Eliana Di Caro, il Sole 24 Ore 3/9/2011, 3 settembre 2011
SI FERMA IL MERCATO DEL LAVORO USA - A
cinque giorni dall’atteso discorso sul rilancio dell’occupazione, il presidente americano Barack Obama riceve l’ennesima cattiva notizia dal dipartimento del Lavoro: il mese di agosto è stato molto negativo, ci si aspettava un incremento di 60mila posti, e invece nulla. Non c’è stato alcun aumento (non accadeva dal settembre 2010) e il tasso di disoccupazione rimane inchiodato al 9,1 per cento.
Peggio, i dati di giugno e luglio sono stati rivisti al ribasso, con i nuovi impieghi rispettivamente ridotti a 20mila da 46mila, e a 85mila dai 117mila stimati in precedenza. La Casa Bianca ha commentato i dati in una nota di Katharine Abraham, membro del Council of Economic Advisers: la disoccupazione resta «inaccettabilmente alta, serve una crescita più veloce per rimpiazzare i posti di lavoro persi durante la recessione».
Sulla performance negativa di agosto hanno pesato diversi fattori, dagli sfiancanti e tesi negoziati sul tetto del debito tra democratici e repubblicani al declassamento del rating degli Stati Uniti deciso da Standard & Poor’s, fino alle turbolenze sui mercati e alle paure per la crisi economica che si sta espandendo in Europa. Tutto questo ha generato un clima d’ansia e sfiducia che ha fatto salire ulteriomente i timori di una recessione (la crescita del secondo trimestre è stata appena dell’1%) e ha scoraggiato le aziende a investire in nuove assunzioni. Una situazione che potrebbe protrarsi o addirittura peggiorare a meno di interventi immediati, come del resto aveva già fatto intendere ieri la Casa Bianca nell’abituale revisione dell’outlook di metà anno, in cui il Pil per il 2011 è stato rivisto al ribasso dal 3,6% all’1,6, e il tasso di disoccupazione per il 2012 stimato ancora intorno al 9 per cento.
In particolare ad agosto nel settore privato sono state assunte solo 17mila persone. Ha sofferto l’industria informatica - che comprende le telecomunicazioni - con un calo di 48mila posti, anche se il dato è distorto dallo sciopero dei dipendenti di Verizon, in corso nel momento in cui veniva realizzata la ricerca. Il settore manifatturiero, quello che normalmente traina la ripresa, ha visto una perdita di 3mila buste paga. Nel comparto delle vendite al dettaglio sono rimasti senza posto in 8mila. L’occupazione pubblica continua a scontare le conseguenze della crisi per il decimo mese consecutivo: questa volta sono rimasti a casa in 17mila. Bene invece le aree dell’istruzione e della sanità, con un balzo di 34mila assunzioni, e i servizi per le professioni e il business (+28mila).
In tutto sono 14 milioni gli americani senza lavoro, sei milioni quelli che non lo hanno da oltre sei mesi. Ma se si calcolano coloro che hanno smesso di cercarlo, numericamente non identificabili, e chi lavora forzatamente part-time, la cifra sale ancora. Uscire dal tunnel di quella che alcuni già chiamano goose egg economy - economia letteralmente «al l’uovo d’oca», cioè vicina allo zero - è l’impresa cui si accinge Obama: giovedì, con il suo discorso, dovrà convincere il Congresso dell’efficacia delle sue iniziative. Sul piatto dovrebbero esserci un grande piano di costruzione di infrastrutture, il prolungamento delle agevolazioni fiscali per le imprese, l’estensione dei sussidi di disoccupazione per chi non ha lavoro da lungo tempo e la firma di accordi commerciali con altri Paesi. Il presidente, peraltro, ha appena nominato Alan Krueger, un economista esperto di lavoro, a capo del Council of economic advisers della Casa Bianca, confidando nelle sua capacità di visione per contrastare l’emergenza. Il clima di forte tensione con i repubblicani, finora intransigenti sui tagli alla spesa pubblica e sul contenimento del deficit, non lascia però sperare nell’approvazione di un piano di grandi dimensioni. E il fatto che Mitt Romney, uno dei candidati dell’opposizione alle presidenziali del 2012, illustrerà il proprio piano sul rilancio dell’occupazione il 6 settembre, proprio prima del presidente, la dice lunga sulla conflittualità di queste settimane.
La prossima mossa potrebbe arrivare dalla Banca centrale: il Federal open market committee si riunirà il 20 e il 21 settembre, due giorni anziché uno come aveva precisato Ben Bernanke nel meeting di Jackson Hole lo scorso weekend, per esaminare la situazione economica in modo completo e valutare l’utilizzo di ulteriori stimoli per la ripresa.