Varie, 31 agosto 2011
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Edwards Elizabeth
• Jacskonville (Stati Uniti) 3 luglio 1949, Chapel Hill (Stati Uniti) 7 dicembre 2010. Moglie di John • «Si è spenta stringendo al petto una foto del primogenito Wade, morto per un incidente stradale nel 1996, a soli 16 anni. Un’ultima, struggente immagine in un’interminabile galleria di trionfi e dolori che hanno segnato la vita di Elizabeth Anania Edwards [...] moglie dell’ex senatore democratico del North Carolina John Edwards, stroncata da un tumore al seno dopo sei anni di lotta. “Nella sua vita Elizabeth Edwards ha conosciuto la tragedia e il dolore”, ha commentato il presidente Barack Obama che l’aveva conosciuta durante le primarie democratiche. “Molti altri si sarebbero piegati, molti altri avrebbero mollato — ha proseguito Obama —. Ma attraverso tutto quello che ha sopportato, Elizabeth ha rivelato un tipo di forza e di grazia che resteranno a lungo fonte d’ispirazione”. Dal regista di Fahrenheit 9/11 Michael Moore alla guru del Tea Party Sarah Palin, neppure la morte di Ted Kennedy era riuscita a riunire — grazie a Twitter — un coro tanto bipartisan di ammiratori. “Ha lasciato un segno indelebile sull’America e non sarà mai dimenticata”, dice il Segretario di Stato Hillary Clinton. L’italo-americana Elizabeth, nipote di emigranti originari di Adami, in provincia di Catanzaro e laureatasi in legge all’University of North Carolina era la first lady che l’America avrebbe tanto voluto ma che una serie di nefasti giochi del destino le ha impedito di avere. Ai tempi dello scandalo che [...] travolse il marito in piena campagna elettorale, era stata lei stessa a rivelare all’America che lui la tradiva. “Voglio credere che quello sia stato l’unica infedeltà di John”, dichiarò a Oprah Winfrey nel maggio del 2009, un anno dopo che i tabloid avevano cominciato a divulgare ogni dettaglio della sua relazione clandestina con l’amante Rielle Hunter, conosciuta in un bar di New York nel 2006, con cui aveva anche concepito una figlia al di fuori del matrimonio, Frances Quin [...] Dopo aver negato per mesi sia la love story sia la paternità, Edward fu costretto ad ammettere. Lo scandalo segnò la fine della carriera politica dell’ex senatore, per anni considerato l’astro nascente dei democratici Usa, facendolo apparire come un uomo debole, meschino e bugiardo. “Come tante altre mogli di politici, era lei la metà sana e buona della coppia”, scrive Margaret Carlson sul Daily Beast, “Senza di lei probabilmente lui non sarebbe mai arrivato dov’è arrivato”. “È la nostra Lady Diana”, la incalza Arianna Huffington, secondo cui tanta gente si identificava in lei “perché dopo essere stata oltraggiata ha saputo usare la propria vulnerabilità con straordinaria empatia verso il prossimo”. Era insomma una donna “ordinaria” capace di cose straordinarie. “Ha continuato la sua battaglia a favore della riforma sanitaria anche quando la campagna del marito era morta e sepolta”, prosegue Huffington, “perché ci credeva davvero”. Forse in omaggio alla cultura dei suoi 4 figli aveva annunciato la sua morte su Facebook. “Elizabeth li aveva preparati già da tempo”, racconta l’amico di famiglia John Moylan, “l’intera famiglia, incluso il marito John, era con lei quando è spirata”. “Spero che i miei figli mi ricordino così — recita nel suo epitaffio Web —. Ha resistito alla tempesta e quando il vento non l’ha spazzata via, ha aggiustato le vele”. Le sue ultime parole, sempre su Facebook, riprendono la nota canzone di Leonard Cohen “Anthem”: “Suonate le campane che ancora possono suonare, dimenticate l’offerta perfetta, c’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che passa la luce”» (Alessandra Farkas, “Corriere della Sera” 9/12/2010) • Vedi anche Alessandra Farkas, “Corriere della Sera” 7/1/2011.