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 2011  settembre 04 Domenica calendario

MUPPET SHOW

La prima foto naturalmente è in bianco e nero, Leland, Mississippi, 1946, ma si capisce che quel bambino ne combinerà di tutti i colori. Jim Henson, l´uomo che inventerà i Muppets, ha nove anni e siede con le gambe incrociate nel giardino di casa. Ha un lenzuolo come tunica e un asciugamano per turbante. Fa l´indiano. E con un piccolo flauto gioca a fare l´incantatore di serpenti. Ah già: il serpente è il tubo dell´acqua che la mamma ha posato dopo avere innaffiato il giardino... L´ultima foto invece è a colori: l´aveva scritto lui stesso che al suo funerale non voleva nessuno vestito di nero. New York, 1990. Jim Henson è già un fantasma pianto da tutto il mondo e dai suoi pupazzi che a uno a uno prendono la ribalta con i loro interpreti per cantare le canzoni più famose dello show: finché la Dirty Dozen Brass Band non manda tutti a casa suonando allegra When The Saints Go Marching In.
Dici Muppets e pensi subito a Kermit la Rana e a quello show tv che al suo apice faceva 233 milioni di spettatori nel mondo. Ma la vita, la morte e i miracoli terreni di Jim Henson raccontano anche un´altra storia. Per carità: a novembre arriva il nuovo film, The Muppets, che spingerà i piccini a trascinare al cinema tutta la famiglia - prodotto fra l´altro dalla Disney che sette anni fa si pappò i diritti di quello "studio" rivale. E poi i Muppets sono già diventati un musical e ora perfino un disco appena uscito di cover rock: The Green Album. E soprattutto qui negli Usa la fama di Henson è legata a Sesame Street, il programma che più di quarant´anni fa cambiò la tv dei più piccini. Però tutto questo mielume non rende giustizia alla follia creativa dell´ex bambino che incantava i serpenti.
Per esempio: neppure i suoi fan sfegatati ricordano più il cortometraggio datato 1965. I suoi pupazzi sono già un successo e lui se ne esce con questo capolavoro tra il surrealismo e il pop: Piece Time. Mica per caso il Museum of the Moving Image lo propone adesso all´ingresso della mostra dedicata al Jim Henson´s Fantastic World. La storia, per così dire, è quella di un tizio, lo stesso Jim, che si ritrova in un letto d´ospedale, probabilmente per un esaurimento, e il cuore comincia a battergli - pum pum pum pum, e qui parte la musica, quasi tutta batteria, composta dal grande Don Sebesky, che accompagna ritmicamente il film-collage. «È la storia di Everyman», spiegherà lui stesso, «l´Uomo di tutti i giorni frustrato dai compiti tipici di una giornata tipo». Dai Monthty Pyton a Tim Burton generazioni di pensosi comici e incontenibili registi hanno citato quell´esperimento. Che fu candidato agli Oscar ma l´unica cosa che vinse - nell´America degli anni Sessanta - fu la proiezione in accoppiata a Un uomo e una donna di Claude Lelouch.
