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 2011  settembre 02 Venerdì calendario

GIUGIARO: "NON MI PENTO DELLA SCELTA COSÌ HO DISEGNATO IL SOGNO TEDESCO"

La Volkswagen? Un porto sicuro. Dal giugno 2010 l´Italdesign di Giorgetto Giugiaro fa parte del gruppo di Wolfsburg. Il designer torinese ha così rinunciato a collaborare con altre case automobilistiche.
Giugiaro, sono passati 14 mesi dalla sua scelta. Com´è stato perdere la libertà?
«In senso assoluto ha ragione lei: effettivamente fino a un anno fa potevo accettare progetti e proporre idee a qualsiasi costruttore, oggi non è più possibile. Eppure le dico che questa scelta ha diversi vantaggi».
Si sente più tranquillo?
«Soprattutto sono entrato a fare parte di un gruppo molto ben organizzato che lavora su grande scala. Questo significa che, a differenza del passato, quando la mia collaborazione era limitata a un solo modello, io posso confrontarmi con l´intera organizzazione della Volkswagen che vuol dire aver confronti con decine di marchi e di centri di ricerca in tutto il mondo e portare avanti diversi progetti contemporaneamente».
Qual è l´aspetto che l´ha colpita di più?
«La grande organizzazione nelle decisioni. E il fatto che la vastità del gruppo è tale da rendere i dipendenti praticamente sicuri del loro posto di lavoro. Questa sicurezza fa lavorare meglio le persone che non devono stare a chiedersi continuamente se manterranno il loro impiego».
Questo è un problema anche per chi, come lei, è stato proprietario di un´azienda fino allo scorso anno?
«Non era una questione che mi riguardava personalmente. Certo, se fossimo stati costretti a chiudere, io comunque non avrei avuto problemi. Ma le garantisco che doversi far carico del futuro dei miei mille dipendenti era comunque un cruccio non da poco. In fondo sono mille persone, molti giovani, che hanno delle famiglie alle spalle. E nel nostro mestiere, che è un mestiere creativo, l´insicurezza è la peggiore delle condizioni».
Come si possono sposare un creativo italiano e un colosso tedesco? Non sono due mondi antitetici?
«Noi italiani siamo creativi ma tanto individualisti. Loro hanno la cultura dell´organizzazione. Tutto è perfetto al punto che ogni tanto sentono l´esigenza di un intervento, come può essere il mio, che rompe gli schemi. Non hanno timore di un´idea alternativa a quella che loro mi propongono come tema di lavoro. Ma quando arrivo con una proposta diversa devo essere in grado di motivarla molto bene sotto tutti i punti di vista. Poi si decide tutti insieme. Sa che cosa le dico? In questo modo, a 73 anni, mi diverto ancora perché non smetto di imparare».
Nei prossimi giorni al Salone di Francoforte, la Fiat presenterà l´ultima evoluzione della Panda, l´utilitaria che lei disegnò negli anni Settanta. Non avrà un po´ di nostalgia?
«Perché ero più giovane? No. Sa, anche nel mondo dell´auto i tempi cambiano. La Panda che avevo disegnato io appartiene ad un´altra epoca, quando si poteva dire a un signore come me di disegnare un´auto a basso costo e robusta. Oggi con i nuovi regolamenti e gli standard di sicurezza da rispettare, tutte le utilitarie, non solo la Panda, hanno un rapporto tra ingombro esterno e spazi interni che è molto meno vantaggioso. Sono utilitarie diverse, come se si fossero gonfiate all´interno. Comunque non ho nostalgia. Sono contento di poter lavorare insieme ai miei collaboratori con relativa serenità. Quella serenità che serve a realizzare prodotti di qualità».