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 2011  settembre 02 Venerdì calendario

«CLOONEY, LA POLITICA, IL FILM: IN ITALIA SI POTREBBE GIRARE COSI’» —

Metafora forte del cinismo e del potere contemporaneo, il film diretto e interpretato da George Clooney, Le Idi di marzo, naturalmente si presta a paralleli e giochi di concordanze con i protagonisti e la politica italiana. E anche se i nostri forse si comportano peggio la capacità di raccontare è ancora ingessata, mentre l’America è più capace di autovedersi e di giudicarsi. «Ma questa volta, al contrario di quello che succede negli altri film di denuncia americani, non c’è il bene che trionfa, e questo è sconvolgente e mi ha fatto molto pensare» dice Giancarlo Galan, ministro dei Beni e delle attività culturali che ha visto il film la sera dell’inaugurazione e che ora ne parla senza sottrarsi al gioco dei paralleli italiani e di misurarsi con la «globale macchina del fango». Anche se, premette, le situazioni sono tecnicamente così diverse, che ogni paragone è arbitrario. Ma procediamo: nel film, si sa, il protagonista è Stephen, giovane talentuoso e non cinico (all’inizio) addetto stampa nella campagna per le primarie nell’Ohio, brillantemente interpretato da Ryan Gosling. Chi potrebbe essere il suo alter ego italiano? «Ma cosa vuole che le dica, Bonaiuti? Ce lo vede a dettare l’agenda al candidato come fa Gosling nel film? Noi appunto abbiamo al massimo dei portavoce, loro hanno i direttori di campagna elettorale, che è un’altra cosa». Vuol dire che mancano le personalità? «Sono ruoli diversi, forse per trovare uno che ha avuto un po’ di personalità dobbiamo andare a Fabrizio Rondolino, che qua e là ne ha avuta e che alla fine ha anche cambiato mestiere».
E veniamo al candidato piacione e democratico interpretato da Clooney, che difende con abilità e convinzioni i diritti delle minoranze: memorabile resterà la scena in cui l’addetto stampa fa l’amore con la stagista ventenne, continuamente alternata con gli spezzoni del discorso del governatore Clooney che si fa paladino dei gay. Uomo affascinante e disponibile e apparentemente anche di grandi virtù familiari, ma che, si scoprirà poi, aveva messo incinta la stagista. Evento che una volta scoperto dal suo entourage verrà bollato con la frase fatale: «In America un presidente può fare qualsiasi cosa, ma se lo beccano con una stagista è finito». E chissà perché, nel gioco delle concordanze, viene subito in mente Italo Bocchino. Ride Galan e commenta: «Beh, se vogliamo andare sull’aspetto sessuale, Bocchino deve essere un fenomeno della natura! E io non capirò mai voi donne: capisco Clooney, capirei Pier Ferdinando Casini, ma come si faccia con Bocchino... Eppure deve essere davvero un fenomeno se si separa dalla moglie, e tre giorni dopo è di nuovo in pista».
Andiamo più sul classico: democratico e piacione, perché non Walter Veltroni? «Sì, ma se un politico oggi non ha un po’ fascino, farebbe meglio a cambiar lavoro». E poi, continua Galan, questa storia dello scandalo sessuale non mi convince, «tre sono le cose che muovono l’umanità, potere, sesso e denaro, e in politica ogni cosa si esaspera perché ti giochi tutto in un momento, ma non sono d’accordo con quella frase sulla stagista, per me non è così, e in Italia, si sa, il giudizio è diverso. Silvio Sircana, Piero Marrazzo, Nicky Vendola? A me non importa cosa fanno e che gusti abbiano nel privato, mi interessa come governano».
Alla fine il candidato probo e piacione, messo di fronte alla scelta decisiva, fra l’etica e il compromesso, cede al ricatto sul suo segreto sessuale, pur di salvare la faccia e la poltrona: lei, ministro Galan, cosa avrebbe fatto? «No, non l’avrei accettato, perché poi sei schiavo tutta la vita. Ma mi sarebbe costato, perché la politica per me è adrenalina pura. E se no chi me lo farebbe fare di arrabbiarmi tutti i giorni con Tremonti, farei prima a dargli ragione!».
Maria Luisa Agnese