Francesco Piccolo, il venerdì di Repubblica 2/9/2011, 2 settembre 2011
L’ESTATE DI DADADA MANUALE ITALIANO DI SOCIOLOGIA
D’estate, la prima serata di RaiUno, ha dato spazio a Dadada, un programma che serve all’Azienda per non spendere soldi nel periodo estivo, ricorrendo al magazzino, ed è probabilmente il miglior programma di intrattenimento della Rai. Dadada è un’antologia di sketch, canzoni, ospiti, spezzoni di film, ogni sera con un tema, pretestuoso o meno poco importa.
Ci sono due modi di guardare Dadada: il primo è quello di lasciarsi andare al ricordo di una televisione antica o contemporanea (gli spezzoni si alternano in modo appositamente caotico), recuperando programmi o tormentoni dimenticati, guardando cose stupide o momenti epocali della televisione (non c’è solo il meglio, qualche volta c’è anche il peggio). Personaggi che hanno fatto la storia della tv e altri che sono spariti.
Il secondo modo di guardare questo programma è usarlo come un testo di antologia per riflettere sull’intrattenimento, sulla Rai, sul costume, sull’Italia. Una sorta di manuale di sociologia applicata, molto interessante sull’Italia dagli anni 50 a oggi. Per osservare come è cambiato il modo di divertirsi, di organizzare il divertimento; per constatare che su alcune cose certi comici e gli italiani che li guardano sono rimasti legati a quel tipo di umorismo da barzellette della Settimana Enigmistica. Si può osservare la scomparsa della messinscena degli sketch. Si può rintracciare sempre un secondo livello di programmazione più folle, colto e che ha prodotto i programmi passati alla storia. Ma anche certe Canzonissima, Fantastico, Domenica In, che riportano con esattezza gli odori e gli umori di come eravamo. Il varietà in questo è preciso: ti riporta direttamente a quell’anno, a come stavi mentre guardavi quel programma; è come le canzonette. Una sera qualsiasi, c’è Jannacci che canta Vengo anch’io, Vianello che maltratta la Mondaini, Bonolis che balla con la Carrà, uno sketch con Lando Buzzanca, una canzone di Mina, Nino Ferrer, tanto Celentano e, in più, spezzoni di film di Totò, Sordi, o Pane, amore e fantasia. E mentre rifletti, giochi con gli accostamenti, ripensi ai cambi di linguaggio, di costume, dei modi di pensare e di far ridere, la vita ti scorre davanti, così come scorre nella tua testa: in modo confuso, per passaggi logici e illogici. E questo casino compone due scenari inquietanti e ineluttabili: hai fatto parte di questo Paese per ogni cambiamento che c’è stato, ti sia piaciuto o no. E, soprattutto, hai visto una quantità gigantesca di televisione, soprattutto da ragazzo.