Mario Pappagallo, Corriere della Sera 02/9/2011, 2 settembre 2011
IL SEGRETO DELLA LONGEVITÀ, PROTEGGERE I GENI CON FRUTTA E LEGUMI
MILANO — I cibi possono influenzare l’invecchiamento dei nostri geni. Accorciare i «marcatempo» dei cromosomi, i telomeri, fino al loro danneggiamento precoce e irreversibile. È l’ipotesi di lavoro che sta portando avanti il team del diabetologo e trapiantologo Camillo Ricordi a Miami. Il confronto tra i telomeri di un quarantenne a dieta americana con quello di un pari età a dieta mediterranea parla chiaro: il primo a 40 anni ha già azzerato il suo potenziale di lunga vita cellulare (soprattutto se dedito al cibo-spazzatura), il secondo ha ancora la «batteria» carica al 40 per cento. E fino ai settant’anni preserva tale percentuale.
Si può fare meglio? Certo: riducendo del 30 per cento le calorie ingerite giornalmente (ovviamente quelle calcolate in base a età e tipo di attività fisica). Alzarsi da tavola con un po’ di fame, quindi, è buona regola. Lo dicono gli studi di Luigi Fontana, direttore del reparto di nutrizione e invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità e ricercatore all’università americana di St. Louis.
Il gruppo di studio Barilla Center for Food & Nutrition ha affidato all’oncologo Umberto Veronesi il compito di fare la sintesi dei risultati delle varie ricerche oggi a Cernobbio, durante il Forum Ambrosetti. Tema: «Longevità e benessere: il ruolo dell’alimentazione».
I diversi menù possono influenzare positivamente o negativamente le risposte «infiammatorie» dell’organismo. Quelle a livello cellulare, «silenti», che vanno a «riparare» proprio i telomeri. Così si «esauriscono», diminuendo ad ogni divisione cellulare. Secondo Ricordi, il livello di infiammazione «silente» generato dal modello alimentare americano potrebbe provocare un maggiore utilizzo dei processi riparativi e, quindi, un accorciamento più veloce dei telomeri. Al contrario, una corretta dieta mediterranea sarebbe anti-infiammatoria e, di conseguenza, anti-invecchiamento. Chiave della longevità in buona salute.
Interessante, poi, uno studio pubblicato su Science dove appare evidente che una riduzione dell’introito calorico del 30% per 20 anni è in grado, nelle scimmie, di ridurre del 50% l’incidenza e la mortalità per cancro e per le malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno anche dimostrato un significativo rallentamento della degenerazione di alcune aree del cervello nelle scimmie a dieta rispetto a quelle che mangiavano ad libitum. Lo studio è ancora in corso: tra dieci anni si saprà se le scimmie in restrizione calorica vivranno anche più a lungo. Per il momento, a pari età, sono nettamente più giovani.
Le varie ricerche saranno al centro di un seminario online, l’8 settembre, con Veronesi, Barry Sears (Inflammation research Foundation), Alexandre Kalache (International centre for policies on ageing, dell’Organizzazione mondiale della sanità) e Sergio Pecorelli (presidente dell’Agenzia italiana del farmaco). Per assistere sarà sufficiente accedere al sito www.barillacfn.com.