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 2011  settembre 02 Venerdì calendario

DUE PASSI AL PARCO MENO CAFFÈ E IL BREAK TI RIGENERA - È

l´invito reciproco che scandisce la giornata di milioni di persone: "Ci prendiamo un caffè?" Si interrompe il lavoro o lo studio e si fa una pausa, ci si prende "un break": per raccogliersi attorno alla macchinetta del caffè in ufficio, appunto, per andare a prenderlo al bar di sotto, per fumare una sigaretta in terrazza o fuori dal portone, per fare due passi. Insomma per riposare un attimo, rilassarsi, ricaricare le batterie, prima di riprendere l´attività, spesso snervante, appena interrotta. Ma nuovi studi su relax, concentrazione e cervello indicano che non tutti i "coffee break", come vengono chiamati anche quando non servono a prendere il caffè, fanno bene allo stesso modo: dipende da cosa si fa nella pausa lavorativa, dipende da dove, come e quando la si fa. Una passeggiata in un giardino è benefica. Nel traffico cittadino, meno. Il caffè non sempre dà la carica. E talvolta il beneficio maggiore si ottiene non facendo alcuna pausa: ma bisogna autoconvincersi di non averne bisogno.
Uno studio della Michigan e della Oregon University ha scoperto che una passeggiata di pochi minuti in un parco o anche solo in un viale alberato ha conseguenze positive, migliorando del 20 per cento il rendimento sul lavoro (o sullo studio), mentre un´analoga passeggiata in mezzo al cemento, in una strada piena di gente, negozi, traffico, ha conseguenze negative. La stessa differenza è riscontrata anche soltanto mostrando a un campione di volontari fotografie di parchi e di città. Ma per ottenere il beneficio non è necessario godersi la passeggiata, avverte il dottor Marc Berman sulla rivista Psychological Science: "Quello che ti piace non ti fa necessariamente bene". Non è la visione di un panorama bucolico a metterci di buon umore, ritengono gli studiosi, bensì il fatto che il giardino o il parco accendono la nostra "attenzione involontaria", permettendo alla "attenzione volontaria" (quella che serve per lavorare o studiare) di riposare e ricaricarsi.
Un altro elemento importante della pausa è quando farla: la passeggiata nel giardino è inutile o controproducente se fatta sotto pressione o di fretta. In pratica, dicono gli psicologi, un break fa bene se ci si prepara a un esame da dare entro un mese o due; fa male se entro due ore bisogna presentare al capufficio un rapporto. Quanto al "coffee break" vero e proprio, una ricerca afferma che, dopo avere bevuto più caffè del solito, gli uomini hanno peggiori prestazioni nei lavori "di gruppo"; le donne no, ma può dipendere dal fatto, secondo i ricercatori, che le donne lavorano in gruppo meglio degli uomini, non dal caffè. La caffeina, comunque, può dare la carica, ma se uno (uomo o donna) fa la "pausa caffè" in uno stato di sovraeccitazione e nervosismo, l´effetto sarà negativo anziché positivo.
Ci sono studi che suggeriscono di prendere mini-pause di un minutino: alzarsi e andare a dire qualcosa a un collega in un´altra stanza, invece che mandargli un email o telefonargli. Altri che consigliano pause di 5-10 minuti per ascoltare musiche ritmiche dagli effetti tonificanti, per automassaggiarsi il collo, per giocare con palline "ammazzastress". Ma la "pausa perfetta" potrebbe consistere nel non farla: una ricerca della Stanford University afferma che le persone convinte di avere volontà sufficiente per lavorare a lungo, anche in condizioni di stress, riescono a farlo, meglio di coloro che hanno meno fiducia nelle proprie capacità, si prendono un break e non ne ricavano grande ristoro. Si tratterebbe di allenare il cervello, come ogni altro muscolo, a credere di più in se stessi. È un consiglio, tuttavia, che viene dalle colonne del Wall Street Journal, il giornale soprannominato la bibbia del capitalismo: una fonte leggermente sospetta. Che faccia bene o male alla produttività, ritengono tanti colletti bianchi, non si può lavorare senza almeno una "pausa caffè" al giorno.