Nicholas Farrell, Libero 3/9/2011, 3 settembre 2011
COSÌ DE GASPERI E CURCHILL FREGARONO GUARESCHI
Se non fosse stato per l’intervento segreto del premier britannico Winston Churchill e del suo governo, Giovannino Guareschi non sarebbe stato incarcerato per il reato di diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi. Questa notizia stuzzicante si trova in un dossier rimasto seppellito nell’archivio di Stato inglese (Public Record Office) per più di mezzo secolo.
Nel gennaio 1954 il papà di Don Camillo e Peppone pubblicò sul suo settimanale Candido una lettera, datata il 19 gennaio 1944 e firmata da De Gasperi, in cui si chiedeva agli inglesi di mandare la Royal Air Force a bombardare Roma. La missiva, scritta a macchina in italiano e su carta intestata della Segretaria di Stato della Santa Sede, era indirizzata al «Tenente Colonnello A. D. Bonham-Carter» presso la «Peninsular Base Section, Salerno».
Commentando la lettera, Guareschi scrisse: «Non è il semplice gesto di uno che tradisce la ospitalità, è il gesto nefando di un cattolico che tradisce il Santo Padre... Del sacrilegio orrendo commesso dal cattolico De Gasperi siamo ben sicuri: carta canta».
Il governo Fanfani era appena fallito e De Gasperi, otto volte premier fra il 1945 e 1953, stava per diventare premier ancora una volta. Un tale scandalo non ci voleva. Furibondo, querelò Guareschi: la lettera era falsa, dichiarò. Guareschi, però, era in grado di tirare fuori delle garanzie dell’autenticità, fra cui una perizia calligrafica della firma di De Gasperi effettuata dal Tribunale di Milano. Inoltre, è venuto fuori sulla stampa italiana che i “proprietari” della lettera avevano nel passato cercato di ricattare De Gasperi, ma lui non li denunciò mai. Perché? Un bel pasticcio, insomma, perché, anche se la lettera fosse stata falsa, non era per niente scontato che il politico avrebbe vinto la causa contro lo scrittore. Anzi.
I documenti inglesi raccontano come De Gasperi, determinato se non disperato, mandò subito – il 27 gennaio 1954 – il suo segretario diplomatico, Paolo Canali, dall’ambasciatore britannico a Roma, Ashley Clarke, per chiedere una mano. Lo fece per un motivo semplice: la lettera di De Gasperi faceva parte di un fascicolo di presunte lettere compromettenti fra Mussolini e Churchill – compromettenti per l’inglese. De Gasperi lo sapeva perché, nel settembre del 1951, un ufficiale della questura di Roma aveva informato Giulio Andreotti, all’epoca sottosegretario, che due persone di Merano volevano vendere le epistole, compresa la sua, per 250 milioni di lire. Dopo di che De Gasperi aveva spedito il vice questore a Merano per indagare. E poi, nell’ottobre del 1952, Enrico De Mattei era andato da Andreotti, con un ex partigiano, per offrirle di nuovo...
Canali chiese all’ambasciatore britannico tre cose: (1) un comunicato del governo britannico per confermare l’inesistenza di un tenente colonnello A. D. Bonham-Carter, o almeno, in alternativa, che non aveva nessun incarico rilevante; (2) un comunicato da parte di Lord Alexander, comandante supremo delle forze britanniche in Italia, per confermare che non c’erano mai stati contatti fra De Gasperi e ufficiali inglesi; (3) un comunicato da parte di Bonham-Carter, nel caso in cui fosse davvero esistito, per negare ogni contatto con De Gasperi.
L’ambasciatore si mise immediatamente in contatto con il Foreign Office a Londra. In uno dei tanti comunicati interni al proposito, tutti ovviamente riservati, il diplomatico britannico liquida Candido come un «giornale neo-fascista particolarmente vile». Il governo Churchill decise di non intervenire pubblicamente, ma di fare di tutto dietro le quinte. E così nacque l’operazione “Salva De Gasperi”.
Il 10 febbraio De Gasperi scrisse in inglese a Lord Alexander per chiedergli un comunicato che negasse qualsiasi contatto fra i due durante la guerra: «Faccio appello a un suo intervento autorevole per ristabilire la verità davanti all’opinione pubblica».
Il 15 febbraio, De Gasperi scrisse a Churchill, sempre in inglese: «Mio caro Primo Ministro, il mio ex assistente, Paolo Canali, che le ho già fatto conoscere nel passato, sta venendo a Londra, e vorrei che le portasse un mio messaggio personale».
Nel frattempo, gli alti funzionari del Foreign Office, dell’Home Office (interno), e del ministero della Difesa si erano messi al lavoro. Per prima cosa scoprirono che il tenente colonnello Bonham Carter esisteva davvero ed era in Italia nel gennaio del 1944! Ma fortunatamente per De Gasperi non c’entrava né con i bombardamenti né la Raf.
Il 17 febbraio Canali, insieme all’ambasciatore italiano a Londra, Manilio Brosio, incontrò Lord Alexander presso il ministero della Difesa.
Il 22 febbraio Bonham-Carter scrisse al ministro degli Esteri Anthony Eden (una copia venne poi data anche a Canali) per dire che lui era stato l’unico Bonham-Carter in servizio in Italia nel 1944 e si era occupato prima di addestramento militare, poi (ma solo dopo la liberazione di Roma), di amministrazione al quartiere generale degli Alleati; che non era mai stato alla Peninsular Base Section di Salento, la quale, in ogni caso, era una base americana; e che dal gennaio 1944 era stato ricoverato all’ospedale della Croce rossa britannica di Sorrento.
Spiegò: «Probabilmente il mio nome e grado erano conosciuti a un certo numero di italiani a Roma e dintorni perché... apparivano sulle proclamazioni... Prima del giugno 1944 non ho mai sentito parlare del Signor De Gasperi».
Poco dopo, Alexander scrisse a De Gasperi: «Per prima cosa posso dire che all’epoca della lettera non avevo mai sentito parlare del Signor De Gasperi. Perciò è fuori dubbio che non poteva esistere nessuna corrispondenza fra noi, come suggerito invece dalla presunta lettera ».
Prima di tornare in Italia il 26 febbraio, Canali incontrò Churchill il 18 febbraio e gli consegnò una copia della lettera di De Gasperi a Bonham-Carter e anche le lettere tra Mussolini e Churchill. Churchill gli diede una nota per De Gasperi in cui era scritto che le presunte lettere fra lui e Mussolini erano «banali falsi», scritte in un inglese primitivo e colme di errori grammaticali e di stile.
Il 3 marzo De Gasperi scrisse a Churchill: «Sono veramente molto grato a lei per il suo contributo così utile ed efficace nella dimostrazione di questa falsità ». Al processo di Milano, nell’aprile del 1954, Bonham-Carter fu chiamato a testimoniare dagli avvocati di De Gasperi. E così, per motivi ovvi, De Gasperi vinse e Guareschi, già condannato nel 1950 con la condizionale a 8 mesi di carcere per vilipendio al capo dello Stato Luigi Einaudi, fu mandato in galera per un anno.
In uno degli ultimi documenti conservati nel fascicolo riservato, si legge che Clarke scrisse una lettera a De Gasperi per congratularsi con lui per il suo trionfo e che De Gasperi gli rispose che «il verdetto a suo favore era soprattutto a causa della testimonianza del Colonnello Bonham-Carter».
Nicholas Farrell