Alessio Ribaudo, Corriere della Sera 03/09/2011; Paolo Ottolina, ib.; Paolo Di Stefano, ib., 3 settembre 2011
3 articoli - LE NOTIZIE SULLO SPECCHIO: CRONACA, METEO E FAMIGLIA — Leggere le ultime notizie lavandosi i denti o rasandosi la barba direttamente sullo specchio del proprio bagno di casa
3 articoli - LE NOTIZIE SULLO SPECCHIO: CRONACA, METEO E FAMIGLIA — Leggere le ultime notizie lavandosi i denti o rasandosi la barba direttamente sullo specchio del proprio bagno di casa. Sarà questa l’ultima «frontiera» della società dell’informazione. Quella che giornalmente scarica un diluvio di notizie, con ogni mezzo e a tutte le ore, tramite i canali satellitari all news, i telefonini smartphone o i sempre più diffusi tablet. Un allarme per le emittenti radiofoniche a cui restavano pochi baluardi. Uno di questi era proprio il bagno dove, in media, si trascorre circa un’ora al giorno e i «gazzettini» mattutini hanno il monopolio dell’informazione. Un’ora di attenzione molto preziosa e appetita. Come dicono gli americani il tempo è denaro e, da questa considerazione, la società che edita il New York Times ha sviluppato un prototipo di «news in toilette» per dare scacco alle radio. L’idea di sfruttare gli specchi come visualizzatori di notizie non è una novità assoluta. Oggi molti taxi sfruttano quello retrovisore per visualizzare il tassametro. Ora però gli sviluppatori del Nyt grazie alla tecnologia Kinect di Microsoft (impiegata nella console Xbox) vanno oltre. Come ha spiegato il sito Gizmondo.com lo specchio speciale di tipo Lcd interagisce e risponde alle richieste sia fisicamente a gesti sia a voce. Un po’ come avevano immaginato, due secoli fa, Jacob e Wilhel Grimm ne Biancaneve e i sette nani. Nella fiaba, la matrigna dell’omonima protagonista ogni giorno interrogava uno specchio magico chiedendo di sapere «chi era la più bella del reame». Il prototipo del Nyt non si limita a una sola risposta e ha molte altre applicazioni. Tramite un lettore ottico potrà riconoscere i codici a barre e fornire spiegazioni sui medicinali da ingerire. In più accederà ai messaggi di posta elettronica; fornirà le previsioni meteo; permetterà di fare acquisti in rete; monitorerà il corpo; abbinerà correttamente i vestiti; consulterà il proprio profilo dei social network o l’agenda. Così sarà più facile ricordarsi degli appuntamenti della giornata. Lo specchio comunicherà pure con gli eventuali abitanti della casa sfruttando la rete. Potrà interagire in cucina con gli elettrodomestici connessi a Internet e lascerà un post it sul frigo ricordando di comprare l’acqua minerale. Una sorta di vero e proprio maggiordomo. Da decidere è ancora la data di arrivo in commercio e il prezzo. Le radio, almeno per ora, possono tirare un sospiro di sollievo. Alessio Ribaudo CI SI SENTE COME TOM CRUISE. NON SI LASCIANO NEPPURE LE DITATE - Lo ammetto. Sono uno dei quelli che gli americani chiamano «news freak». Mezz’ora senza aggiornamenti sulle notizie di giornata mi crea tachicardia. E allora inizio a smanettare con il mio smartphone (benedetto chi li ha inventati) tra «app» dei giornali, siti di agenzie, Twitter, Facebook e feed Rss. Deformazione professionale, dopo un decennio a inseguire l’informazione in tempo reale a Corriere.it. Perdonatemi. D’altronde credo ci siano malattie peggiori. E allora l’idea di uno specchio magico che mi ragguagli sul mondo anche mentre mi rado non mi sconvolge affatto. Anzi, solletica il mio appetito di «geek» sempre in caccia del gadget tecnologico più nuovo possibile. E arrivando da tipi col cervello frizzante come quelli del New York Times Research & Development Lab l’aggeggio pare risolvere le perplessità immediate che saltano all’occhio del tecnomaniaco. Le ditate sul vetro, intanto. Già sull’iPad sono irritanti. Sullo specchio del bagno sarebbero insopportabili (e non parliamo delle occhiatacce della moglie). Per fortuna si comanderà alla «Minority Report», con quella geniale interfaccia che è Kinect. Un accessorio del sistema per videogiochi Xbox di Microsoft che dal suo debutto (un annetto fa) lascia a bocca aperta piccoli e, soprattutto, grandi. L’occhio di Kinect interpreta i movimenti delle nostre mani nell’aria e li traduce in azioni. Sentirsi un po’ Tom