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 2011  settembre 02 Venerdì calendario

Intercettazioni e fughe di notizie: Napoli capitale dei pm anti Cav - Più di Palermo, quasi più di Milano, ormai è la procura di Napo­li il­crocevia delle inchieste più scot­tanti, quelledavvero«pesanti»poli­ticamente

Intercettazioni e fughe di notizie: Napoli capitale dei pm anti Cav - Più di Palermo, quasi più di Milano, ormai è la procura di Napo­li il­crocevia delle inchieste più scot­tanti, quelledavvero«pesanti»poli­ticamente. Anche perché, al di là dei tempi lunghi della giustizia,ogni volta c’è una fuga di notizie con fiumi di in­tercettazioni date in pasto ai mass media per alimentare gli scandali. Perché i nomi al centro dei fascicoli inquirenti sono molto vip, come nel Rubygate o nella P3 e nella P4, nelle indagini su Alfonso Papa e Marco Milanese o sulle feste di Ar­core e Palazzo Grazioli, sugli sms al CavalieredellasoubretteSaraTom­m­asiosugliaccertamentiperlepre­sunte «minacce» alla presidente di Confindustria Emma Marcega­glia. Sono fuochi d’artificio degni di Fuorigrotta quelli cui ci ha abituato negli anni il pm-star Henry John Woodcock, che insieme a France­sco Curcio e Vincenzo Piscitelli ora ha voluto gli arresti dell’imprendi­tore Gianpaolo Tarantini e della moglie Angela Devenuto per pre­sunta estorsione al premier Silvio Berlusconi, aprendo la caccia an­che al «latitante»Valter Lavitola,di­rettore- editore dell’ Avanti . Che importa se tante inchieste sa­ranno trasferite altrove o si frantu­meranno nel nulla: qualcosa di na­poletano nell’aria rimarrà. E intan­to, il Palazzo trema, il governo en­tra in fibrillazione ( se ce ne fosse bi­sogno), la maggioranza pure e l’op­posizione si scatena contro queste «squallide vicende da fine impe­ro ». Si accendono ancor più i rifletto­ri sull’ufficio guidato dal loquace Giovandomenico Lepore, che pri­ma di andare in pensione a fine an­no è deciso a lasciare dietro di sè una lunga scia di interviste. Il capo della Procura a giugno era andato in tv per attaccare i politici «intocca­bili » e ora spiega: «Si dice sempre che i magistrati ce l’hanno con il presidente del Consiglio. Questa volta siamo noi a difenderlo. Lo ab­biamo come vittima e perseguia­mo chi ha cercato o ha commesso reati nei suoi confronti». Forse alle sue parole sul premier tutelato dal­le toghe non crede neppure lui, per­ché aggiunge: «Stando alle sue di­chiarazioni dice che abbiamo sba­gliato un’altra volta. Vedremo». Lepore aggiunge che Berlusconi potrà essere sentito in Procura: «Può darsi, non è da escludere. Se dovesse essere necessario prende­remo contatti con Palazzo Chigi. Al momento,tuttavia,questanecessi­tà non c’è. Ma lui può fare dichiara­zioni spontanee quando vuole ». Sì, perché il premier ha già escluso di aver subito alcuna estorsione. «Ho letto quella intervista- dice il procu­ratore- Sefosseveraavremmobiso­gno di sentire le precisazioni. Sia­mo a disposizione, se il presidente del Consiglio avesse la necessità di fare delle dichiarazioni». Nel frullatore partenopeo negli ultimimesisonoentratinomiistitu­zionali di primo piano, da Berlusco­ni a Giulio Tremonti, insieme a fac­ce­ndieri come Luigi Bisignani e per­sonaggi trash come Lele Mora, Fa­brizio Corona e Patrizia D’Adda­rio. Il filo rosso delle inchieste, tie­ne a precisare il procuratore Lepo­re, sono le intercettazioni (quelle che la maggioranza vuole limita­re), molto importanti per le indagi­ni. «È l’unico mezzo di prova rima­sto- dice- scavando scavando, si ar­riva a fatti di reato che certo non possiamo far finta di non sentire». Che importa poi se, anche stavol­ta, si scoprirà che la competenza territoriale per indagare sui fatti era di altri? Il braccio di ferro Napo­li- Roma è ormai un’abitudine. Leporesottolineache «dietrono­stra sollecitazione, il gip ha attribui­to alla Procura di Napoli la compe­tenza ». Ma nella ri­chiesta di misure cautelari gli stessi pmpartenopeisol­levano dubbi sulla competenza e sem­bra pr­obabile il tra­sferimento dell’in­chiesta da Napoli ad un’altra sede. Quanto a Lavito­la, che è all’estero e non si fa arrestare, Lepore spiega: «È irreperibile quan­do non sa di essere ricercato e destinatario di un’ordi­nanza di custodia cautelare in car­cere. Nel momento in cui ne viene a conoscenza e non si presenta di­venta latitante». Il procuratore è convinto che ritornerà: «Per lui è utile presentarsi ai magistrati per chiarire la sua posizione. Non può farlo con interviste dall’altra parte del mondo». Può essere stata proprio la fuga di notizie, per Lepore, ad impedire l’arresto di Lavitola.«Lo stiamo ap­purando: pubblicare una notizia del genere è come avvisare l’inda­gato del suo arresto. Vogliamo an­dare fino in fondo perché è un fatto gravissimo e non è la prima volta». Che siano stati i magistrati? «Non si può escludere, ma non cer­to i titolari delle indagini che vedo­no poi vanificato il lavoro di mesi. Dubito che un magistrato voglia far­si del male da solo».