EUGENIO OCCORSIO , la Repubblica 2/9/2011, 2 settembre 2011
UN GOVERNO NUOVO, PIÙ AUSTERITÀ E CRESCITA POI L´EUROPA VI AIUTERÀ" - CERNOBBIO
«Questa saga della manovra, l´incredibile balletto di misure annunciate e poi ritirate, dimostra che lo scetticismo crescente del governo tedesco e della stessa commissione Ue verso l´Italia è ben fondato. E perdere definitivamente la fiducia dell´Europa avrebbe conseguenze devastanti per il vostro Paese».
Nouriel Roubini, economista della New York University, oggi sarà fra i relatori dell´edizione numero 37 del Forum The European House-Ambrosetti, «Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive». E di Europa stavolta Roubini, che dall´anno scorso ha una partnership con Ambrosetti per lo scambio di studi e ricerche, parla con passione: «Non potete avere il solo mantra della riduzione del debito, la cosa più importante è pensare allo sviluppo».
Di cosa ha bisogno l´Italia?
«Innanzitutto di un altro governo. Quello attuale ha perso qualsiasi credibilità. E senza credibilità è difficile che la Germania dia il via libera agli eurobond o al rafforzamento dell´Efsf, il fondo salvastati che ne è una fattispecie. Un altro governo, che non potrebbe essere che un esecutivo tecnico, deve varare con convinzione e coerenza il necessario mix di riforme strutturali e misure di austerity. I ministri attuali si dimostrano totalmente incapaci di forzare le resistenze delle singole lobby che fatalmente si oppongono a qualsiasi misura.
Quello che sembra incredibile dall´esterno è che ci si sbrani per piccoli interventi, che sommati non arrivano allo 0,3% del Pil.
Perciò sottolineo la mediocrità di tutta la compagine, guidata peraltro da un personaggio completamente screditato: stessero discutendo di veri cambiamenti della struttura economica, di passi epocali che imprimono una svolta decisiva all´aspetto del Paese, potrei capirlo. Ma si litiga sugli spiccioli, su piccoli provvedimenti spezzettati e privi di un disegno unitario. Quando si tratta di affrontare problemi grossi come l´evasione fiscale, lo si fa con esitazione, con mezze misure, con i concordati mascherati, come se non ci si credesse. Di fronte a questo, cosa devono pensare gli organismi internazionali e i mercati? Non c´è la forza politica per intervenire su nessuna questione».
Lei parlava degli eurobond e del fondo salvastati, ma non è detto che ci si debba ricorrere.
«La rivolta scoppiata in Germania quando la Merkel ha detto che si può pensare all´incremento del fondo è un indicatore del sentiment verso il vostro Paese. Se offrirete un quadro più coerente e solido, se darete un aspetto complessivo più affidabile e annuncerete misure efficaci, l´Unione europea e i Paesi più forti di essa saranno disponibili ad aiutarvi. Che si debba ricorrere a una serie di sacrifici categoria per categoria, a seconda della capacità contributiva, è inevitabile. Le riforme strutturali sono parte integrante di questi sacrifici, perché dovrebbero comprendere più libertà di licenziamento sia nel pubblico che nel privato, oltre che la possibilità di chiudere le strutture inefficienti. I mercati chiedono uno, due, dieci chili di carne, dovete accettarlo. Ma l´Europa deve essere pronta ad intervenire se necessario in vostro soccorso: solo con un rafforzamento complessivo i Paesi troveranno mercati di sbocco, occasioni di cooperazione funzionali, opportunità da cogliere, insomma non vedranno frustrati gli sforzi di risanamento interno, ammesso che ci siano».
C´è secondo lei questa volontà da parte dell´Europa, questo spirito di solidarietà, questo sentirsi parte di un disegno corale? «Dipende dall´immagine che i vari Paesi, e ora parliamo dell´Italia, riescono a dare. All´interno delle istituzioni europee comunque bisogna fare passi avanti. I problemi nessuno può risolverli da solo. Ognuno deve fare la sua parte, i governi per primi, ma l´Europa deve scuotersi. La Bce per esempio ha fatto un errore gravissimo alzando nella prima metà del 2011 i tassi dall´1 all´1,5% e tenendoli su tale livello. Grecia e Portogallo hanno avuto la mazzata finale, se in Italia spirava qualche vago anelito di ripresa, è stato soffocato sul nascere. Perfino la Germania ne ha sofferto. Sembra che la banca non riesca ad accettare il ruolo di "lender of last resort" quale invece dev´essere in un´unione monetaria degna di tal nome. Gli interventi che così faticosamente ha intrapreso sui titoli italiani e spagnoli, sembra che li faccia pesare, sarà tanto se si arriverà a 100 miliardi di euro, oltretutto con la postilla della "sterilizzazione", il meccanismo che fa sì che i fondi non vengano realmente immessi nel sistema ma tenuti nelle casse della banca. Invece dovrebbe fare come la Fed con il suo quantitative easing duemila miliardi di fondi freschi elargiti e altri in vista».
Trichet dice che le missioni delle due istituzioni sono diverse, che la Bce deve solo controllare la massa monetaria e la Fed invece può pensare allo sviluppo.
«Mi sembrano tutte balle confezionate per l´occasione. Ma lei se lo ricorda quando proprio Trichet diceva, nel pieno della bufera finanziaria, che la Bce era pronta ad inondare il mercato di liquidità per evitare casi come Lehman e per permettere un ordinato riassetto del sistema bancario? Non era politica attiva? E poi, ammettiamo pure che voglia controllare l´inflazione: è stata a lungo del 2%, ora è tollerabile che per cinque-dieci anni si possa arrivare al 2,5 per risolvere la crisi. Le medie vanno viste sul lungo periodo».