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 2011  settembre 03 Sabato calendario

Il disoccupato organizzato che ruba il lavoro a Trenitalia - Il lavoro può essere un treno che parte

Il disoccupato organizzato che ruba il lavoro a Trenitalia - Il lavoro può essere un treno che parte. Senza doverci ne­cessariamente salire su. La destinazione non conta, la stazione si chiama «fantasia», «in­traprendenza », «necessità», il tut­to potrebbe volgarmente definirsi «arte di arrangiarsi». Michele ha 33 anni, professione disoccupato, senza lavoro come tanti, come pochi ha trovato il mo­do di sopravvivere. Non fa la pub­blicità al Glen Grant, ma rappre­senta lo spot di ciò che funziona e di quello che no. Sorriso educato, modi affabili, poche pretese incar­na la versione minimalista della «privatizzazione all’italiana». Michele è un abusivo, per la leg­g­e addirittura il suo mestiere è rea­to, la polizia un poco lo tollera, la gente in realtà ne ha bisogno. Lui si è procurato un mercato di nic­chia, sopperisce alla carenze delle Fs. Milano centrale, ore 8.30. Di­ciotto moderni sportelli ma soltan­to otto addetti seduti in bigliette­ria. In tempo di esodi e controeso­di la fila man mano si allunga, il malumore sale. Il treno sta per par­tire, troppo tempo per fare il bi­glietto. Ed ecco spuntare lui, jeans e maglietta. «Signori, vi ricordo che potete utilizzare la biglietteria automatica». Mannaggia, la solita infernale macchinetta. Si impiega più tem­po a capire come funziona che a re­stare in coda. Ma il ragazzo è rassicurante. Un professionista. «Non si preoccu­pi, se vuole l’aiuto io».L’angelo sal­vatore, tra valige, figli da tenere d’occhio, la paura del borseggio. Michele somiglia davvero a un di­pendente di Trenitalia, gli manca solo la divisa. Ti affidi a lui con fidu­cia. Sa tutto, è un ufficio informazio­ni che non parla la lingua metalli­ca del computer. Disponibile, per­fetto steward di terra. «Quanti sie­te, dove andate, a che ora volete partire? Oggi è l’ultimo giorno di offerte per i bambini, sul Freccia Rossa e sul Freccia Bianca viaggia­no gratis... Se vuole risparmiare le consiglio questo interregionale». Eccetera. Fa tutto lui: meglio che in biglietteria.Ti guida e si gira dal­l’altra parte quando digiti il codice bancomat. Solo alla fine si permet­te, mentre lo ringrazi, pudico, qua­si con vergogna: «Se vuole lasciar­mi qualcosa». «Ma lei non è delle Fs?». «No, sono un disoccupato, sto qua per raggranellare qualche soldo». Quanti?«Trenta-quaranta euro al giorno.Mi bastano per sopravvi­­vere e dividere l’affitto di casa ». Mi­chele abita alle porte di Milano, da sei mesi non ha più un lavoro uffi­ciale. E si è adattato. Parla bene l’inglese, quando gli capita un francese riesce a capirlo. E soprat­tutto ad aiutarlo. Costa poco, meno che andare in agenzia o prenotare telefonica­mente il biglietto, Michele. Lui non fa prezzi. «C’è chi mi lascia un euro, chi due, chi niente. Non mi arrabbio, fa parte del gioco», racconta. Cin­que ore di lavoro al giorno che quando poliziotti o carabinieri so­no arrabbiati finiscono ancora con le tasche al verede. «Un po’ di tempo fa mi hanno sequestrato gli 8 euro e 16 centesimi che avevo guadagnato. E poi mi hanno mul­­tato: cinquecento euro». Capo d’accusa,raccolta fondi non auto­rizzata. Passano accanto due agen­ti Polfer, lo ignorano. Una guardia giurata lo guarda invece di traver­so. Michele abbassa gli occhi. Vuo­le evitare guai, accetta l’umiliazio­ne e ormai è quasi mezzogiorno. La giornata da precario abusivo è finita. Al suo posto arriverà qual­cun altro. Fuori dalla Stazione bivaccano protettori dalla pelle color pece e dagli abiti pacchiani. Sorvegliano i movimenti delle loro ragazze. Dall’altro lato dello scalo si prepa­ra la fiera dell’est, dove si compra­no sigarette amare arrivate dall’ex muro e si trovano ragazze, donne e anziane pronte ad ogni commer­cio. Dalla badante alla prostituta. Mentre per due soldi Michele lavo­ra. Nell’Italia dei sogni il posto se l’è guadagnato:uno così non meri­t­erebbe un lavoro vero in bigliette­ria?