Francesco Esposito, Vanity Fair 31/8/2011, 31 agosto 2011
LA VERA CASTA
Partiamo da due dati. In Italia ci sono ogni anno 120 miliardi di euro di evasione fiscale, e 60 miliardi che se ne vanno in tangenti, per la corruzione. Fanno 180 miliardi all’anno, in dieci anni 1.800 miliardi: pari all’intero stock del debito pubblico italiano». Sono numeri che fanno pensare quelli squadernati dalla giornalista economica Nunzia Penelope, autrice di Soldi rubati (Ponte alle Grazie, 2011, 14,60 euro, pagg. 336), un viaggio nell’illegalità economica per calcolare i costi di reati tributari, finanziari eccetera. Tanto più oggi, alla vigilia di una manovra «lacrime e sangue», mentre si discute di aumento dell’Iva, superprelievi, tagli agli enti locali e alle pensioni. «Eppure basterebbe ridurre del 10% le voci dell’economia sommersa, un buco nero che vale in tutto oltre 400 miliardi, e il pareggio di bilancio nel 2013 vagheggiato da Berlusconi sarebbe assicurato, senza sfiorare le tasche di chi le tasse già le paga».
Invece, tutti a indignarsi solo per la «casta»…
«Nonostante l’economia illegale valga 15 volte la “casta” della politica, che ci costa “solo” 25 miliardi all’anno, il tema viene sottovalutato dai media, che preferiscono concentrarsi sui prezzi stracciati del ristorante di Montecitorio. Intanto è passato sotto silenzio che negli ultimi 3 mesi alcune delle principali banche italiane sono state costrette a restituire all’agenzia delle entrate centinaia di milioni di euro che avevano evaso. Non è curioso?».
A che cosa si riferisce?
«Notizia del 13 agosto: Unicredit ha fatto pace col fisco pagando 99 milioni di euro per un accertamento relativo al 2005; gliene deve ancora 450 milioni. Prima di lei Bpm ha patteggiato consegnando all’agenzia delle entrate 169 milioni. E il Credito emiliano altri 45 milioni. Però la stampa preferisce stigmatizzare l’evasione, pur grave, dello scontrino fiscale al bar o della fattura del dentista. C’entrerà qualcosa la proprietà dei giornali?».
C’entrerà?
«È quello che mi ha detto Guido Tabellini, il rettore dell’Università Bocconi: “Il fatto che le proprietà dei giornali italiani facciano capo a gruppi industriali o finanziari non aiuta la diffusione di certe notizie”. Così pochi sanno che il 50% delle imprese italiane ha una sede nei paradisi fiscali e insieme a loro le principali banche, in tutto 320 istituti. Oppure che negli ultimi 12 mesi i reati fiscali all’attenzione della sola Procura di Milano sono aumentati del 400%. È la Tangentopoli della società civile».
Della tassa patrimoniale sui super-ricchi che ne pensa?
«C’è un piccolo problema: ufficialmente, in Italia soltanto l’1% dei contribuenti guadagna più di 100 mila euro, in tutto 77 mila persone, e la metà dichiara redditi inferiori ai 15 mila. Nel frattempo, secondo calcoli di molti esperti, compresa la Banca d’Italia, i nostri paperoni hanno nascosto nei paradisi fiscali un fiume di denaro che vale tra i 500 e i 700 miliardi».
Che fare, dunque?
«L’agenzia delle entrate avrebbe tutti gli strumenti per intervenire con efficacia. I problemi sono altri. Come i 440 miliardi di imposte accertate come evase negli ultimi 10 anni e mai riscosse dal fisco. O le troppe leggi che hanno indebolito la lotta al crimine finanziario, vedi la depenalizzazione del falso in bilancio. Possibile che tra i 67 mila detenuti nelle nostre carceri non ci sia l’ombra di un evasore?».
Quanto ci costa, tutto questo?
«A causa di chi evade, ogni contribuente in regola paga 3 mila euro all’anno in più. E i lavoratori dipendenti hanno pagato per questo 850 miliardi di tasse in più negli ultimi 30 anni».