Marco Malaspina, l’Espresso 8/9/2011, 8 settembre 2011
LA SABBIA SI FA CASA
"L’idea mia era quella di stampare le case", dice Enrico Dini, ingegnere pisano con la passione per la stereo-litografia a grande scala. E non è detto che prima o poi non ci riesca. Intanto ha inventato una stampante 3D, un mostro da 6 metri di lato capace di trasformare la sabbia in pietra seguendo le istruzioni del computer: è la prima al mondo pensata per l’edilizia.
Si chiama D-shape e ha stregato creativi di tutto il mondo. Contattano Dini per chiedergli di conferire alle loro visioni - formalizzate in un file Stl (il formato usato per descrivere progetti stereolitografici) - la solidità del cemento. E lui è ben contento, anche perché la costruzione di fabbricati abitabili veri e propri con D-shape è assai lontana. E allora via con la stampa 3D artistica a basso costo: 1.500 euro al metro cubo per dare concretezza alle forme più ardite.
"Il processo è elementare", spiega Dini: "Si deposita un paginone di sabbia grande 5 metri per 6 e spesso 5-10 millimetri. Poi una testa di stampa con 300 ugelli entra in azione, spruzzando là dove occorre un legante inorganico che trasforma i granelli di sabbia in roccia. Proprio come se fosse una stampante a getto d’inchiostro. Solo che, invece di stampare un testo, solidifica la sezione dell’oggetto, o del fabbricato, corrispondente a una determinata altezza. Quando lo strato è completato, si deposita un’altra pagina di sabbia, e si passa alla lavorazione della sezione successiva. E si va avanti così, salendo di centimetro in centimetro, anche per metri. Fino a che non ci si ritrova con un grande sabbione, all’interno del quale, come a Pompei, è sepolto il nostro oggetto". A quel punto, saranno passati due o tre giorni dall’inizio della stampa, basta rimuovere la sabbia non solidificata per veder comparire il prodotto finito.
Gli scienziati non sono rimasti indifferenti. A fine 2009, l’Agenzia spaziale europea ha avviato uno studio proprio su D-shape: vogliono capire se una stampante 3D del genere possa essere impiegata per realizzare una struttura abitata sulla Luna. Usando materia prima locale: il regolite lunare. Va a finire che il sogno di Enrico Dini, stampare le case, rischia d’avverarsi prima sul nostro satellite che sulla Terra