Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 2/9/2011, 2 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 2 SETTEMBRE 1666
Quartine apocalittiche di Nostradamus, profezie nere legate a quel 2 settembre 1666, data da cabala, maledizione divina, forse solo un forno lasciato acceso in Pudding Lane, dal distratto fornaio di re Carlo II. Un mucchio di suggestive teorie dietro il devastante incendio che rase al suolo Londra, a un anno dalla terribile peste bubbonica che aveva sterminato centomila persone. Bruciò per tre giorni la vecchia Londra medievale, il cuore pulsante dell’odierna City, e bruciarono decine di migliaia di case in legno e paglia, insieme a scuole, ospedali, chiese, tra cui l’amata St Paul’s Cathedral, tutto travolto dalle fiamme, spinte dal vento, di tetto in tetto. Un’ecatombe architettonica che, dalle ceneri, darà il via alla gloriosa ricostruzione della nuova capitale moderna in pietra e mattoni, dell’architetto Christopher Wren. E ci sarà anche chi, in controtendenza, come il commediografo John Dryden, parlerà più che di grande castigo, di prodigio destinato a debellare la peste ancora annidata nelle case fatiscenti, o chi, come Samuel Pepys, membro della Royal Society e scanzonato cronachista, rivelerà, nel suo celebre Diario, una gran quantità di retroscena inediti, curiosi e addirittura piccanti.