Gian Micalessin, il Giornale 2/9/2011, 2 settembre 2011
Patto segreto con l’emiro E l’oro nero va alla Francia - « Les jeux sont fait... rien ne va plus »
Patto segreto con l’emiro E l’oro nero va alla Francia - « Les jeux sont fait... rien ne va plus ». La battuta da croupier è la più adatta alla conferenza parigina sulla ricostruzione della Libia voluta da Nicolas Sarkozy. Come al tavolo verde c’è poco da decidere. Bisogna solo esserci, puntare e sperare. Il resto contano di averlo già deciso Nicolas Sarkozy e lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, l’emiro del Qatar conosciuto come il vero re di denari dell’Eliseo. Per capirlo basta scorrere l’articolo «Liberation » che svela l’accordo segreto per la cessione del 35% del petrolio libico alla Francia. Il patto è riassunto in una lettera del 3 aprile scorso indirizzata allo sceicco Hamad e firmata dal portavoce del consiglio di Transizione di Bengasi Mahmoud Shammam. La missiva sintetizza un’intesa «che attribuisce il 35% del totale del petrolio ai francesi in cambio di un sostegno totale e permanente al nostro consiglio». Righe capaci di dimostrare che le bombe francesi non sono servite solo a cambiare il regime, ma anche la realtà economica e commerciale. Se l’accordo verrà confermato la Francia sorpasserà in un sol balzo l’Italia trasformandosi nel principale fruitore del greggio libico. Fino al 2010 i petrolieri francesi avevano accesso a meno del 15% del greggio libico mentre noi italiani attingevamo ad oltre il 20% della produzione. D’ora in poi la Francia potrebbe contare su forniture più che raddoppiate, scalzando l’Eni dalla sua posizione predominante ed esercitando un monopolio quasi assoluto sulla produzione di Tripoli. L’articolo è un fulmine a ciel sereno seguito da una tempesta di smentite. Il Consiglio di Transizione ne fa una questione di firma e ribadisce che solo la corrispondenza con i timbri del Cnt ha valore legale. Quella firmata dal suo portavoce sarebbe insomma carta straccia. Il ministro degli affari esteri francesi Alain Juppé è molto più prudente. «Il Cnt ha dichiarato pubblicamente che nella ricostruzione si rivolgerà in misura preferenziale a quanti l’hanno sostenuto e questa mi sembra una cosa logica e giusta» sottolinea Juppé pur negando di aver mai sentito parlare dell’accordo. Sarà un caso, ma quel fatidico 3 aprile è lo stesso giorno in cui il presidente dell’Eni Paolo Scaroni si lancia in missione segreta a Bengasi e incontra i vari responsabili del Cnt nel tentativo, in parte riuscito, di salvare gli interessi italiani. Più dei viaggi riservati di Scaroni dicono però i rapporti privilegiati e per molti versi oscuri che legano l’emiro a Sarkò. Tutto inizia proprio dalla Libia. Nel luglio 2007 l’appena eletto presidente francese spedisce l’allora consorte madame Cecilia Attlas alla corte di Gheddafi per ottenere la liberazione di un gruppo d’infermieri bulgari e palestinesiaccusati di aver diffuso l’Aids nella maternità dell’ospedale di Bengasi. Il successo dell’ Eliseo costa un riscatto di 320 milioni di euro pagato dall’emiro del Qatar. Da allora il sodalizio Sarko-Hamad sconfina dall’economia allo sport, dalla finanza alla guerra. Lo sceicco destina palate di miliardi agli investimenti in terra francese culminati con l’acquisto del Paris Saint Germain. Sarkò garantisce al Qatar i mondiali di calcio del 2022 raccomandando a Platini di votare l’assegnazione all’ emirato. Ma il calcio è poca cosa rispetto a guerra, politica ed informazione. Mentre Sarkozy briga per far approvare all’Onu la risoluzione sulla «no fly zone» i giornalisti di Al Jazeera attribuiscono a Muhammar Gheddafi ogni sorta di nefandezze. Le notizie sulle fosse comuni, sui bombardamenti dei dimostranti o sugli stupri di massa sono pura fantasia, ma poco importa. La macchina bellica innescata con la forza dell’informazione e della diplomazia non si ferma più. Sfruttando la flotta di Mirage vendutigli dall’amico francese Doha guida la striminzita pattuglia araba che partecipa ai bombardamenti sulla Libia. E il meglio arriva a fine agosto quando un gruppo di forze speciali del Qatar guida l’avanzata ribelle su Tripoli. Molte voci sussurrano che quelli specialisti della guerra non siano figli del minuscolo ed imbelle emirato, ma «contractor» reclutati a suon di dollaridalle grandi compagnie di ventura internazionali. Sospetti infondati perché la verità l’ha già raccontata Al Jazeera. Gli unici mercenari in Libia son quelli cattivi e neri pagati da Muhammar Gheddafi.