Giorgio Dell’Arti, La Stampa 4/9/2011, 4 settembre 2011
VITA DI CAVOUR - PUNTATA 176 - OFFENSIVA PACIFISTA
Alla fine, perché Walewski era così contrario?
Walewski era certo che in caso di guerra tutta l’Europa si sarebbe messa contro Napoleone. Sì, l’Inghilterra sarebbe rimasta neutrale: ma in armi. La Russia, benché amica (in quel momento), non avrebbe permesso di mettere in pericolo la Germania. Prussiani, tedeschi, austriaci, tutti insieme...Neanche il popolo francese voleva la guerra. E per la causa italiana poi...Del resto si vide benissimo quando Plon-Plon e Clotilde arrivarono freschi sposi a Parigi: accoglienza gelida. Walewski interpretava meglio del suo imperatore il comune sentire del popolo. E magari, trattandosi di un figlio del vero Napoleone, lei si meraviglia che fosse pacifista...
Ma no.
L’opuscolo Napoléon III et l’Italie ebbe su di lui un effetto pessimo. Si mise d’accordo con Malmesbury per mandare Cowley a Vienna a tentare una mediazione. Malmesbury spedì anche una nota a Cavour. Con un tono piuttosto inammissibile, il ministro inglese qualificava come « unjudicious » la politica di Torino. Sosteneva che l’Austria s’era riarmata per colpa del Piemonte. Insisteva che Piemonte e Austria dovevano trovare un accordo. Che Cavour mettesse per favore per iscritto il seguente concetto: non ho alcuna intenzione di attaccare l’Austria. Non si rendeva conto, il presidente del consiglio, che l’impresa era al di sopra delle sue forze? Che cosa ne sarebbe rimasto del Regno di Sardegna, quando i suoi assalti fossero falliti? E comunque: Cavour dicesse quello che non gli andava e non dubitasse della simpatia inglese.
Questo tipo di note dovevano essere presentate proprio da Hudson, il patriota.
Già. Col fastidio che può immaginare. Hudson, pensando di attenuare il colpo, disse a Cavour: «Ne ha mandata una anche a Buol» e mostrò un altro dispaccio, diretto a Loftus, rappresentante inglese a Vienna. Malmesbury chiedeva a Buol di ritirare le truppe ammassate al confine col Piemonte e di aprire un negoziato. Cavour rispose: «Io intanto protesto per il tono poco amichevole della nota che ci riguarda». Hudson taceva. «Cosa si vuole da me? Un elenco delle lagnanze?». «Già». «Me lo chieda per iscritto e io gli risponderò per iscritto».
Che differenza c’era?
Guadagnava tempo. In definitiva si trattava solo di questo: prolungare la tensione il più possibile, sperando alla fine in una qualche esplosione. Londra chiese quindi per iscritto quali fossero queste lagnanze e Cavour fece preparare la lista a Carutti. Che dico lista? Era un memorandum, che poi Cavour corresse e fece rivedere anche da Napoleone. Se lo può benissimo immaginare. I trattati del ‘15 erano fatti a pezzi: gli italiani odiano gli austriaci, quindi nelle province da loro dominate sia imposta un’amministrazione italiana con proprio esercito e ordinamenti rappresentativi; come mai nel ‘47 si ammise che Vienna poteva intervenire a Parma e a Modena? Il conte Buol provveda piuttosto a demolire le fortificazioni di Piacenza, non previste da nessun trattato, e a ritirare le truppe che tiene illegittimamente in Romagna; si dia una costituzione a Parma e a Modena, la si ripristini in Toscana, si separino - amministrativamente - le province settentrionali dello Stato pontificio, si imponga al papa la creazione di una consulta...Come vede, il Piemonte parlava a nome di tutta l’Italia. Il Regno delle Due Sicilie non era citato per non creare imbarazzi alla Russia.
L’impegno a non attaccare l’Austria?
Quello non c’era, e Malmesbury - a cui pareva già assurda la pretesa di un’amministrazione tutta italiana nel Lombardo-Veneto - adoperò nel commentare il memorandum la parola «hostile». Buol, al contrario, aveva dato le più ampie assicurazione sulle intenzioni non aggressive degli austriaci.
Se il Piemonte parlava a nome di tutta l’Italia, l’Inghilterra, a quanto vedo, parlava a nome di tutta l’Europa.
Infatti Malmesbury aveva chiesto anche l’opinione di Bonaparte, e Napoleone aveva risposto senza citare il Lombardo-Veneto. Era un segnale.
Si stava spostando sulle posizioni di Walewski.
Era meno sicuro di prima. La sua lista delle lamentele lasciava un margine di trattativa. I princìpi del 1815 erano tutto sommato salvaguardati.
Spiegazione?
Erano, appunto, gli effetti dell’offensiva di Walewski, impegnato a far saltare Plombières. Il 4 marzo Bonaparte ricevette Nigra e Nigra scrisse poi a Cavour che l’imperatore credeva di trovarsi « nella più difficile e pericolosa posizione... l’Europa ha subodorato le nostre intenzioni...conseguentemente l’opinione pubblica, massime in Inghilterra e in Allemagna, s’era rivolta ad un tratto e con raro accanimento contro di lui ». La parte terribile veniva a questo punto: « Il risultato di questo stato di cose doveva necessariamente essere una sospensione temporaria dei nostri piani », l’imperatore considerava « impossibile il cominciare la guerra sotto l’influsso delle presenti circostanze, e che credeva la si dovesse rimandare alla primavera del 1860 ». Per completare il quadro, il giorno dopo uscì sul «Moniteur» la nota pacifista preparata da Walewski: si dava notizia ufficiale dell’alleanza franco-sarda, ma si specificava che si trattava di un’intesa strettamente difensiva, alla quale non si sarebbe di sicuro posto mano dato che la diplomazia stava ottenendo in quel momento i più vasti successi, eccetera eccetera eccetera.