Marco Lillo, il Fatto Quotidiano 4/9/2011, 4 settembre 2011
AVANTI! CON I SOLDI QUEI MILIONI VOLATI IN BRASILE
L’Avanti! e l’uso dei 2,5 milioni di contributi per l’editoria percepiti dalla società di Valter Lavitola ogni anno dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio, sono uno dei filoni di indagine più interessanti per la Procura di Napoli. Al Fatto risulta però che, a prescindere dall’esito degli accertamenti penali, in tempi non sospetti anche uno dei vecchi soci di Lavitola nella Cooperativa dell’Avanti si era lamentato dei metodi dell’editore amico di Berlusconi.
RAFFAELE PANICO, ex socio della cooperativa di undici persone che editava il giornale, racconta al Fatto Quotidiano: “Ero l’uomo che gestiva la contabilità della cooperativa che editava l’Avanti! con Valter Lavitola e fui costretto ad andarmene il 26 luglio 2002 perché non condividevo quello che avevo visto e che ero stato costretto a fare per assecondare i voleri di Lavitola”. Secondo Panico, “Lavitola dirottava in Brasile, dove gestiva un’impresa di pesca, una parte dei soldi destinati all’attività dell’Avanti!, in parte provenienti anche dai fondi incassati dal Dipartimento, che allora erano un paio di miliardi all’anno, mentre il giornale costava realmente solo 900 milioni di lire all’anno”. Ovviamente si tratta di un racconto che va verificato per filo e per segno anche perché, secondo Panico, i soldi non andavano direttamente dalla società editoriale italiana di Lavitola a quella di pesca brasiliana, ma transitavano sui conti di persone fisiche. E il conto di partenza era proprio quello di Panico, che dice di averlo fatto solo a titolo di cortesia. “Lavitola faceva transitare i soldi dell’Avanti! dall’Italia in Brasile dal mio conto a quello di Joelma Do Nascimento Da Silva, una ragazza allora appena maggiorenne. Io pensavo all’inizio che fosse un’attività umanitaria. Per questo”, prosegue Panico, “avevo accettato all’inizio di far transitare i soldi sul mio conto. Ma quando vidi che i bonifici erano periodici e la somma aumentava, mi ribellai. Quando mi resi conto che il socialismo nel quale io credevo era diventato solo lo specchietto per gli affari di Lavitola, ho firmato una transazione davanti al sindacato per ottenere gli arretrati nel 2002 e sono stato fatto fuori dalla Cooperativa dell’Avanti”. Sono passati dieci anni dai fatti descritti da Panico (tutti da verificare) ma, secondo i pm napoletani, i metodi non sarebbero cambiati. I soldi incassati grazie al ricatto a Berlusconi e quelli incassati dalla Presidenza del Consiglio per il giornale, secondo i magistrati napoletani erano usati per le attività private di Lavitola nell’edilizia. “Nel corso della telefonata del 29 giugno 2011” secondo i pm “Lavitola, nell’esaminare i vari cantieri aperti (si citano in particolare quelli di Pomezia e di Brescia) concorda pagamenti “in nero” al cugino Antonio per trentamila euro, concordando inoltre le modalità di falsificazione della documentazione contabile, amministrativa e societaria per rendere documentalmente ‘giustificata’ l’entrata, nelle società interessate, delle somme da investirvi e provenienti dalle varie attività illecite”. Nei cantieri finiscono – per i pm – non solo “i profitti delle descritte attività estorsive ai danni del Berlusconi”, ma anche, sempre secondo i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, “le somme ricevute dalla sua società International Press, editrice de l’Avanti!, quale contributo pubblico erogato dalla Presidenza del Consiglio come sostegno all’editoria”.
IL FATTO QUOTIDIANO
aveva già rivelato il 6 luglio scorso che “Valter Lavitola, sarà presto sottoposto con il suo Avanti! (assieme ad altri giornali) a un controllo per verificare se le copie dichiarate per ottenere i contributi sono reali”. La gloriosa testata socialista, tornata a far notizia solo grazie al famoso scoop caraibico della lettera del ministro di Saint Lucia sulla vicenda Fini-Montecarlo, non si vede mai nelle edicole, ma incassa 2,5 milioni di euro all’anno dichiarando tirature elevate. Grazie alla legge attuale, infatti, il Dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio diretto da Elisa Grande, deve finanziare non solo i giornali comprati realmente in edicola, come Il Manifesto o l’Unità, ma anche quelli che dichiarano tirature enormi grazie al meccanismo delle vendite in blocco e dello strillonaggio. Quando a giugno 2011 il capo del Dipartimento, Elisa Grande, ha avviato un’indagine amministrativa sulle 25 società che maggiormente dipendevano da questi fenomeni, L’Avanti! di Lavitola era il primo della lista. Proprio per verificare che le fatture delle vendite e quelle dei costi (che aumentano i contributi incassati) fossero corrette, il Dipartimento ha spedito le carte al Nucleo Spesa Pubblica della Guardia di Finanza.
POCHI GIORNI dopo l’articolo del Fatto che ne dava notizia, Lavitola entra in fibrillazione. Il 17 luglio parla al telefono con il suo collaboratore Fabio Sansivieri che, sconsolato, gli dice: “Alla Presidenza non mi rispondono”. Intanto Lavitola dice al suo uomo di “mettere a posto le carte” in vista di una visita della Guardia di Finanza, soprattutto con riferimento alla “società di servizi”. Infine chiede di essere costantemente informato sulla questione “delle vendite” via mail. I magistrati di Napoli hanno altri elementi e pensano di avere individuato “la malversazione, il dirottamento e l’utilizzo per finalità diverse – operato da Lavitola – dei fondi e dei finanziamenti erogati dallo Stato al quotidiano l’Avanti! (edito attraverso la International Press dallo stesso Lavitola) dal Dipartimento dell’editoria della Presidenza del Consiglio”. Per la Procura di Napoli, “ingenti somme sono distolte e destinate dal predetto Lavitola e dai suoi complici al perseguimento di interessi e di affari personali che nulla hanno a che fare con il suddetto quotidiano”.