ANNA MASERA, La Stampa 4/9/2011, 4 settembre 2011
Troppe password: fonti a rischio - Wikileaks come editore di notizie solleva questioni controverse sul futuro del giornalismo nell’era di Internet
Troppe password: fonti a rischio - Wikileaks come editore di notizie solleva questioni controverse sul futuro del giornalismo nell’era di Internet. L’ultima riguarda le password. I giornalisti non sono molto meglio dei diplomatici Usa nel gestire la loro sicurezza informatica. Nelle redazioni i problemi di chiavi d’accesso perse sono la norma. Ma stavolta un giornalista del «Guardian», uno dei partner di Wikileaks che ha visionato e pubblicato poco più di 20 mila dei 251 mila cablogrammi del Dipartimento di Stato Usa, avrebbe violato l’accordo di confidenzialità firmato con il sito fondato da Julian Assange - non si capisce se per errore o apposta - pubblicando in un libro le password dell’archivio di Wikileaks e mettendo così in chiaro le fonti che dovevano invece rimanere protette dall’anonimato. A questo punto, secondo Assange, governi e servizi segreti avevano un pericoloso accesso alle fonti dei cablo non ancora resi pubblici: per questo Wikileaks l’altro ieri ha deciso di pubblicarli tutti in blocco su Internet, ricercabili, contando sul crowdsourcing , anziché farli passare dai giornali partner. «Twittate le vostre scoperte importanti. L’intera stampa mondiale non ha sufficienti risorse» è stato l’appello, invitando gli utenti di Twitter a dare il proprio contributo nella ricerca di notizie tra la massa di dispacci. La reazione degli ex-giornali partner contro questo tipo di citizen-journalism non si è fatta attendere: «Senza di noi, non emergerà nulla». Finora è grazie all’interpretazione dei giornali che sono emerse le notizie pubblicate da Wikileaks. A meno che si riesca di nuovo a unire le forze, ormai è sfida aperta.