Massimo Gaggi, Corriere della Sera 02/09/2011, 2 settembre 2011
LA DOPPIA SFIDA DI SANDY LA BIONDA
In questi giorni di post-uragano, il New Jersey, oltre che dai politici che confortano e fanno promesse alle vittime delle inondazioni, è attraversato febbrilmente da una signora dai lunghi capelli biondi e dall’atteggiamento molto determinato che passa da un deposito di «bisonti della strada» chiedendo di votarla a uomini tatuati, imponenti quasi quanto i loro automezzi. Sandy Pope, cinquantaquattro anni, è, infatti, la prima donna della storia a candidarsi alla guida di un sindacato americano che è quasi diventato sinonimo di «machismo»: quello dei camionisti.
La sua è una sfida doppiamente proibitiva: deve superare le riserve mentali della categoria e deve battere un «monumento» come Jim Hoffa, il leader che da 12 anni regna incontrastato sul sindacato. Jim è figlio di quel Jimmy Hoffa, immortalato da un celebre film, che negli Anni 60 trasformò i «Teamsters» in una potenza economica e politica, il più grande sindacato d’America. Un personaggio controverso, condannato per corruzione, «graziato» da Nixon dopo 58 mesi di prigione e sparito misteriosamente nel 1975, probabilmente vittima di un regolamento di conti.
Durante la gestione del figlio Jim (e sotto il controllo attento dell’Fbi), il sindacato ha eliminato le infiltrazioni mafiose, ma ha anche cambiato pelle. Gli iscritti sono scesi da 2 milioni a un milione e 300 mila, ma soprattutto il peso dei «Teamsters» nel mondo dell’autotrasporto si è ridotto al lumicino: la sua rappresentanza dei camionisti d’America è progressivamente scesa dall’80 all’attuale 8 per cento. La union di Hoffa è pian piano diventata un patchwork che, insieme ai camionisti, organizza poligrafici, tecnici delle ferrovie, operai delle centrali del latte e 64 mila dipendenti di compagnie aeree.
È proprio questo indebolimento del sindacato e del suo leader che ha indotto la Pope a farsi avanti. Il vecchio «notabile» Hoffa, ormai settantenne, dice di avere ancora in pugno l’organizzazione. Magari ha ragione, ma stavolta non riuscirà a farsi rieleggere con un plebiscito: ha appena annunciato un’era di riscossa dopo anni vissuti sempre in ritirata, tra un taglio dei salari e un congelamento delle pensioni. Così oggi i molti critici ironizzano sulle favole che va raccontando: «Ha tenuto la convention del sindacato a Las Vegas perché lì è più facile sfuggire alla realtà».
Abbandonato anche dal suo ex numero due, Fred Gegare, pure lui candidato alla guida dei «Teamsters» nel voto che si terrà in autunno, Hoffa è parso alla Pope abbastanza debole da poter essere sfidato. Lei ci sta mettendo tutta la grinta della donna che ha cominciato a guidare camion nel Midwest 33 anni fa. E a chi gli chiede se quella di sfidare Hoffa non sia un’impresa proibitiva risponde: «Non più che stare al volante con ghiaccio e neve tra Cleveland e Buffalo facendo consegne nella notte in posti mai visti prima e finendo coperta di grasso in bagni nei quali ci sono docce solo per gli uomini».
Massimo Gaggi