MARCO ZATTERIN, La Stampa 4/9/2011, 4 settembre 2011
Nella capitale dei diamanti un miliardo di evasione - Una cascata di diamanti in un mare di evasione fiscale da un miliardo di dollari
Nella capitale dei diamanti un miliardo di evasione - Una cascata di diamanti in un mare di evasione fiscale da un miliardo di dollari. E’ facile per il capo dell’antifrode belga, Carl Devlies, ammettere che questo è il più corposo caso di truffa ai danni nel Fisco mai avvenuto nel regno di Alberto II, lo sarebbe in quasi qualunque paese europeo. Centinaia di contribuenti belgi hanno nascosto nella filiale svizzera di una banca britannica i loro tesoretti al fine preciso di sfuggire alle reti del loro Erario. La sinfonia della truffa sarebbe stata orchestrata da alcuni pezzi grossi del mercato dei brillanti di Anversa, i quali, a quanto riferisce la stampa fiamminga, per il momento rifiutano di collaborare con la giustizia. E’ una scossa di un terremoto che avrà certo conseguenze pesanti per la città sulla Schelda, città affascinate e ricca, capitale delle pietre preziose. Lunedì sarà una giornata tesa alla riapertura degli uffici sulla Hoveniers Straat, che per noi è la Via del Giardiniere, arteria nel cuore del quartiere ebraico lungo la quale si svolge la compravendita dell’80% dei diamanti del globo. A leggere le carte degli inquisitori emerge che il raggiro da 700 milioni di euro è stato architettato da un gruppo numeroso di clienti e operatori. Almeno 170 intermediari, venditori e investitori risultano essere finiti nella lista dell’Antifrode. Sono tanti. Troppi, per una sola via. La truffa, raccontata ieri dai giornali belgi, è figlia dell’ennesima inchiesta legata agli elenchi appartenuti a Hervé Falciani, il famigerato tecnico informatico trentenne italo-francese che tra il 2006 e il 2007 è riuscito a sfilare dai computer elvetici della Hsbc, la banca britannica in questione, i nomi di 79 mila clienti. Beccato a inizio 2009, è diventato giocoforza una risorsa preziosa per gli ispettori tributari di mezza Europa. Le sue liste hanno messo nei guai alcuni dei principali protagonisti della finanza continentale. Uno degli ultimi è stato lo spagnolo Emilio Botin, presidente del Banco Santander. I belgi hanno ottenuto la loro fetta di documentazione nel luglio del 2010. Le pagine di Falciani contenevano 800 nomi di sospetti evasori nati nel «Paese piatto» cantato da Jacques Brel. L’istituto antifrode (Isi) ha concentrato l’attenzione su un pacchetto di cinquecento pesci più grossi, da cui è arrivato nel cuore delle Fiandre sino al Gotha del mercato diamantifero belga. Il quotidiano «De Tijd» parla di riflettori accessi su 170 fra big e meno big della Hoveniers Straat. Fra questi, spiccano soprattutto i nomi di Maurice Fischler, presidente della Antwerp Diamond Bourse e di due amministratori della stessa società, «Alain M. e Abraham P.». Inquisito anche Lucien Steinrich, numero uno del Antwerpsche Diamantkring, il principale mercato mondiale delle pietre grezze. Sarebbero coinvolti anche l’ex presidente del Consiglio superiore del Diamante (recentemente rinominato Antwerp World Diamond Center), Charles Bornstein, e due ex amministratori. Ce n’è per scuotere l’intero sistema del diamante in un momento in cui il mercato è tutto Toro. La recente volatilità delle monete e delle Borse ha spinto i prezzi a salire del 50% nell’ultimo anno mezzo, grazie sopratutto alla domanda cinese e indiana. Un business da re e, ora, una inchiesta potenzialmente micidiale e certamente difficile. Il sistema cercherà di affossarla. C’è l’onore della piazza in gioco e forse più. Soprattutto se si scoprisse, come ipotizza la stampa belga, che la filiale svizzera della Hsbc ha sostituito la Max Fischer, banca privata di Anversa (fallita), in cui i re ambigui del diamante occultavano i loro segreti e i più loschi affari.