Filippo Facci, Libero 4/9/2011, 4 settembre 2011
CORSIVI
Stato della democrazia italiana in tre punti. Primo: a fine settembre scade il termine per raccogliere le firme necessarie al referendum che modifichi la legge elettorale definita «porcellum», cioè quella, approvata nel 2005, che non permette di esprimere preferenze e lascia libertà di «nomina» ai capi di partito. Nonostante la scadenza, e nonostante bestemmiare contro il porcellum sia ormai abitudine anche dei partiti maggiori, del referendum non parla nessuno, soprattutto in tv. Secondo punto: il Popolo della Libertà - lo ha annunciato il segretario Angelino Alfano - non istituirà le consultazioni primarie perché è ritenuto scontato che il prossimo candidato per le elezioni sarà nuovamente Silvio Berlusconi. Non per acclamazione, ma semplicemente perché «la coalizione vive della sua leadership». Terzo punto: il Partito Democratico - lo ha scoperto il sindaco di Firenze Matteo Renzi - in caso di primarie prevede la candidatura unica di Luigi Bersani. Questo, almeno, recita lo statuto del PD al capo VI, articolo 18, punto 8: «Qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale». Significa che uno come Renzi, per capirci, se volesse candidarsi alle primarie dovrebbe prima dimettersi dal PD.