Elena Comelli, Nòva24 4/9/2011, el. c., Nòva24 4/9/2011, 4 settembre 2011
ARIA NUOVA SULLE STRADE
Dall’auto elettrica alla bicicletta, dal car-sharing ai mezzi pubblici: le vie della mobilità sostenibile sono (quasi) infinite. L’importante è ridurre l’inquinamento dei motori a combustione interna nelle aree più densamente popolate, quelle dove oggi si concentra maggiormente. Se è vero che le città, come dice l’economista di Harvard Ed Glaeser, sono la migliore invenzione dell’umanità, è anche vero che rischiano di diventare invivibili se non si applicheranno soluzioni di mobilità intelligente, nella prospettiva di una rapida crescita della popolazione urbana: saremo nove miliardi nel 2050, all’80% concentrati nelle metropoli. E quindi cerchiamo di non soffocarle con i nostri tubi di scappamento.
«In centro senza la macchina!» è lo slogan della European Mobility Week, che si svolge dal 16 al 22 settembre e a cui partecipano 25 città italiane. Per aderire, bisogna dimostrare di aver adottato una qualsiasi misura in favore del trasferimento permanente di spazi urbani dalle auto ai pedoni, alle bici o al trasporto pubblico. E questo sta diventando il punto centrale dell’azione di molti sindaci che dettano l’agenda della sostenibilità in Europa e oltre. La vivibilità cittadina, infatti, non si compone di una singola misura, ma di una serie di buone pratiche applicate a tappeto per molti anni. È il caso di Zurigo, che vanta una ripartizione modale del 63% su trasporto pubblico e solo del 25% su auto privata, o di Copenhagen, dove il 36% della mobilità urbana si risolve con la bici (26% in auto), ma anche di New York, dove un fiume di pendolari si riversa su Manhattan via treno o via traghetto. I tre modelli sono diversi, ma puntano nella stessa direzione: abbassare il più possibile la quota di auto private circolanti nello spazio urbano. All’altro capo della graduatoria, in Europa, si collocano Torino e Palermo, con una prevalenza del 79 e 78% dell’auto privata sulle altre opzioni di mobilità, contro il 5 e il 9% del trasporto pubblico. Milano è una via di mezzo, con il 47% di auto private nella ripartizione modale, non lontano da Roma (53%), Madrid (48%) e Budapest (46%). Tra i casi più virtuosi, oltre a Zurigo e Copenhagen, troviamo Berlino e Vienna (31%).
A New York, solo il 24% dei pendolari usa la macchina per arrivare in ufficio: il 41% usa la metropolitana, il 12% l’autobus e gli altri vanno in bici, in treno o in traghetto. La metropolitana è talmente importante per gli abitanti della Grande Mela, che è sempre in funzione, 24 ore su 24, così come il treno dei pendolari che viene dal New Jersey, il Path. I newyorkesi macinano complessivamente oltre 18 miliardi di miglia sui mezzi pubblici ogni anno, contro i 2,8 miliardi degli abitanti di Los Angeles e i 2,2 miliardi dei cittadini di Chicago. L’alta incidenza dei trasporti pubblici sulla mobilità cittadina ne fa una delle città più efficienti del mondo industrializzato: il consumo pro capite di idrocarburi equivale alla media americana del 1920.
Stesso discorso vale per Zurigo: la capitale finanziaria della Svizzera è considerata un modello a livello globale per la funzionalità dei suoi mezzi pubblici, che attirano il 63% degli spostamenti. Questa prevalenza è stata ottenuta migliorando costantemente l’offerta e coordinando le 41 diverse compagnie di trasporti pubblici di tutta la regione, che insieme gestiscono 262 linee, per 2.300 chilometri complessivi, con un unico biglietto comune. Corine Mauch, prima donna e primo sindaco apertamente gay a guidare la più grande città elvetica, ha incentrato sul trasporto pubblico la sua campagna elettorale nel 2008, promuovendo un referendum per ancorare nella Costituzione cittadina il concetto di società a 2.000 watt, passato a larga maggioranza. Mauch applica una politica sempre più restrittiva sui parcheggi in centro, dove ormai si può lasciare la macchina solo per un’ora, pagando tariffe salatissime e con la certezza di una multa in caso di inadempienza. Copenhagen, la città campione mondiale della bici, dove solo il 26% dei tragitti cittadini si copre in auto, non è da meno: la difficoltà di lasciare la macchina e la certezza della pena rappresentano un deterrente formidabile per gli automobilisti. Ma in ultima analisi, quello che conta di più è la fierezza degli abitanti nel perseguire uno stile di vita che rende l’aria più respirabile e consegna ai posteri una metropoli dove fa piacere abitare. Elena Comelli • LA SORPRESA VIENE DA NAPOLI - Il segreto sta nell’integrazione dei sistemi di trasporto. «Un piano di mobilità parte sempre dal dialogo fra le varie società di trasporto pubblico e da un accordo strategico fra i diversi enti locali del centro e della cintura urbana», spiega Edoardo Croci, direttore di ricerca allo Iefe, il centro di economia e politica dell’energia e dell’ambiente della Bocconi, oltre che ex assessore alla Mobilità del Comune di Milano e "padre" dell’Ecopass. «In una città come Milano, dove entra un milione di pendolari al giorno e quindi una persona su due in circolazione in città viene da fuori, è chiaro che agire solo a livello comunale non risolve il problema», precisa. Proprio per questo Palazzo Marino ha instaurato nel tempo un dialogo con i 32 Comuni della cintura urbana, ma «la densità della rete è ancora insufficiente», ammette Croci. Tanto che due terzi di questi spostamenti si fanno in auto: il 66% dei viaggi fra Milano e il suo hinterland è coperto con mezzi privati, contro il 47% dei viaggi interni alla cintura urbana. «Ci vorrebbero grandi investimenti nella rete ferroviaria regionale e nella metropolitana milanese, che a dire la verità sono in programma, ma non è detto che tutti i piani vadano in porto», fa notare Croci. E poi c’è la questione delle merci: «Il trasporto merci causa meno di un decimo del traffico ma oltre un terzo dell’inquinamento in città, che potrebbe essere eliminato con una logistica più moderna».
Sul piano della logistica, il modello italiano è Vicenza, dov’è in vigore un divieto di circolazione per tutti i mezzi commerciali con motore a combustione interna: è il centro eco-logistico vicentino (Veloce Logistic Center) che cura la distribuzione intelligente delle merci nel centro storico con una flotta di mezzi elettrici, servendo 312 negozi all’interno della zona a traffico limitato. Per il trasporto delle persone, invece, tra i modelli più interessanti c’è Parma, piccola capitale del bike sharing e del car sharing, che sta facendo un massiccio investimento sulle auto elettriche per incentivarne l’uso, con cento colonnine di ricarica e cento veicoli elettrici a noleggio entro il 2012. Ma è Napoli, secondo Croci, il benchmark italiano di un sistema integrato di trasporti fra centro e cintura urbana. «La connessione fra la metropolitana cittadina e le ferrovie leggere Circumflegrea, Cumana, Circumvesuviana e passante, le funicolari e i traghetti, è stata perseguita con integrazioni infrastrutturali intelligenti nello spazio di due decenni, dagli anni Novanta fino ad oggi, facendone un modello da seguire», rileva. Napoli stupisce sempre, anche nella gestione del traffico. ec. c.