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 2011  settembre 03 Sabato calendario

IL BUSINESS BIOLOGICO CRESCE A DUE CIFRE

Il settore è considerato ancora di nicchia. Con un valore al consumo che l’anno scorso si è attestato a circa 3 miliardi di euro. Ma il biologico continua a crescere. E l’Italia si conferma primo produttore agricolo europeo e ai vertici mondiali. Con un trend di consumi in aumento che non conosce sosta.

In base ai dati diffusi dal sistema di informazione Sinab, il metodo dell’agricoltura biologica, che sfrutta cioè la naturale fertilità del suolo escludendo quasi totalmente il ricorso a prodotti chimici di sintesi, nel 2010 in Italia ha interessato una superficie di poco inferiore a un milione 114mila ettari (+0,6% rispetto all’anno precedente). A livello regionale, la Sicilia è capofila con quasi 226mila ettari, seguita da Puglia, Sardegna, Calabria, e poi Toscana, Lazio ed Emilia Romagna.

Le aziende coinvolte in questa pratica, sempre l’anno scorso, sono risultate nel complesso 47.663, in leggera flessione (-1,7%). Anche se a un calo di quelle che si limitano a produrre (-4,4%), si contrappone un aumento di quelle che trasformano (+7,1%) e un incremento ancora più consistente (+22%) delle aziende che producono e trasformano. A conferma di una sempre maggiore specializzazione degli operatori in una logica di filiera.

La tendenza trova conferma nelle scelte della 23esima edizione del Sana, il «Salone internazionale del naturale» organizzato da BolognaFiere (dall’8 all’11 settembre). Il neo-presidente, Duccio Campagnoli, dice che «l’obiettivo è evolvere in una rassegna di operatori professionali per la cosmetica e l’alimentare biologico». Un progetto messo a punto in collaborazione con un comitato promotore, rappresentato dalle principali associazioni dei produttori, che quest’anno conta di portare al Sana 400 buyer esteri.

Lo stesso Campagnoli non nasconde di voler «caratterizzare Bologna e tutta l’Emilia Romagna come la grande capitale europea del settore». Candidandosi addirittura a «rappresentare il biologico italiano sui mercati esteri».

L’interesse per questi prodotti, del resto, è confermato anche dai numeri sui consumi. Nel 2010 gli acquisti delle famiglie (dati Ismea) sono cresciuti dell’11,6%, a fronte di un calo per l’alimentare, nel complesso, dell’1,6 per cento. E anche nei primi quattro mesi di quest’anno la spesa per il biologico è aumentata dell’11,5%, con un picco del 22,7% nell’area Nord-Est.

Certo, ulteriori margini di crescita sono ipotizzabili attraverso più mirate politiche di promozione. E qui gli operatori manifestano qualche perplessità. «L’accordo che abbiamo sottoscritto con l’Istituto per il commercio estero è in alto mare – dice Paolo Carnemolla, presidente della Federbio (Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica) –. Intanto aspettiamo che il ministero delle Politiche agricole sblocchi alcune risorse: circa mezzo milione, già pianificate attraverso Buonitalia, e quattro milioni già rifinanziati nel quadro del piano nazionale biologico».

Il settore è regolamentato a livello europeo dal 1991. «Il regolamento base – osserva Andrea Ferrante, presidente dell’Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica) – resta importante perché ha sancito che prima del profitto delle aziende viene la sostenibilità ambientale dei prodotti. Del resto, quello biologico è un settore più controllato perché prevede l’etichettatura per legge in tutto il territorio europeo, con l’indicazione dell’origine della materia prima. Però c’è ancora molto da lavorare: soprattutto per i prodotti zootecnici bisognerà porre maggiore attenzione dove il legame con la natura è più forte».