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 2011  agosto 31 Mercoledì calendario

IL GIRO DELLE TROTE

Dunque: 900 chilometri in cinque tappe, si comincia il 6 settembre con la Paesana-Laigueglia prevista, si finisce con la Rovereto-Montecchio Maggiore il 10. Duecento corridori, 25 squadre tra le quali Liquigas, Astana, Lampre, tre nazionali (Polonia, Slovenia e Australia), nel gruppo Basso, Garzelli, il campione d’Italia Visconti, il vincitore dell’ultima Milano-Sanremo, Matthew Goss. Sei le regioni attraversate e 178 i comuni interessati. Un milione il costo preventivato dell’intera manifestazione, inserita nel calendario ufficiale della Federazione ciclistica italiana e approvata dall’Uci. In filigrana a questo diluvio di numeri e nomi, c’è la prima edizione del “giro di Padania”.
DEUS EX machina, manco a dirlo, il senatore leghista e sottosegretario all’Interno, Michelino Davico: “Lo scorso anno, alle Tre Valli Varesine, gara che Bossi ama da sempre, mi disse: mi piacerebbe che un giorno ci fosse una corsa che coinvolgesse il nostro territorio, che è la culla del ciclismo”.
Detto e fatto. Il sottosegretario – anche lui appassionato di ciclismo - non fa altro che allestire un’associazione dilettantistica, la “Monviso-Venezia”, prendere contatti con gli “amici di Alfredo Binda” che organizzano la Tre Valli, un anno di “lavori” ed ecco che la corsa sta per partire.
Tutto molto bello. Peccato solo non esista la Padania. E’ come se la nel calendario internazionale ci fossero il giro di Atlantide o di Paperopoli.
Ci vorrebbero due pagine per raccontare delle proteste e del malcontento che sta montando – su internet, per le strade, nei consigli comunali – intorno a questa manifestazione.
Con dei risvolti a volte comici. A Piacenza, il sindaco Roberto Reggi (Pd), ha detto che comunque non può garantire la sicurezza stradale visto che ci vorrebbero più vigili ma i tagli impediscono di pagare gli straordinari. La Lega locale, per dire, ha risposto “che le proteste sono una forma di oscurantismo di chi inneggiava ai carri armati sovietici a Praga”. Insomma, quisquilie.
A MONTECCHIO Maggiore, vicino Vicenza, un comitato locale disegnerà delle croci sull’asfalto, “in ricordo di chi è morto per quella patria, che oggi qualcuno vorrebbe smantellare”.
A Rovereto, sede di un arrivo e di una partenza, il sindaco Andrea Miorandi (Pd) ha detto che non sapeva nulla di questa “pagliacciata di regime”, però approvata da due suoi assessori, e con l’ok di Trentino marketing, 45 mila euro, come ha annunciato l’assessore provinciale, Tiziano Mellarini: “Ci saranno perfino le telecamere della Rai. In passato abbiamo dato sponsorizzazioni alle feste dell’Unità e al meeting di Cl”. Nel migliore dei casi, una semina a pioggia. Su facebook qualcuno propone perfino di tirare uova o seminare chiodi sul percorso. Il sottosegretario Davico, ride forte: “Noi volevamo solo organizzare una gara di ciclismo. Al nome Padania, si è subito scatenata una gazzarra pretestuosa”. Quindi l’imprimatur di Bossi non c’entra nulla? “Nulla”. La Padania non esiste. “Esiste come esiste il grana padano, la pianura padana, l’autostrada padana. Cosa rappresentano allora il giro del Mediterraneo, dell’Insubria o la Tirreno-Adriatico?” Non ricordo un partito politico che dedica all’Insubria parlamenti, ampolle e ronde. “A protestare sono i soliti quattro gatti della No Tav, del Dal Molin e della sinistra radicale. Mi concentro sul grande sforzo imprenditoriale, 100 giornalisti, 600 camere di alloggio prenotate, più il business a corollario. Il tutto organizzato con gli amici della tre Valli, con i consigli di gente come Francesco Moser o del ct della nazionale Paolo Bettini. La politica è solo negli occhi dei prevenuti”. Se io e gli Amici di Paperino chiediamo all’Uci di riconoscerci il giro di Paperopoli? “(Ride) Già esiste un trofeo Topolino, mi sembra nello sci, per i ragazzini”.
PERCHÉ AVETE scelto la maglia color verde per il leader della corsa? (Qui, al telefono, si sente ridere più forte) “Siete prevenuti. Al giro d’Italia la maglia verde va al leader del gran premio della montagna, al Tour al leader dei traguardi volanti… (ancora dei sorrisi in sottofondo)”.
Meglio chiedere spiegazioni in Federazione. L’addetta stampa, cerca di smorzare la curiosità: “Che male c’è chiamarlo giro di Padania? In fondo non si sono anche il giro della Lunigiana o della Valdaosta…”. Non è proprio così, cara. “Le passo il presidente”. Grazie.
Il presidente Renato Di Rocco arriva con il freno a mano inserito: “Voglio parlare solo dell’aspetto sportivo e plaudo ad un’iniziativa che ha permesso alla nostra federazione di avere cinque giorni di gare in più nel calendario”. Quanto costa il tutto alla federazione? “Nemmeno un centesimo. Come tutte le corse sono a carico delle società organizzatrici”. Non è strano ufficializzare il giro di una “regione”, la Padania, che esiste solo nelle menti di qualche visionario? “Esiste l’Insubruia?” E ridagli con sta Insubria… “Evidentemente qualcuno gli ha accettato il marchio ‘giro di Padania’, all’ufficio brevetti o al Coni, chiedete lì”. Nessun problema, quindi? “Senta, ogni 25 aprile, a Roma, si svolge il Gran Premio di Liberazione per dilettanti, organizzata da sempre dal Pci e dal quotidiano “L’Unità”. Qualcuno allora protestava?”