Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 04 Domenica calendario

In Siria è in atto, da mesi, una repressione violenta e odiosa almeno quanto quella scatenata a suo tempo da Gheddafi, e per mano di un regime almeno altrettanto iniquo

In Siria è in atto, da mesi, una repressione violenta e odiosa almeno quanto quella scatenata a suo tempo da Gheddafi, e per mano di un regime almeno altrettanto iniquo. Ma la famosa "comunità internazionale", che in varie forme e sotto varie sigle da qualche anno si è presa la briga di "esportare la democrazia" nel mondo, e in Libia è intervenuta con tutto il suo peso economico e militare, per la gente siriana massacrata giorno dopo giorno non ha mosso un dito. Si intuisce e si impara, leggendo i giornali, che cautele geopolitiche e calcoli economici impediscono di intervenire contro il regime di Assad. Da cittadino occidentale qualunque, che con le sue tasse già finanzia numerose "missioni di pace", sarei perfino disposto a capire il trattamento così difforme riservato ai libici e ai siriani. A patto che qualche autorità nazionale o continentale me lo spiegasse a chiare lettere, come si fa tra adulti, mettendo da parte l´insopportabile ipocrisia e le melensaggini virtuose che servono per giustificare, ormai da parecchi anni, il nuovo interventismo occidentale in giro per il mondo. Non sono pregiudizialmente né favorevole né contrario. Vorrei solo che non mi raccontassero più tutte quelle balle sulle "missioni di pace" e sulla "democrazia da esportare" e mi spiegassero, piuttosto, perché il sangue dei siriani vale meno, per l´Europa, del sangue dei libici.