Emanuele Scarci, Il Sole 24 Ore 4/9/2011, 4 settembre 2011
MAXIPOLO DEI CIBI SALUTISTICI
Dopo l’offerta per le marmellate e le conserve vegetali Santa Rosa, Valsoia ha formalizzato l’accordo con il consorzio Almaverde Bio Italia: l’azienda bolognese produrrà e commercializzerà gelati e yogurt bio a marchio Almaverde Bio, che identifica una serie di prodotti da agricoltura biologica venduta nel circuito della grande distribuzione. Valsoia si aggiunge così ai 12 produttori del consorzio con un’intesa che arriva fino al al 31 dicembre del 2035. Se però dovesse fallire la conquista di Santa Rosa, Valsoia, che dispone di liquidità e copertura bancaria, continuerà la caccia, puntando su società leader in mercati di nicchia.
Per Almaverde Bio, la partnership rappresenta un risultato importante che completa il paniere di prodotti disponibili sul mercato italiano. Nel 2010 le vendite dei prodotti a marchio Almaverde Bio hanno fatto registrare un fatturato pari a 29,4 milioni, con un balzo del 12% nel primo semestre del 2011.
Anche Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente e azionista di maggioranza di Valsoia, non nasconde che si tratta di una svolta strategica. «Con Almaverde – sostiene – entriamo nel biologico della grande distribuzione. Oggi con il marchio Natura Attiva siamo presenti nei negozi specializzati che però hanno un’altra filosofia e una diversa fascia di prezzi. Valsoia opera prevalentemente nei prodotti di soia, ma, dopo l’operazione Almaverde, se riusciremo ad acquisire Santa Rosa allora raddoppieremo il fatturato e costituiremo un polo dei prodotti salutistici». L’anno scorso la società emiliana ha realizzato ricavi per 56,1 milioni; nel primo semestre dell’anno sono cresciuti a 30,3 milioni con un balzo del 9,5%.
Unilever punta a raccogliere con Santa Rosa una cinquantina di milioni, che però ne fattura 42. Qual è la vostra offerta?
Non posso dire nulla. Osservo soltanto che la nostra è una buona offerta ed è ben articolata.
Nell’alimentare le società si vendono a 6/8 volte l’Ebitda. Le risulta?
Di solito sì, ma poi bisogna considerare anche la quota delle spese generali. E allora il parametro può anche salire.
Tre anni fa tentaste lo shopping ma senza successo. Perché insistere su Santa Rosa che non rientra nei prodotti salutistici?
Cosa c’è di più salutistico della frutta e delle conserve? Per noi è strategica. Venti milioni di italiani sostengono di essere dieta e di scegliere prodotti salutistici, ma questo mercato fattura appena 600 milioni, l’1,5% del totale. Nel nostro Paese le potenzialità di sviluppo sono enormi nonostante la stagnazione dei consumi.
Quindi Valsoia punta soprattutto sull’Italia?
Certo: nel nostro Paese c’è una prateria. E comunque abbiamo verificato che ogni euro investito in Italia rende molto di più che all’estero. Ciò però non ha impedito a Valsoia di portare l’export da zero al 3% e di costituire filiali commerciali in Spagna e Slovenia.
La vendita di Santa Rosa dovrebbe concludersi entro settembre: e se non la spuntaste, anche perché si tratta di un boccone grosso?
Vedremo. Intanto ci contiamo anche perché abbiamo il know how industriale. I fondi di private equity invece dovrebbero "montare" tutto e sbrigarsi a realizzare il ritorno sull’investimento. Se invece non ci riuscissimo penseremo ad altro. Del resto abbiamo otto milioni di liquidità e zero debiti.
E cosa cercate?
Acquisizioni di società leader di nicchia e con buona contribuzione. Non ci interessano follower in grandi mercati. Valsoia, pur disponendo di ingenti risorse, ha sempre tenuto un atteggiamento prudente.
Veniamo al mercato. Nel primo semestre avete aumentato i ricavi ma ridotto la redditività. Cos’è successo?
Le vendite sono rimaste vivaci, specie per bevande e gelati. In luglio però il clima ha frenato la performance. Spero però di chiudere l’anno con almeno un +9%. Quanto alla redditività, abbiamo anticipato gli investimenti pubblicitari e questo si è riflesso sull’Ebitda.