Cruise di certo non fa male all’autostima. Soprattutto il mattino presto. Restano i problemi degli schizzi e dei vapori della doccia: lo specchio sarà anche magico, ma dietro c’è un normale computer, che come noto ama l’acqua assai meno dei gatti. Ma siamo certi che i cervelloni di New York risolveranno anche questa magagna. L’oggetto in verità farà molto altro. Come dirci che tempo fa. So che cosa obiettate: perché non ti affacci alla finestra per saperlo? Il vero «geek» non si abbassa ad azioni così banali. Si potrà usare come lavagna 2.0 per lasciare messaggi agli altri membri della famiglia. Pensate a inviti quali: «Non pensare neppure di indossare quella camicia con la giacca marrone» oppure «Ricordati di telefonare a mia madre: è il suo compleanno, sai che ci tiene!». Sussurrati con voce metallica farebbero tutt’altro effetto. Per non parlare della capacità di leggere il codice a barre sui pacchetti dei medicinali e di suggerire la posologia consigliata: per chi come me smarrisce regolarmente il bugiardino sarebbe un vero salvavita. Insomma, ben venga lo specchio 2.0, un po’ meno vanesio e un po’ più aperto al mondo. In attesa che arrivino anche la doccia e soprattutto il wc connesso alla rete. Perché il buon vecchio Topolino torna sempre utile, ma vuoi mettere il gabinetto wi-fi? Paolo Ottolina CHE STRESS, HA RAGIONE GUCCINI. MEGLIO LE VECCHIE PAROLE CROCIATE - Ci sono almeno due ragioni che impediscono di esultare di fronte al «Magic mirror» messo a punto nei laboratori del New York Times. La prima riguarda le tradizionali virtù dello specchio in sé. Finora si conosceva un solo specchio interattivo, quello della matrigna di Biancaneve che in tempo reale era capace di stilare una classifica delle donne più belle del reame. Da quella superficie animata si scatenava la potenza fantastica della fiaba. Ora il «Magic mirror» promette notizie banalissime sul meteo, sulle discussioni parlamentari, sulla cronaca nera e rosa, sull’andamento delle borse, sulla spesa: tutte informazioni che servono non certo a fantasticare, ma a ripiombarci una volta di più nella più trita realtà. Lo specchio, che ha sempre incarnato il confronto narcisistico con la propria identità duplicata liberando infinite potenzialità immaginarie sulla nostra essenza e regalandoci la sorpresa del nostro stare al mondo, non sarebbe più una superficie riflettente. Diventa uno schermo opaco come quello di un computer o di un televisore. Schermo piatto. Insomma, il «Magic mirror» non conserva niente di magico se non nella tristezza bugiarda della sua autodefinizione. Lo specchio viene deprivato della sua antica valenza simbolica, spogliato soprattutto della sua ambigua, inquietante o rassicurante, vertiginosa profondità. Insomma, l’ennesima profanazione tecnologica, che porta alle estreme conseguenze quella che già autorevolmente è stata definita la «tirannia dell’email» di cui siamo vittime e insieme protagonisti morbosi. La seconda obiezione, decisamente più pratica ma non meno seria, è stata fotografata con brutalità profetica da un celebre passo dell’Avvelenata di Francesco Guccini, indimenticato manifesto di rabbia antisociale: «Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento». Se per «cesso» si intende, etimologicamente, «recesso», «ritiro», quel verso segnala la seconda profanazione e insieme lo sconforto di chi, persino nel luogo — per eccellenza senza tempo — dell’intimità fisica che talvolta diventa intimità spirituale, subisce l’irruzione del fracasso esterno. È come se fossimo costretti a spremerci i foruncoli, a nascondere le rughe o ad andare di corpo in pubblico, nell’open space chiassoso del nostro ufficio. In passato la radio accesa, una rivista, le parole crociate o persino un libro contribuivano a creare quel vuoto, quel raccoglimento che finiva per assecondare il libero sfogo di una funzione corporea. Da oggi le notizie che scorrono su ciò che era uno specchio ci illuderanno di «ottimizzare» la giornata sin dal mattino, non sprecando neanche quella mezz’ora in cui da che mondo è (era) mondo potevamo star soli con il meglio e con il peggio di noi stessi, concentrati sul nulla o deconcentrati su tutto. A quando il «Magic sleep» per ottimizzare anche il sonno? Paolo Di Stefano