Roberto Giardina, ItaliaOggi 6/9/2011, 6 settembre 2011
GERMANIA, IN STAMPATELLO A SCUOLA
È una decisione rivoluzionaria e, quindi, pericolosa: da quest’anno i bambini alle scuole elementari nel Land di Amburgo impareranno a scrivere solo in stampatello. Ricordate il vostro primo anno di scuola? Si cominciava con le aste, poi si disegnavano le prime lettere in fogli di quaderno dalle righe ampie, poi sempre più piccole.
Infine, le prime parole. Si riceveva un voto per la bella o brutta grafia. E, almeno quando alle elementari ci andavo io, si scriveva a matita e il passaggio alla penna e al calamaio era un evento epocale. La penna biro era vietata. Uno strumento diabolico.
Ad Amburgo e dintorni tutto ciò appartiene ormai al passato. L’esperimento era già in corso in Baviera e in Nord Renania Westafalia, ma è la prima volta che viene presa una decisione ufficiale da parte delle autorità. Perché continuare a torturare i bambini nell’era del computer? Comunque, appena più grandi, scriveranno sulla tastiera del laptop. A stampatello impareranno a scrivere più facilmente. Con meno fatica di tutti, anche degli insegnanti. «Gli scolari non dovranno più imparare a scrivere in due maniere diverse, perché tanta sorpresa?», dichiara Peter Albrecht, portavoce delle autorità scolastiche anseatiche.
Certamente io riesco a leggere, sia pure con una certa fatica, un testo pubblicato durante la repubblica di Weimar, stampato dunque in gotico. Ma mi arrendo davanti a una cartolina inviatami da un amico tedesco, scritta ovviamente in corsivo. Confesso che a volte devo sforzarmi per capire che cosa abbia scritto io stesso a mano, a distanza di qualche tempo. Aveva ragione la mia maestra, che mi rimproverava per la mia orrenda grafia.
Scrivere solo in stampatello, tuttavia, sarà una grave perdita culturale, si allarmano in molti. I bambini imparano a scrivere e a leggere contemporaneamente. Rendere in apparenza più facile la scrittura renderà più ardua la lettura. E non è un paradosso. Nel corsivo si passa da una lettera all’altra senza sollevare la penna dal foglio: la parola diventa un unico segno. Nello stampatello si solleva la penna a ogni lettera, la scrittura è più facile ma anche più lenta. La calligrafia è personale, ci accompagnerà per tutta la vita, come si disperava sempre la mia maestra. Gli scolari di Amburgo, e poi gli altri in Germania, perderanno in individualità. E faranno più fatica nella lettura.
Perché, spiegano gli psicologi, se si impara a scrivere alla vecchia maniera, nel nostro cervello vediamo le parole anche al computer come un’unità. Domani le vedremo come sono, in stampatello, e compiteremo inconsciamente lettera per lettera. E sarà più difficile capire il senso di una frase. Oggi, al liceo, uno studente su quattro ha difficoltà di lettura: sa leggere parola per parola, e alla fine non capisce quel che ha letto. Persino la lettura di Paperino diventa un’impresa.
Per Helmut Ploog, presidente dell’associazione dei grafologi tedeschi e professore di psicologia della grafia all’università di Monaco, la decisione è gravissima: «Scrivere in stampatello renderà difficile sviluppare le proprie qualità. La nostra grafia non rimane sempre uguale nel tempo: viene modificata dall’età, durante la pubertà e la maturità, da un evento importante nella nostra vita. Cambia se siamo felici o depressi. Se la scrittura viene standardizzata i mutamenti saranno meno drastici. Sarà magari più facile leggere quel che scriviamo, ma lo sviluppo della nostra personalità ne soffrirà».
Basta guardare quel che è avvenuto negli Stati Uniti, ammonisce il professor Ploog, dove da anni i ragazzi non imparano a scrivere in corsivo: «La perdita culturale negli Usa è evidente a tutti». Meglio avere una pessima grafia che diventare analfabeti di ritorno.