Lucilla Incorvati, Il Sole 24 Ore 2/9/2011, 2 settembre 2011
INVESTIRE SENZA MUOVERSI DA CASA
Prezzi più contenuti e grande libertà di movimento in ogni momento e da ogni luogo.
Confronti su un vasto ventaglio di prodotti in piena autonomia, con l’assenza totale di commissioni di entrata, di uscita e di switch.
Sono questi i vantaggi più immediati che consente il web per chi voglia sottoscrivere fondi comuni di investimento ricorrendo alla rete e spesso senza muoversi da casa.
Un canale, questo, certamente più giovane e meno utilizzato, rispetto a quello dei promotori finanziari e allo sportello bancario, arrivato in Italia circa dieci anni fa e mai pienamente decollato.
In questo decennio, infatti, il collocamento di fondi sulle piattaforme internet, non ha raggiunto dimensioni tali da essere paragonati a quanto accaduto in altri paesi dove il canale internet pesa anche fino al 50 per cento.
Forse perché l’investitore italiano prima di sottoscrivere un fondo comune di investimento, preferisce ricorrere ai suggerimenti di un esperto come sono i promotori finanziari (canale sempre più importante per l’industria dei fondi comuni) oppure ad un consulente indipedente.
«Il business è ancora molto basso – ricorda Simone Calamai, amministratore delegato di Fundstore, la prima piattaforma specializzata solo nel collocamento di fondi sia in termini di anzianità sia per numero di fondi (ndr il catalogo contiene 3500 tra fondi e comparti di Sicav e la raccolta supera i 150milioni). Registriamo un’impennata o un rinnovato interesse quando c’è euforia sui mercati, mentre i movimenti sono meno evidenti nella fasi di ribasso. Ma se dieci anni fa il ricorso al web avveniva solo da parte di una nicchia di soggetti, oggi abbiamo clienti più diversificati».
Insomma, per le piattaforme di vendita di fondi comuni attive su internet l’appeal maggiore resta il fattore prezzo, ma a quanto pare per attrarre clienti non è sufficiente offrire prezzi più vantaggiosi, anche se, seppur lentamente, si allarga il popolo dei sottoscrittori di fondi sul web.
L’idea che c’è dietro questo modello di business si basa sulla possibilità di investire in prodotti ottimi e con estrema facilità senza l’aiuto di intermediari finanziari, seguendo alcune semplici linee guida. Insomma, un modello che si basa su una sorta di disintermediazione sostenibile.
Ma chi è che si avvicina a questo canale e una volta scelto non lo lascia più?
L’identikit che raffigura Calamai è comunque quello di un investitore informato, che si muove con dimestichezza sul canale ed è certamente molto consapevole delle sue scelte. Da un’analisi del database di Fundstore, è stata scattata una fotografia dei circa 4500 clienti che popolano la prima piattaforma di vendita di fondi online: nel 2010 è stata registrato un incremento del 34% della raccolta, con un utente medio del servizio uomo, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, residente soprattutto nelle provincie del Centro-Nord o nelle grandi aree urbane del Sud. E il 12% degli utenti si avvale di consulenti finanziari, con portafogli con controvalori medio-alti.
Oltre a Fundstore, l’altra piattaforma specializzata nella sottoscrizione di fondi comuni è quella di OnlineSim (gruppo Ersel), che offre l’opportunità di confrontare e comprare in rete, a commissioni scontate fino al 100% e con un conto a zero spese, 2.600 fondi comuni di investimento di oltre 70 case di investimento,
A questi due si aggiungono Twice Sim e Iw Bank (entrambe del gruppo Ubi Banca), Fineco (gruppo UniCredit), Banca Sella e Webank del gruppo Banca Popolare di Milano. Alcuni di questi operatori hanno spesso offerte vantaggiose: per esempio attualmente Fineco ha previsto un bonus di 2mila euro per chi trasferisce fondi su questo canale e ha creato Core Serie, un meccanismo che seleziona solo i fondi con i migliori rating racchiudendo per la prima volta la qualità dei migliori gestori internazionali in quattro fondi di fondi.
Le banche online sono soggetti nati in gran parte alla fine degli anni 90 quando gli investimenti online sembravano l’unica strada percorribile per essere competitivi.
Oggi molte di loro hanno una consistente attività che gli arriva più dal trading o dall’acquisto degli Etf che non dai fondi comuni. Ma un vero e proprio sviluppo consolidato dei supermarket di fondi online potrebbe arrivare anche con l’affermazione sul mercato della distribuzione dei prodotti dei consulenti indipendenti. Una figura che in Italia inizia a muovere i primi passi e che potrebbe risvegliare l’interesse per queste piattaforme.