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 2011  settembre 04 Domenica calendario

Governatori infuriati per i tagli E se vendessero i loro «gioielli»? - I tre indignados della mano­vra siedono sopra un tesoro

Governatori infuriati per i tagli E se vendessero i loro «gioielli»? - I tre indignados della mano­vra siedono sopra un tesoro. Formi­goni- Alemanno-Polverini, agguer­ritissimi come mai contro le sforbi­ciate tremontiane, pronti a marcia­re su Roma, a chiedere uguali sacrifi­ci allo Stato. Bisogna proprio taglia­re, si chiedono? In effetti si potreb­be vendere. Loro per primi. Immo­bili comunali e regionali, partecipa­zioni in società, palazzi di pregio: un patrimonio immenso da cui at­tingere. Solo le proprietà immobi­liari in capo agli enti territoriali val­gono l’80% di 350 miliardi (stima complessiva del pa­trimonio pubblico di immobili). «La parte più consisten­te è posseduta dai Comuni (227 miliar­di), seguono le Re­gioni e le Province» spiega Edoardo Re­viglio in un focus congiunto IBL-Ma­gna Charta. Roma è insieme a Milano, uno dei comuni più ricchi dal punto di vista immobiliare, mentre la Lombar­dia è al primo posto nella classifica del­le Regioni. Chi del Pdl non condivide il ribellismo di For­migoni ha indicato un modo per recu­perare rapidamen­te parecchi milioni di euro: vendere il Pirellone (stima ap­prossimativa 800 milioni di euro, so­lo i lavori di restau­ro sono costati 100 milioni). Ex sede della Regione Lom­bardia che lo rilevò nel 1978, il grattacie­lo progettato da Giò Ponti, è proprietà della Regione, che però si è trasferita nella nuova sede, il Palazzo Lombar­dia, finito l’anno scorso e costato 400 milioni di euro. Certo, al Pirello­ne si trasferirà il Consiglio regiona­le, ma in tempi di ristrettezze pub­bliche la cessione di quel gioiello modernista porterebbe parecchia liquidità nelle casse di Formigoni. Tecnicamente si può fare, anche perché una recente disposizione ha alzato da 50 a 70 anni la finestra in base a cui un edificio pubblico va considerato di interesse culturale (con conseguenti vincoli di uso e privatizzazione). Il Pirelli, finito nel 1960, rientra invece tra gli edifici che, nel nuovo regime, non sono più catalogati come di «interesse culturale». Male che vada, c’è sem­pre una partecipazione rilevante in Ferrovie Nord, il 57,7%, che si po­trebbe privatizzare. Con il Colosseo va da sé non c’è gara. Quantificare il valore dei più importanti beni artistici della Capi­tale è roba che ricorda Totòtruffa . Ma qualcuno ci ha provato. Una ri­cerca dall’ufficio studi della Came­ra di Commercio di Monza e Brian­za ha stimato, applicando un indice quantitativo (l’economic reputa­tion index), il valore in termini eco­nomici di quei «brand». Risultato: il Colosseo vale 91 miliardi di euro, la Fontana di Trevi 78 miliardi.Ma an­c­he se si scende dall’iperuranio arti­stico, si vede Alemanno non è mes­so male. Il suo Comune ha un patri­monio immobiliare, solo ad uso abi­­tativo, di 36.251 appartamenti, pari a 1.931.287 mq. Periodicamente scoppiano delle svendopoli o affit­topoli romane. L’ultima si è saputa a marzo e riguarda oltre 750 immo­bili di proprietà del Comune, vendu­ti­a prezzi stracciati tra il 2001 e gli ul­timi anni, al 20% del valore di merca­to. L’affittopoli invece tocca circa 1.700 tra case e locali, molte in aree di pregio come Fontana di Trevi o piazza Navona, affittate a prezzi ridi­coli (un hotel con vista sui Fori Im­periali e Colosseo che paga al Comu­ne 30mila euro l’anno per tutta una palazzina, circa 20 camere). Insom­ma un patrimonio che potrebbe rendere molto, se sfruttato meglio o ceduto in parte. Altro settore dove il sindaco Ale­manno potrebbe guardare per recu­perare fondi è quello delle parteci­pazioni. Il Comune di Roma ha in ballo 880 milioni di euro nelle socie­tà in cui ha quote. Dalle travagliata Atac Spa e Ama spa (parentopoli, bu­chi di bilancio, inef­ficenze), a Gemma spa (ma fino al 2010), società che ha gestito, per an­ni, le pratiche dei condoni edilizi pri­ma­di essere seque­strata dalla Gdf per aver «distratto» 30 milioni di euro. Ancora più lun­go è l’elenco delle società partecipa­t­e della Regione La­zio, dell’altra barri­cadera anti- mano­vra, Renata Polveri­ni. Ben 27, da Aero­porti di Roma Spa a «Tuscia Expò Spa» e«Unionfidi (Grup­po Sviluppo La­zio) ». Ma c’è da re­stare a bocca aper­ta se si scorre l’in­ventario dei beni immobili regionali ( aggiornamento novembre 2010) prodotto dalla dire­zione demanio e patrimonio dell’en­te­guidato dalla Pol­verini. Specie se si butta l’occhio sul valore indicato per alcune delle deci­ne di appartamen­ti in centro a Roma che sono di proprietà della Regione Lazio. Solo per fare un esempio, un im­mobile di 12,5 vani (dunque enor­me) in piazzale di Porta Pia, registra­to col valore di appena 316mila eu­ro. Undici vani in via della Mercede, dietro Piazza di Spagna, a 329.500 euro. Tra l’altro, chi abita in questi «immobili ad uso abitativo» della Regione Lazio? E a che canoni? Mi­stero.