CHIARA BERIA DI ARGENTINE, La Stampa 3/9/2011, 3 settembre 2011
Francesca, la valdostana con le gambe alate - Il mio cuore va molto bene», spiega Francesca Canepa
Francesca, la valdostana con le gambe alate - Il mio cuore va molto bene», spiega Francesca Canepa. «Ma, quel che più conta in queste gare, è la testa. So come funziona il cervello e cerco di sfruttarlo a mio favore. Quanto all’età non è un handicap. Anzi, se non sei più giovanissima sai affrontare meglio fatiche e sofferenze. Se vinco ovviamente sono più felice ma la verità è che adoro correre. Lo faccio soprattutto per me stessa; quando corro mi sento libera». A vederla Francesca Canepa è uno scricciolo (1 metro e 58 di altezza per 45 chili di peso), compirà 40 anni tra 15 giorni, ha 2 figli ancora piccoli, Matteo di 7 e Tobia di 4 anni e una laurea all’Università di Bologna in psicologia sperimentale. Valdostana di Courmayeur, Francesca, solo dal 2010 partecipa a faticose e assai ecologiche ultramaratone correndo con l’agilità di uno stambecco su e giù per le montagne; in tasca non ha mega contratti con sponsor&pubblicità come i nostri superviziati calciatori e, mentre loro scioperavano, la tosta mamma con un incredibile rush finale, all’alba di venerdì 26 agosto, si è piazzata seconda dopo l’olandese Jolanda Linschooten al traguardo di Chamonix della massacrante gara «Sur le traces des Ducs de Savoie» del circuito dell’Ultra-Trail del Monte Bianco. Da Courmayeur oltre il Colle del Piccolo San Bernardo tra micidiali salite, sentieri sassosi, ripidi canali in Francia. In tutto, 120 chilometri, 7.100 metri di dislivello che Francesca ha percorso correndo anche sotto le stelle in 20 ore e 57 minuti, solo 15 secondi in più della sua esperta avversaria. Lezione su come superare le difficoltà. «Faccio fatica a carburare», racconta Francesca. «A 44 chilometri dalla partenza ho avuto una crisi nera. Per il gran caldo, come tanti, avevo i crampi; il cervello non ne voleva più sapere. Per andare avanti avevo bisogno di una motivazione; nel mio caso non volevo deludere il mio team - mamma e papà, Fabio, Luana, Alessandro, Renato; Giovanni e i nostri figli - e gli amici di Courmayeur che, alla partenza, avevano fatto un tifo pazzesco. Passo dopo passo ho ricominciato; mi sentivo sempre meglio anche se sapevo che recuperare 50 minuti di ritardo sull’olandese era impossibile. All’improvviso, a 500 metri dal traguardo, me la sono vista davanti; avevo ancora benzina ma lei è scattata. Può succedere nel trail di tagliare il traguardo tenendosi per mano ma, in fondo, è stato giusto così: lei era stata in testa tutta la gara!». Leader assoluta di «Top Italian Endurance Trail», speciale classifica di Distanceplus, il sito che segue le gare di una specialità nata in Usa che ha sempre più seguaci anche nel nostro Paese, Canepa è stata accolta con gran festeggiamenti nella sua Courmayeur. Giusto 100 anni fa, nel 1911, i suoi bisnonni Fulvio Guichardaz e Luisa Truchet aprirono il Caffè della Posta, classico luogo di ritrovo per generazioni di villeggianti, ma Francesca non è tipo da stare dietro un bancone. Ex campionessa italiana di snowboard, superigienista («Per carità! Niente alcolici. In gara bevo un intruglio di glucosio diluito nel tè») Canepa ha cominciato a correre per ritrovarsi. «Con la nascita dei miei bambini avevo perso la mia identità di atleta. Stavo tutto il giorno con loro; pappe e parco giochi». Dopo aver partecipato a una gara di fondo decise di prendere una lezione dal maestro Fabio Mareliati: sarà lui ad accorgersi che, quello scricciolo, ha le ali nelle gambe e a convincerla nel maggio 2010 a iscriversi alla sua prima corsa. Da allora, gara dopo gara, macinando centinaia di chilometri nelle valli, Francesca Canepa ha bruciato le tappe: quest’anno solo 2 volte non è salita sul podio e, già in aprile, alla «The Abbots Way 2011» (125 chilometri in 2 giorni) era arrivata prima delle donne e terza assoluta battendo decine di concorrenti maschi. «Essendo piccola, se cammino, in tanti mi superano e ho ancora problemi in discesa. Però, quando corro sui sentieri faccio il vuoto!», ride Francesca. Le salite? «Certo, sono dure», risponde, «ma lo sono per tutti. Il segreto è non inseguire nessuno. Devi cercare il tuo passo: se lo trovi qualunque difficoltà si supera».