Varie, 31 agosto 2011
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Gorni Guglielmo
• Romprezzagno (Cremona) 7 agosto 1945, Foligno (Perugia) 28 novembre 2010. Filologo • «[...] uno dei più brillanti esponenti di quella scuola filologico-stilistica, che ha illustrato per decenni gli studi umanistici e universitari italiani. Allievo a Firenze di Domenico De Robertis e a Pavia di Cesare Segre e Maria Corti, ha insegnato per venticinque anni a Ginevra, prima d’esser chiamato per “chiara fama” alla Sapienza di Roma. Ha spaziato dal Medio Evo al Novecento. Ma, in estrema sintesi, si potrebbe dire che si è cimentato, con spirito di simpatia e di comprensione profonda, soprattutto con la nostra poesia delle origini, e in modo particolare con Dante, con il quale ha intrattenuto un intimo colloquio durato tutta una vita: dal lontano Il nodo della lingua e il verbo d´amore (1981), all’edizione critica della Vita nova (1996), molto discussa ma ricca di innumerevoli spunti critici e metodologici, al recente Dante. Storia di un visionario (2006), che ha riassunto tutti gli spunti precedenti. È stato anche un grande didatta: e cioè, per assoluta dedizione all’insegnamento ed elevatezza del messaggio, un professore universitario coi fiocchi» (Alberto Asor Rosa, “la Repubblica” 30/11/2010) • «[...] Sono possibili due accezioni di metodo filologico - letterario. Una è quella che attribuisce alla filologia (da parte non di rado degli stessi specialisti del settore) una funzione eminentemente ancillare: in questo ambito essa serve a stabilire il dato certo, su cui altre forme del discorso (la critica, la storiografia letteraria) fonderanno il loro lavoro. L’altra sviluppa direttamente dall’acquisizione del dato filologico un proprio autonomo discorso, che in parte resta nel dominio della disciplina di competenza, in parte, via via crescendo, va a incrociare domini e discorsi delle altre. Guglielmo Gorni [...] appartiene decisamente a questa seconda variante del sapere filologico. Le sue indagini partono sempre da un’esigenza di ri-definizione circostanziata e certa di una tale questione, letteraria o storico-documentaria, per arrivare poi a una ri-discussione dei termini generali su cui quella cultura, messa in causa dall’incertezza del dato, si fonda. A questo si deve l’estrema ricchezza che caratterizza la sua produzione: sia che si tratti della poesia del Duecento o della Vita nova, di questioni di metrica o di tradizione poetica, dei problemi numerologici e ordinativi della Commedia oppure di testi umanistici o rinascimentali come quelli di Leon Battista Alberti o del Boiardo. [...]» (Alberto Asor Rosa, “la Repubblica” 16/4/2008).