50.000 euro in Cct, ne ven­do una parte. Ma se ho un appartamento da 120.000 euro, non posso vendere due finestre e un cesso». Esiste un luogo sicuro dove mettere il gruzzolo? «Non è mai esistito. Fino allo scandalo Lehman Brothers la domanda era: quan­to rischio di perdere? Oggi è: quanto ri­schio di perdere tutto? Abbiamo scoper­to che anche le grandi banche falliscono. Negli ultimi tre anni negli Usa ne sono sal­tate circa 150. Ma prim’ancora, col de­fault dell’Argentina, avevamo scoperto che possono fallire gli Stati. Dieci anni fa, dopo gli attentati dell’11 settembre,un in­tervistatore mi chiese: “La gente volerà ancora?”. La risposta è nei fatti: certo che vola ancora. Il mondo non finisce doma­ni ». Fratini: «Se fra due anni la situazione fosse ancora questa, non dovremmo preoccuparci d’aver visto andare in fumo i risparmi sul conto corrente, i Bot e i Cct, ma chiederci, alzando­ci dal letto la mattina, se c’è ancora la nostra scrivania in ufficio. Perdere soldi con un investimento poco azzeccato è nulla a confron­to con questa prospettiva ». Da 1 a 10, quanto è pro­babile un reset generale che polveriz­zi i risparmi depositati nelle banche? Marconi: «Zero». Fratini: «Un prudente 1». La legge «più rendimento, più ri­schio » vale sempre? «Altroché, basta guardare lo spread dei Btp, lo scarto rispetto al tasso d’interesse offerto dai Bund tedeschi. I Buoni del Teso­ro poliennali sono ad alto rischio. La Linea gotica è quella del 7 per cento. Se dovesse­ro superarla, saremmo nelle condizioni di Irlanda, Grecia e Portogallo che sono stati costretti a chiedere aiuto all’Europa». Allora anche i conti di deposito, che of­frono più del 3 per cento lordo, sono ad alto rischio, visto che l’interesse sui conti correnti bancari è ridotto al­lo 0,010 per cento. «Certo, sono prodotti finanziari non im­muni da pericoli. L’importante è cono­scerne il grado di rischio valutato dalle agenzie di rating, come Standard & Po­or’s e Moody’s, che devono essere resi no­ti nei siti delle banche». So di gente che tiene paccate di euro nelle banche, però nelle cassette di si­curezza. Il loro ragionamento è: «Se va a catafascio l’Italia, almeno salvo i bigliettoni da spendere in Germania». «Sconsiglio vivamente, anzi di più, il ma­terasso e anche la cassaforte di casa. Se poi uno è angosciato e vuole tenere una ri­serva di contante nel caveau di una ban­ca, che dire? Purché gli funzioni da ansio­­litico, faccia pure». Ma l’Italia rischia la bancarotta? «No, nel modo più assoluto. Ha solo biso­gno di diventare più virtuosa. Il termine giusto è risveglio». Fratini: «Rischia di restare quello che è: l’Italia. Una delle nostre condanne». Sempre da 1 a 10, quanto è probabile la fine dell’euro? Marconi: «Io gli do 2». Fratini: «No, io a questo rischio assegno un punteggio più elevato: 4 o 5. Temo di ri­trovarmi con un euro dei buoni e uno dei cattivi.E a noi spetterebbe di sicuro l’euro di serie B». Come si cura una crisi globale di que­ste proporzioni? «Con le regole e le persone giuste. Certo le regole non possono essere riscritte dalle persone che ci hanno ridotto in queste condizioni. Non è possibile che nel 2007, ultimo dato reale prima che i bilanci ve­nissero aggiustati dal mago Silvan, 50 top manager italiani si siano messi in tasca emolumenti per oltre 300 milioni di euro. La proporzione fra il loro stipendio e quel­lo di un neolaureato, che prima era di 23 a 1, è diventata di 150 a 1. Ma quale uomo, per quanto professionista capace, può va­lere 150 volte più di un altro? La crisi è frut­to di un delirio umanissimo, non di un er­rore matematico. E poi serve il D-factor». Sarebbe? «Più donne ai vertici delle banche, delle imprese, delle istituzioni». Perché denotano un tasso di moralità più elevato degli uomini? «Un tasso di gestione del rischio più eleva­to. Le mamme sono come le leonesse che difendono i loro piccoli. Vanno evitati gli estremi: Angela Merkel e Nicole Minetti». Marconi: «Bisogna cambiare le regole sui sistemi finanziari. Non è accettabile che si siano capovolti i ruoli, per cui oggi è la finanza che comanda sull’economia.E va riscritto così l’articolo 47 della Costituzio­ne che tutela il risparmio: “ Ogni cittadino è uguale di fronte alla banca, senza distin­zioni di razza, ceto o conto corrente”». Come si stanano gli evasori fiscali? Fratini: «Villa per villa, condominio per condominio. Andando tutti i giorni a Por­to Liscia, in Sardegna, a controllare i 50 yacht in rada, 40 dei quali battono bandiera stranie­ra. Fermando in largo La Foppa, a Milano, tutti i pro­prietari di Porsche che la se­ra parcheggiano in doppia fila col contrassegno per handicappati. Sarei dispo­sto ad accettare persino le ronde fiscali della Lega, pur di inchiodarli». Marconi: «Gli evasori si sta­nano chiedendo lo scontri­no fiscale. Durante le va­canze in Sicilia l’ho fatto: mi guardavano come se fossi un marzia­no. Serve un supplemento di senso civico. Quando il dentista a fine cure ti dice: “So­no 1.200 euro con fattura, oppure 900 sen­za fattura”, ognuno di noi ritrovi il corag­gio di rispondere: “Con fattura, grazie”». Il peggio è alle nostre spalle o deve an­cora arrivare? Fratini: «Sono convinto che vivremo nel peggio ancora per un po’». Marconi: «Io direi nell’incertezza». E mo’, Frattini, che titolo facciamo a quest’intervista? «Un titolo, mmh... “Se tutto va bene, sia­mo rovinati” ».