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 2011  settembre 02 Venerdì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 174 - IL RE E LA ROSINA

Com’era andata a finire la faccenda del matrimonio?

Plon-Plon, col generale Niel e il seguito, era arrivato a Torino il 16 gennaio (16 gennaio 1859). Aveva fatto un’impressione pessima. La marchesa Trivulzio era andata in giro a dire che quel matrimonio dava inizio a un regno napoleonico nel Lombardo-Veneto. Al ballo del ministero degli Esteri il cavalier Benzi aveva sussurrato a tutti quelli che gli si avvicinavano: «È necessario che il conte Cavour abbia qualcosa di buono in mano per aver consigliato il re di dar sua figlia a quell’uomo». Plon-Plon era di primo acchito antipatico. Assomigliava al vero Napoleone, e in più era volgare e grosso. A Genova, la folla lo aveva acclamato e c’era stata una bella festa al Regio, dove lo avevano messo vicino al re nel palchetto di sinistra. Il pubblico, tutto in piedi, aveva applaudito e gridato.

Clotilde?

A Clotilde Plon-Plon era piaciuto. L’aria vissuta eccetera, quel che ci vuole per le verginelle. Aveva detto subito di sì. Il partito anti-italiano era contrario, e tentò anche una dimostrazione al Regio. Ma le nozze si celebrarono quindici giorni dopo. Una gran festa all’apparenza. Dietro le quinte, invece…

Che era successo?

Scontri col sangue agli occhi tra Cavour e il re.

Per Clotilde?

No, per la Rosina. Il re aveva comunicato a Cavour di averla sposata. Il conte era fuori di sé. Fece un’indagine e scoprì che non era vero. Il re voleva sposarla in ogni caso, magari nel giorno stesso del matrimonio di Clotilde. La figlia di un tamburo maggiore, vale a dire - nell’opinione generale - l’equivalente di una serva. «Questa donna volgare, questa putain». Napoleone III era allarmatissimo: nozze di quel genere, diminuendo i Savoia agli occhi del patriziato europeo, avrebbero sporcato il matrimonio del cugino. Non era assolutamente ammissibile. Cavour saltò addosso al sovrano, pretese un incontro con la Rosina. Vittorio Emanuele dovette assistere alla scena. Non solo Cavour, alla presenza del re, qualificò di «indegno» quel matrimonio, ma accusò la donna di andare a letto con questo e con quello… una scena selvaggia, che segnò la rottura definitiva dei rapporti tra i due. Vittorio Emanuele, avendo concepito un odio implacabile per il suo ministro, operò da quel momento in poi solo per liberarsene…

Come sappiamo tutto questo?

Per esempio, l’Asproni, nel suo Diario: «[io e Brofferio] passeggiando soli, discorrevamo sulla fatalità delle cose umane, e meditavamo sopra Camillo Cavour, uomo senza fede e senza cuore, carezzato e favorito dalla fortuna. Brofferio mi ha confidato che il re stesso gli raccontò i motivi del suo sdegno contro Cavour. Il re è innamorato della sua bella e ama svisceratamente i figli che ebbe dal commercio con lei. Per legittimarli voleva sposarla. Cavour non solo vi ostò gagliardamente, ma la vituperò con sfrenate contumelie in presenza del re medesimo, trattandola da prostituta e da donna sfacciata e contennenda. Il re non gli perdonò mai questo eccesso». Intendiamoci, della Rosina se ne raccontavano parecchie. Per esempio, mentre il re se la faceva con la marchesa Prati (alla fine nient’altro che la figlia del proprietario di uno stabilimento di bagni in Cuneo, compensata poi per il suo servizio con 800 lire), il marchese Prati suo marito, «che era di guarnigione a Moncalieri, aveva una relazione con la Rosina Vercellana, allora amante del Re, fatta poi contessa di Mirafiori; anzi una notte il marchese, mentre trovavasi con la detta Rosina Vercellana, sentendo giungere il Re, dovette fuggire saltando dalla finestra» (Guasco). Anche sulla questione del titolo nobiliare, Cavour si mise di traverso… del resto c’era da placare Napoleone, sempre più allarmato. Il re dovette umiliarsi a una spiegazione con Plon-Plon, scrivendogli poco dopo le nozze: «…quel che è peggio so da Villamarina che l’Imperatore l’ha interrogato per sapere se l’ho sposata o no, l’Imperatore disapprovando la cosa. Fammi la carità, rendimi un servizio, sappimi dire la verità; se non ne hai ancora parlato con l’Imperatore, parlagliene. E digli quello che t’ho detto: che una parola d’onore mi lega a questa donna, una parola d’onore concepita in questi termini: che io non sposerò mai altra donna che lei, e che la sposerò appena potrò, senza fissare l’epoca adesso, e che in ogni caso il matrimonio sarà segreto, come previsto dalla Chiesa in questi casi, e che non sarà mai regina. Non ho in animo di sposarla, assolutamente, per molto tempo ancora, ma desidero vivere tranquillo su questo punto. Fammi la grazia di farmi sapere il commento dell’Imperatore, aiutami un po’ per favore…».

Riuscì tuttavia a farla contessa di Mirafiori, no? A Roma abbiamo ancora la sua villa, dove insegnano filosofia.

Il 17 aprile, secondo quanto riferisce a Napoleone III La Tour d’Auvergne. Il decreto di nomina doveva essere controfirmato da Cavour, che si rifiutò. Venne allora chiamato De Foresta, ministro della Giustizia, «che fu più arrendevole» (Sclopis). Asproni: «Dopo questi antecedenti è impossibile che possano tollerarsi Vittorio Emanuele come Re, e Camillo Cavour come ministro».