Strano destino fare coppia col film-mito della Nouvelle Vague per un signore che si diede all´arte solo per finire in televisione. Lo ricostruisce bene il biografo Christopher Finch in The Art, the Magic, the Imagination: Jim, classe 1936, è il primo grande figlio della tv revolution. Nel 1946 la tv americana riprende in tutto il territorio le trasmissioni interrotte per la guerra. E quattro anni dopo Baltimora è la prima città degli States in cui gli spettatori della tv superano gli ascoltatori della radio. «Fui io a spingere i miei genitori a comprare la prima tv» ricorderà Jim. «L´amavo più di ogni altra cosa. Amavo l´idea di vedere qualcosa che si stava realizzando in quello stesso momento in un altro punto dello spazio. E da subito volli solo quello: lavorare in tv». Un giorno scopre che a una tv locale di Washington - la famiglia intanto si è trasferita in Maryland, alle porte della capitale - cercano animatori di pupazzi. Lui non ne ha mai costruito uno: ma con la sua prima creatura è già lì a pretendere quel posto. È l´inizio di una straordinaria carriera che comincia come un affare di famiglia: sarà la moglie Jane la prima collaboratrice e partner. Ma il successo vero arriva proprio con l´arte che poi è l´anima della tv: la pubblicità. Anche qui una provocazione. «Fino a quel momento le agenzie credevano che il modo migliore di vendere i prodotti in tv era presentarli aggressivamente. Noi usammo un approccio completamente diverso: provammo a vendere i prodotti facendo ridere». È il 1957 quando il pupazzo del caffè Wilkins fa la prima comparsa in tv. «Venga qui», dice all´altro pupazzo, «stiamo fotografando tutti quelli che bevono il caffè Wilkins. Lei lo ha mai provato?». Quello: «No!». E per tutta risposta: «Boooom!» - dalla macchina fotografica parte un colpo che lo fa esplodere. Esplodere! Per la pubblicità fino ad allora buonista è una rivoluzione che verrà clonata in mezzo mondo. Per Jim un successo senza confini. Fino a un intervento di causa maggiore. Gli chiedono: visto che i bambini sono così attratti dalla pubblicità perché non usare i personaggi degli spot per insegnare a leggere e scrivere e far di conto? Sesame Street nasce così: nel 1969. E nasce anche la tv dei bambini moderna. Un successo così grande che Jim deve smettere di fare spot. Dice: non voglio che i bambini confondano apprendimento e sfruttamento commerciale. E non vuole sfruttare commercialmente i suoi personaggi. Non ne ha bisogno. Ormai il suo è un impero. Che gli permette di continuare con gli esperimenti.
Tra la follia di Piece Time e lo slancio educativo di Sesame Street c´è tempo nel 1967 per Youth: è un documentario sulla rivoluzione giovanile con musiche di gente tipo Bob Dylan e Who. E poi c´è The Cube: il serial sul prigioniero che vive rinchiuso nel cubo da cui non può uscire mentre tutto il mondo (un´allucinazione?) gli entra dentro. Altro programma profetico: da Twilight Zone a Lost quanti gli sono debitori? Quando a metà dei Settanta arriva il Muppet Show, Henson ha già fatto saltare tutti gli schemi. Nello spettacolo dei pupazzi interagiscono personaggi veri: da Harry Belafonte a Elton John. Mezza Hollywood fa a gara per farsi intervistare da Kermit la Rana e Miss Piggy. E nel mondo dello spettacolo in estasi per i vari Star Wars e Star Trek lui risponde con una vera porcata: il miniserial Maiali nello spazio. Ma non basta: a Jim non basta mai. Nascono i fantasy che trent´anni dopo ispireranno i format da Harry Potter al Signore degli anelli. Film in cui i pupazzi si mischiano agli umani: da The Dark Crystal a quel Labirynth in cui il protagonista è un certo David Bowie.
Chissà cos´altro era pronto a partorire. E invece muore a 53 anni per l´unica cosa che non aveva saputo immaginare: l´arrivo di una polmonite. Lascia gli appunti per un libro mai pubblicato. «A un certo punto della mia vita ho pensato che ci sono così tante cose al mondo in cui non potevo fare granché - il terrorismo, il pregiudizio nazionalista, la Guerra fredda - per cui non mi restava che concentrarmi sulle cose in cui la mia energia contava qualcosa». Ma forse l´insegnamento più grande è proprio quel pastiche rivoluzionario di pop e spot. Quello straordinario mix di cultura alta e bassa. Quegli show per bambini che parlano anche gli adulti. Vi ricordate la canzone più famosa dei Muppets? «Mah Nà Mah Nà». L´ennesima provocazione. L´irresistibile non-sense che il grande Piero Umiliani aveva scritto per quel proto sexyfilm camuffato da sociologia: Svezia: inferno e paradiso. E che solo la lucida follia di Big Jim - l´ex bambino che sognava di incantare i serpenti - poteva trasformare in un inno dell´infanzia.