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 2011  agosto 27 Sabato calendario

PERCHÉ SONO VENT’ANNI CHE AMIAMO (O ODIAMO) SCHUMACHER

O lo ami o lo odi. Nei giorni in cui Michael Schumacher torna sotto i riflettori per i 20 anni di F.1, ci si dimentica spesso che è stato un campione che ha diviso i tifosi. È stato il pilota che ha consentito a un’azienda che produceva maglioni (la Benetton, secondo una celebre definizione dell’avvocato Gianni Agnelli) di battere chi faceva macchine da corsa per mestiere, l’uomo in grado di interrompere il lungo digiuno ferrarista, riportando il titolo a Maranello dopo 21 anni. Ma s’è pure macchiato di inaudite scorrettezze, la più clamorosa a Jerez ’97 con Jacques Villeneuve.

Martello Estimatori e detrattori però concordano: Michael ha cambiato volto alla F.1, è stato il pilota che prima e meglio ha intuito che, grazie a rifornimento e cambio gomme, i GP potevano essere trasformati in qualifiche prolungate. «Era incredibile – ricorda Flavio Briatore – quando gli chiedevi di spingere, di realizzare un determinato tempo, eseguiva alla perfezione. Piazzava serie di giri veloci con una costanza incredibile».

Pignolo Costante, veloce ma anche estremamente pignolo: il comico Marco Della Noce, interpretando il meccanico Oriano Ferrari ne aveva dato una versione caricaturale («E la gomma è troppo gomma e l’ala è troppo ala»). In realtà Michael, spinto da vivace curiosità tecnica, ha sempre voluto conoscere a fondo la macchina. E senza mai avere la pretesa di prevaricare gli ingegneri, è sempre stato fonte preziosa di suggerimenti.

Record Ma se Michael nella prima parte della carriera, chiusa nel 2006, ha potuto accumulare record su record – 7 Mondiali, 91 vittorie, 68 pole, 76 giri veloci in gara e ben 1.473 punti (col vecchio sistema sarebbero 1.404) – è anche perché ha vissuto un periodo privo di grandi campioni: morto Senna (che non lo amava e con il quale rischiò la rissa), ritiratosi Prost e con Mansell emigrato negli Usa, Schumi ha dovuto lottare contro piloti bravi ma non eccezionali come Damon Hill, Jacques Villeneuve e Mika Hakkinen, forse il migliore di tutti e anche il più rispettato da Michael. E forse la consapevolezza di essere il più forte ha spinto spesso il tedesco a far tracimare la propria aggressività, quell’istinto di killer che, come ben sintetizza Stefano Domenicali, «ti fa dimenticare, quando abbassi la visiera, tua madre, tua moglie, tuo fratello e pensi solo alla vittoria».

Uomini I personaggi chiave della sua carriera? Gerhard Noack, che ne finanziò la carriera dai kart sino alla F.3, Flavio Briatore, che lo strappò subito a Eddie Jordan dopo il debutto, Jean Todt, che intorno a lui ha «ricostruito» la Ferrari vincitutto della prima metà di questo decennio e, dal punto di vista tecnico, Ross Brawn, regista dei suoi numerosi successi e soprattutto colui che lo ha convinto a rimettersi in gioco in Mercedes a 40 anni compiuti. Ma Schumi non sarebbe Schumi senza Willy Weber, il manager storico dal quale si è separato da un paio di anni.

Soldi È stato lui a trasformare Michael in un’azienda: a fine 2006 la Bild quantificò il suo patrimonio personale in 850 milioni di euro. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma pare che ai bei tempi in Ferrari guadagnasse 35 milioni di euro, mentre il triennale stipulato con la Mercedes gli garantirebbe entrate complessive per 63 milioni. Oggi il suo merchandising è gestito dalla Mercedes, ma quando dietro c’era Weber, pare che Michael intascasse 2 milioni di euro dalla vendita di gadget e cappellini.
Comunicazione Tanto attento al marketing, Schumacher non ha mai legato troppo con tifosi (evita i bagni di folla) e stampa: oggi parla spesso in italiano in tv e partecipa (quasi) con entusiasmo agli incontri con i giornalisti ma ai tempi d’oro, una volta spente le telecamere si dileguava e le sue opinioni venivano ascoltate attraverso un registratore.

Privacy Geloso della vita privata, ha sempre tenuto lontano dai riflettori la famiglia anche se la moglie Corinna Betsch (sposata nel 1995) lo accompagna spesso ai GP e ora che è grandicello a volte viene Mick (nato nel 1999), mentre Gina Maria (1997) preferisce come la madre i cavalli.

Hobby Lui, invece, ha sempre amato gli sport estremi: si è lanciato con il paracadute, ha nuotato con le balene, scia, va in bici e ha rischiato grosso in sella alla Superbike, dove ha provato a correre nel campionato tedesco. Ma alla fine gli è sembrato regalargli le stesse emozioni delle corse. Ed è anche per questo che è tornato.